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Published on novembre 16th, 2013 | by Collettivo Red Militant

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Chi ha paura del comunismo?

Chi ha paura del comunismo?

“Il comunismo è morto, è fallito, è scomparso” queste sono le rassicuranti frasi che i privilegiati del sistema capitalista ed i suoi media ripetono incessantemente ai loro figli e spettatori, ma anche a se stessi, per consolarsi e rasserenarsi in un periodo dove le lotte sociali si fanno sempre più aspre e il germe della lotta di classe rischia di tornare a crescere. Può morire uno spettro? No, anzi continuerà a turbare i sonni tranquilli dei governanti di tutto il mondo, dei piccolo-borghesi nazionalisti e dei benpensanti, pagati per martellare le menti dei lavoratori con un unico slogan “Il comunismo è un rudere del 900′, un residuo del passato, non pensateci più!”. Per generazioni i padri di buona famiglia hanno insegnato ai loro figli che il comunismo era un pericolo; che avrebbe fatto precipitare il mondo in un cupo regime totalitario; che avrebbe distrutto la morale e la civiltà della bella società in cui tutti viviamo; e che la natura ha strutturato l’umanità gerarchicamente ed essere in mezzo, tra il tallone di ferro dei grandi trust e la bestia proletaria dell’abisso è una fortuna da difendere. Oggi il capitalismo accentra la ricchezza in poche mani e gli oligarchi non possono correre il rischio che le nuove generazioni si voltino e cerchino nel passato la soluzione per i problemi presenti. Sfortunatamente per loro, volgendosi in avanti l’incubo comunista si ripresenta nuovamente. Le masse dei nuovi paesi sfruttati ruggiscono contro l’oligarchia mondiale, unendo una organizzazione internazionale ad una lotta sul territorio per superare un sistema in decomposizione.  In India i gruppi armati comunisti acquisiscono sempre più forza, nelle zone indo-cinesi le lotte operaie si rafforzano e diventano sempre più coscienti delle catene con cui i paesi avanzati li tengono imprigionati. In Turchia il partito comunista TKP-ML acquista consensi tra la popolazione, che ha visto in faccia il vero volto del suo governo, dopo gli scontri nelle piazze che ricordano quelli della Russia del 1905. In Sud america il Venezuela rispolvera vecchi vocaboli che il sistema aveva faticosamente mandato in soffitta, per estinguere il fuoco della lotta di classe, “Borghesia” e “Proletariato”. Il virus comunista latente si sta risvegliando, è virulento nei paesi più sfruttati e se questi non possono più essere curati e bisogna amputarli, necessariamente serve creare un cordone sanitario che impedisca al virus di diffondersi. Entra qui in azione la macchina repressiva dello stato, con le sue tattiche consolidate e affermate dopo un secolo di lotta di classe, gli obiettivi sono: armare le centurie nere; togliere la terra da sotto i piedi dei comunisti; estinguere la speranza di un mondo migliore nelle nuove generazioni. Abbiamo visto in azione le centurie nere, sostenute dalle forze regolari dei governi, nelle manifestazioni avvenute recentemente a Roma e che hanno mobilitato migliaia di lavoratori; così come in Grecia, dove il loro compito è quello di creare tensione per poter prendere le redini del governo con una scusa e imitare i golpe fascisti di Germania, Italia, Spagna e la stessa Grecia, del 900′. Il ruolo di questi sgherri ufficiosi del capitalismo è quello di creare pretesti per interventi semi-regolari della polizia e dell’esercito, di far leva sui sentimenti piccolo-borghesi e personali di quei lavoratori che devono scegliere da che parte stare e portare avanti l’idea del comunismo come distruttore di civiltà e della morale nazionale. I governi regolari usano la tecnica del dividi et impera, da una parte lusingano i lavoratori di Germania, Francia e Inghilterra con privilegi e concessioni, rispetto a quelli dell’Italia, della Spagna e del Portogallo, dipinti come paesi morti e a cui vengono sottratti i giovani più promettenti con allettanti ricompense, privando così il proletariato dei suoi capitani più giovani e agguerriti per le future lotte. I governi usano il bastone la carota, schiacciano la popolazione con leggi sempre più aspre e minacciano situazioni ancora più terribili se non sarà chinata la testa. In fine vengono suggeriti modelli di pensiero nichilisti e disfattisti, suggerendogli l’inevitabilità della sofferenza umana sotto qualsiasi sistema umano; rafforzando l’idea che nella storia nulla è mai cambiato e qualsiasi sforzo porterà solo un gruppo di potere diverso al governo; che il poco che si ha bisogna difenderlo egoisticamente, perché la filosofia del mondo è quella hobbesiana dell’Homo omini lupus. Ai giovani viene demolito l’entusiasmo e lo slancio rivoluzionario, cosicché non potranno che accettare con rassegnazione qualsiasi decisione imposta dall’alto e fiaccando il loro spirito. La lotta di classe è finita? In realtà il nemico ha già mobilitato le sue armi per colpire chi sta dall’altra parte, il comunismo è un arma pericolosissima e sabotarla è l’unico modo per i capitalisti ed i suoi governi di vincere con sicurezza. Perché il comunismo fa paura? Perché è un arma così potente? Perché sotto la sua bandiera i lavoratori trovavano un punto di riferimento da cui lanciarsi contro i loro governi, senza un punto di riferimento questi sono divisi e possono essere facilmente dispersi. I lavoratori oggi sono divisi in mille rivoli e spesso si guardano tra loro con ostilità, l’ultimo dei funzionari amministrativi si ritiene migliore dell’operaio e l’operaio considera l’ultimo funzionario come nemico privilegiato al pari del dirigente amministrativo. Queste divisioni impediscono qualsiasi concreta azione che possa condurre ad un cambiamento e l’idea comunista dell’unione dei lavoratori è troppo pericolosa per non essere attaccata su tutti i fronti possibili. Ecco perché il comunismo fa paura ed è pericoloso, non per i lavoratori, ma per i privilegiati che vogliono mantenere i posti di controllo della macchina statale. La possibilità che il comunismo torni ad essere un idea per il lavoratore con cui dichiarare guerra al suo sfruttatore è la preoccupazione massima dei gruppi dirigenti ed è per questo che bisogna porlo come obiettivo di lotta per la società futura. Chi deve avere paura del comunismo? Solo chi s’ingrassa a dispetto della massa di sfruttati di tutti i paesi e gode dei privilegi di questo sistema. Lo studente, il lavoratore, il disoccupato, il precario, l’operaio, il bracciante sono coloro che devono usare il comunismo contro chi li opprime per trovare la soluzione al sistema capitalista.


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3 Responses to Chi ha paura del comunismo?

  1. max says:

    Per me va bene. ora cerco delle foto idonee. Se Elio ha delle proposte le inserisca a commento. PS. I nostri commenti non sono visibili sul sito.

  2. Eleonora Sichel says:

    io preferisco la seconda foto! riguardo all’articolo, non ho ancora finito di leggere lo scambio di opinioni tra elio e concetto… scusate! spero di ultimarlo presto!

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