Politica Interna

Published on gennaio 24th, 2012 | by Militant

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A proposito di “forconi e forza d’urto”: lotte reali o specchietti per allodole?

Il sistema capitalista in crisi provoca sempre più miseria, fame, disoccupazione, priva di prospettive le masse popolari,  compresse dall’azione congiunta di padroni, banche e governi borghesi.
E’ ampiamente prevedibile, in questo contesto, l’innalzarsi del livello dello scontro sociale e l’esplodere della rabbia popolare.
La “pace sociale”, la “coesione nazionale” – liturgicamente richiamati in ogni uscita pubblica dal Presidente della Repubblica – si rivelano slogan vuoti di significato, smascherati, nella loro insignificante retorica,  dalla realtà drammatica in cui vivono milioni di uomini e donne precipitati nel baratro di una miseria senza via d’uscita.
E’ in questo contesto che si è manifestata, in Sicilia, la mobilitazione simboleggiata dalle sigle “forconi” e “forza d’urto”.
I comunisti sono sempre stati a fianco dei movimenti di lotta, sono stati elemento di propulsione e direzione dentro i movimenti quando questi si sono caratterizzati – anche se in modo inizialmente confuso e disorganizzato – per una ribellione al dominio capitalista, nelle forme che concretamente questo assume nei singoli terreni di lotta (lotte studentesche, operaie, contadine, di lavoratori precari o disoccupati, ecc.).
Il movimento “forconi-forza d’urto”, tuttavia, ci tiene lontani da superficiali entusiasmi e da acritiche adesioni. Innanzitutto tale movimento si è caratterizzato per una direzione pesantemente inquietante per i leader che lo hanno rappresentato e per le parole d’ordine che ha espresso.
A parte la folkloristica esibizione di qualche bandiera siciliana, non è mai stato messo in discussione il principale responsabile della situazione odierna (il capitalismo e la dittatura di classe della borghesia) ed anzi sono emersi leader, presi in prestito da forze neofasciste o da partiti di destra, che si sono subito premurati di presentarsi come paladini della pace sociale.
Ed ancora: l’agitazione dei “forconi – forza d’urto” è avvenuta senza il benché minimo intervento da parte del Ministero dell’Interno e dei tutori dell’ordine costituito. Vicenda assai singolare se riflettiamo sul fatto che la storia dei governi “democratici” ci ha insegnato che basta occupare una scuola, o i binari della ferrovia, o una piazza, per essere manganellati, arrestati, schedati. Non dovrebbe far riflettere accuratamente l’incredibile connivenza delle forze dell’ordine?
Un ulteriore elemento di riflessione è costituito dalle stesse modalità di mobilitazione. Decine di migliaia di soggetti si sono mossi all’unisono in tutta la Sicilia, dai piccoli centri alle grandi città: è possibile che tutto questo avvenga spontaneamente, senza un preciso apparato organizzativo?
Spesso si è portati per superficialità o per praticoneria a trascurare che la storia del dominio borghese ci ha insegnato che la classe dirigente organizza non solo il potere ma anche tenta di organizzare “l’opposizione” perché essa non si orienti in senso rivoluzionario.
La nascita del fascismo o lo sciopero dei camionisti nel Cile di Allende rappresentano, a tal proposito, due esempi assai significativi; la mobilitazione reazionaria delle masse rappresenta una possibilità ben concreta che non va sottovalutata.
Al tempo stesso occorre evitare di ricadere nella paralisi delle prospettive di lotta cui ha storicamente portato il revisionismo, in omaggio al principio di Bernstein per cui “il fine è nulla, il movimento è tutto”, che ancor oggi produce i suoi frutti avvelenati.
Per noi comunisti il fine è fondamentale, è la bussola senza cui le lotte brancolano nel buoi, senza cui non si fa “l’analisi concreta dell’oggetto concreto”, come ci ha insegnato Marx, ed è facile cadere nella suggestione di agitazioni perlomeno equivoche e contraddittorie.
Lottiamo risolutamente nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, nei quartieri contro l’oppressione della classe borghese, con la consapevolezza che il socialismo è più che mai attuale e rappresenta l’obiettivo di fondo per cui vale la pena di lottare e sacrificarsi.

La borghesia cerca di seminare disorientamento e di deviare il corso delle lotte. Sta a noi comunisti contribuire a fare chiarezza.

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One Response to A proposito di “forconi e forza d’urto”: lotte reali o specchietti per allodole?

  1. ismaele franco fortino says:

    i movimenti sono molteplici oltrei i forconi invischiati con forza nuova,forza d”urto il movimento di scilipoti,legittima difesa capeggiato dal generale dei cc pappalardo.Si ripete la storia,vogliono marciare su roma e occupare il parlamento insediando una dittatura militare fascista.RIPRENDIAMOCI LE PIAZZE E RIMANIAMOCI FINO A COSTITUENTE DEL POPOLO SOVRANO.

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