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Published on dicembre 26th, 2011 | by Militant

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USCIRE DALLA CRISI O DAL CAPITALISMO IN CRISI? pt.3

Che dire della crisi? Oltre a dire che prima i governi e i gruppi dell’alta finanza hanno cercato di nasconderla, poi di far credere che fosse lontana, e ancora hanno detto che c’era una buona resistenza ad essa ed infine ad una vaga speranza di uscita da questa? Oltre all’incoerenza ed il fatto che hanno sempre ingannato i poveri lavoratori e cittadini e che li stanno ingannando ancora, ma stanno anche cercando di fargli ingoiare manovre e riforme volte a salvare le alte sfere e ad affossare ed affamare la gente modesta, se stessi, che ha riposto fiducia in questi governi e partiti ma che è sempre stata gabbata e adesso lo stesso principio di democraticità accantonato. Ma la realtà è che oggi più che mai abbiamo prove certe del dislivello sociale presente nella nostra nazione e che il suo aumento è l’unico modo per riuscire a continuare sotto questo modello sociale, il modello che favorisce il profitto a discapito delle persone. Difatti le manovre fin’ora fatte sono volte solo al sacrificio della parte più debole del popolo italiano che non solo deve sottostare ai voleri di una classe politica ingrassata e di una finanza sempre più affamata, che ben inteso si nutre della loro disperazione, ma anche ad una classe politica ancora più forte, più ingrassata ed a una finanza più affamata, quella europea. Questi nuovi editti non solo sono fatti da un governo finanziario e non eletto ma non serviranno neanche a salvare i cittadini dalla sofferenza economica ma solo le industrie, le imprese e le banche tanto care a questi gruppi dirigenti. Le soluzioni che ci vengono proposte sono 2, entrambe servono solo a tenere i portafogli pieni alle fasce sociali più alte. Il metodo alla Monti, che colpisce direttamente il cittadino ed i diritti del lavoratore, oppure alla Tremonti , quello di colpire il cittadino ed il lavoratore indirettamente negandogli servizi e peggiorando ciò che lui si aspetta di ricevere dallo stato quando contribuisce per il bene pubblico. Bisogna infatti diffidare da queste serpi che operano qualsiasi manovra in modo che ricada sulla spesa pubblica e senza alcun aumento o livellamento o equa distribuzione sociale delle tasse, perché vuol dire che vengono sottratti fondi al pubblico, a ciò che è di noi cittadini per salvagiardare le imprese che, normalmente, contribuirebbero attraverso il pagamento di tasse allo stato per sanare il debito e partecipare a tale dissanguamento. Ecco quindi cosa uno stato dovrebbe fare per risolvere una tale situazione di emergenza: Tassare le imprese, abolire i privilegi di certe categorie sociali come gli ecclesiastici, eliminare i competitori privati che impoveriscono lo stato pubblico, controllare le banche all’interno del territorio, le imprese all’interno del territorio, patrimoniali fatte su misura del reddito e tassazione delle alte classi sociali, dura lotta contro l’evasione di capitali all’estero, investimenti territoriali sia produttivi che energetici, eliminazione di progetti stranieri all’interno del territorio e ritiro delle truppe inviate fuori dal territorio. Questi sono punti fondamentali e cardine per una alternativa seria non solo come organizzazione ma anche per la fondazione di un nuovo modello sociale, perché noi non siamo contro i semplici effetti ma contro le cause, più specificatamente la causa prima, il capitalismo. Per risolvere la crisi che ci affligge non possiamo che spingere verso un cambio, una rivoluzione sociale netta del modello attuale, poiché il capitalismo non può cercare di procrastinare la sua disfatta se non attraverso distruzione di ricchezza sociale e impoverimento delle masse lavoratrici. La crisi non è dovuta solo a malfunzionamenti direzionali, a corruzione, a attività speculative in ambito finanziario, cioè ad anomalie correggibili, ma è strutturale e sistemica, a causa della contraddizione fondamentale e insanabile del modo di produzione capitalistico tra il carattere sociale della produzione e l’appropriazione privata del prodotto.
Il conclamato fallimento di tutti i modelli teorici fin’ora portati avanti dai partiti sostenitori di una rinascita di tale modello, da quelli di centro-sinistra o di centro come PD o UDC, a quelli liberal-conservatori o ultra conservatori come PDL o movimenti di destra minori, a quelli pseudo-progressisti come FLI, SEL, dimostrano che il capitalismo non è riformabile e che solo il suo abbattimento e l’avvio della costruzione del socialismo-comunismo costituiscono l’alternativa reale alla crisi e alla barbarie. Il fatto che questi partiti sia oggi tutti uniti sotto l’egida di questo governo sanguinario verso il popolo e macellaio verso la società, prova la loro vera natura di appendici dell’apparato dominante che governa noi e in generale anche gli altri stati.Noi abbiamo come parola d’ordine la diffusione di una cultura e di un ideologia alternativa, diametralmente opposta a quella del capitalismo, poiché solo questa può risollevare le sorti del proletariato, cioè delle classi oppresse e su cui l’attuale società poggia i piedi calpestandole. Noi vogliamo che il popolo punti al capovolgimento prima del pensiero di questo sistema e poi la fondazione di uno nuovo che poggi sulla base di rapporti di cooperazione tra i cittadini e non di subordinazione tra loro, sul cittadino che viene prima del profitto e non viceversa, su vere pari opportunità e su giusti modelli di distribuzione di ricchezza e lavoro. Per fare ciò rilanciamo il comunismo, quel comunismo che aveva fatto tremare i monopolisti e capitalisti di tutto il mondo, che si credeva estinto ma che è vivo e adesso, adesso che il capitalismo ha palesato la sua debolezza, la sua ingiustizia, la sua impossibilità di apportare crescita, può e deve diventare non una seria alternativa a cui guardare ma l’alternativa! Con forza noi opereremo per avviare questo cambiamento e compiere lo sconvolgimento ed il capovologimento di questa situazione, non un colpo di stato, bensì una rivoluzione che, quando verrà formata coscienza e le classi oppresse si uniranno si dovrà fare. Nel frattempo smaschereremo tutti gli imbrogli del capitalismo, dei suoi governi e dei suoi seguaci e opporremo a questi i nostri valori di solidarietà tra oppressi, lotta di classe e unione in un partito.

Ovviamente siamo tutti concordi nel ritenere indispensabile la presenza di un Partito del proletariato, un partito delle classi sociali calpestate e deboli, totalmente autonomo da quelli odierni, per intraprendere la strada della rivoluzione socialista, dell’edificazione del socialismo.
Ma questo Partito, per accingersi a compiere un compito tanto impegnativo, deve avere inevitabilmente alcune caratteristiche fondamentali, senza le quali è impossibile che svolga il suo compito.
Il Partito è l’avanguardia del proletariato e svolge, di fatto, le funzioni che ha uno Stato Maggiore di un esercito durante una guerra.
Se lo Stato Maggiore non conosce l’arte militare oppure se non ha l’esperienza adatta per compiere le operazioni militari con l’indispensabile capacità di vincere, la guerra sarà perduta.
Egualmente se il Partito non ha la teoria e la prassi adeguate alla situazione rivoluzionaria peculiare del momento e del luogo, la rivoluzione non andrà in porto, come non avverrà alcuna edificazione del socialismo e così via.
Inoltre va valutato un altro fatto. In tutto questo contesto la borghesia non solo non se ne sta con le mani in mano, ma briga costantemente per distruggere sul nascere ogni possibilità per la quale essa possa perdere i privilegi di cui dispone detenendo il potere, non si fa problemi a nominare governi tecnici non eletti da cittadini per poter amministrare e governare a seconda dei propri interessi i popoli delle nazioni che più di tutte manifestano l’evidente decadimento del capitalismo. Nazioni come la Grecia o la nostra stessa Italia, dove i componenti di questi stessi governi, come ha affermato Mario Monti, presidente del consiglio nominato da non si sa bene chi e venuto fuori da ambienti collusi con banche e finanzieri di ogni risma, non si curano delle proteste di nessuno perché non gli servono voti per rimanere al proprio posto e perciò continueranno imperterriti nella loro politica draconiana alimentata dal sangue dei cittadini meno abienti e risparmiando le alte sfere che anzi guadagneranno ancora di più.
Il Partito, se vuole essere utile alla causa rivoluzionaria, deve considerare con grande attenzione tutti questi fatti.
Siamo ben conscì del cambiamento che la scoietà ha intrapreso nel corso degli ultimi decenni, e come la società è cabiata, è diventata più opprimente, più dura contro noi, contro gli sfruttati che però siamo la base di tutto, così sappiamo di dover portare avanti un’ottica diversa del marxismo-leninismo, adatta ad oggi.
Quella dei dei movimentisti di ogni specie che affermavano o afferano un cambiamento ma siedono comodamente sulle poltrone del governo colludendosi con questo, non denunciando gli intrighi di palazzo di cui loro non solo sono a consocenza ma immischiati e non dando seguito alla spernza che i loro elettori hanno riposto nella linea di azione la loro fiducia tradita, è la linea che non ha mai portato ad alcuna vittoria, anzi non ha mai portato ad alcuna rivoluzione, ma ha invece portato al perpetrarsi del dominio dei capitalisti, del potere della borghesia e della sconfitta del movimento comunista e progressista. E quali sono le nostre soluzioni? Cosa proponiamo noi? Ecco i punti che noi proponiamo per risolvere la crisi ed eliminare l’attuale indigenza, ecco ciò che noi porteremo avanti:

Immediato cambio delle componenti parlamentari di ogni ambito e sostituzione con altri componenti pronti a rpendere in mano la situazione e a fare finalmente gli interessi delle sfere socialmente più basse.

Elezione diretta di questi componenti tramite assemblee popolari
Uscita immediata dall’UE e dal giogo dei grandi capitali ed esproprio di tutte le banchee, grandi imprese e monopoli per rendere finalmente i cittadini padroni delle ricchezze che producono.

Riorganizzazione della produzione che prevederà l’assunzione di componenti esperte ed istruite per il miglioramento produttivo, poiché di giovani istruiti senza lavoro in Italia ne abbia molti e progressiva istruzione delle componenti meno qualificate per equiparare le possibilità di rendimento.

Aumento e migliormento dello stipendio e delle condizioni operaie e contadine qualificate per equiparare i settori intellettuali con quelli manuali e favorendo così i giovani nella scelta del secondo settore che oggi è considerato abbietto a causa delle disastrose condizioni e diritti dei lavoratori e degli stipendi troppo bassi.

Conformemente al primo punto eliminazione delle scuole ed università private, entrata gratuita all’università di qualsiasi tipo per qualsiasi fascia sociale che adesso procederà meritocraticamente e non raccomandatamente o timocraticamente. Spesa dei libri standard a carico statale e non più familiare.

Riassettamento della situazione meridionale, la nostra nazione non può più procedere a due velocità produttive perciò bisognerà industrializzare il sud arretrato favorendo i settori primari e secondari e limitando quello terziario.

Equiparazione dello stipendio dei politici a quelli di un buon operaio della nuova istituzione, eliminazione del vitalizio smisurato in favore di una normale retribuzione pensionistica.

Velocizzazione della burocrazia e snellimento di questa.

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