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Published on novembre 15th, 2013 | by Collettivo Red Militant

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Dagli operai asiatici una lezione di marxismo

Nei giorni scorsi grandi mobilitazioni operaie si sono realizzate in Cambogia e Bangladesh, nei centri di bestiale sfruttamento degli operai, rinchiusi in fabbriche-ghetto, trasformati in carne da macello da sacrificare sull’altare del dio-profitto.
Salutiamo con grande entusiasmo queste importanti iniziative di lotta. Fuori dalle mediazioni di partiti riformisti e sindacati di regime (che noi ben conosciamo in Italia), questi operai hanno pensato di cominciare a riprendersi ciò che gli appartiene: il frutto del proprio lavoro. Come sempre, quando la lotta si radicalizza, gli operai hanno trovato contro di loro le armi delle polizie schierate a sostegno delle multinazionali americane ed europee che governano l’economia in quei paesi.
Morti e feriti non hanno fermato queste manifestazioni. E non sono le sole; non passa giorno che in tutto l’Est asiatico si abbia notizia – per quanto filtrata, sminuita, deformata – che gli operai non ci stanno più.  La loro rabbia ha radici profonde, cova sempre più l’odio verso la classe che li sfrutta, li emargina, che li fa vivere in un quadro di miseria infinita da cui non hanno alcuna prospettiva di uscire.

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La Camusso seriamente provata mentre è al culmine di una estenuante battaglia sindacale.

In Italia una sinistra insignificante è troppo occupata a ritagliarsi un futuro ruolo istituzionale (le prossime elezioni europee sono una ghiotta occasione per mettere una comoda sedia parlamentare sotto i loro delicati deretani). Per il momento si adattano al massimo a borbottii parasindacali dove incanalare il malcontento. Questa sinistra ha la responsabilità storica di aver venduto per anni chiacchiere sulla riformabilità del capitalismo, svolgendo anche – è bene non dimenticarlo – un ruolo attivo nel governo di questo paese. Attivamente al servizio degli interessi dell’accumulazione del capitale.
Loro, da Vendola, a Ferrero, a Rizzo, a Diliberto hanno fatto del loro adeguarsi una fonte di privilegio, mentre l’adeguarsi per le masse popolari ha significato piegare la schiena, scendere sempre più in basso nella scala sociale.

Solo rompendo con il riformismo e unendo la rabbia operaia al marxismo è possibile fare del moderno proletariato una classe rivoluzionaria e non un insieme di individui atomizzati, perennemente asserviti al capitale.
A quest’obiettivo Red Militant dedica, con il massimo impegno dei propri militanti, tutto il proprio lavoro.

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