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Published on gennaio 28th, 2014 | by Militant

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Electrolux e il ricatto ai lavoratori: è solo la punta dell’iceberg

CA_manifestazione_lavoratori_alcoa-4Solo con un’analisi attenta dei fattori economici che hanno portato l’Electrolux a ricattare i suoi lavoratori è possibile organizzarsi e trovare soluzioni per poter evitare disastri sociali simili a questo, che sono avvenuti in passato e avverranno anche in futuro. E’ catastrofismo? No, secondo Red Militant è semplice studio dei fatti reali. La multinazionale svedese ha posto sul tavolo delle trattative con i lavoratori le seguenti opzioni: accettare una diminuzione del 15% del salario, eliminare gli scatti di anzianità, non avere più diritto alle ferie pagate e avere così salvo il posto di lavoro, oppure la chiusura degli stabilimenti italiani.

Che fare? Chinare la testa e accettare il ricatto o cadere nel baratro della disoccupazione cronica che affligge non solo l’Italia, ma tutti i paesi meno progrediti dell’UE? I lavoratori tedeschi non hanno avuto molta scelta, sono stati resi schiavi lavorando con contratti mini-job di 400 euro al mese (nel migliore dei casi 800), 1,59 euro l’ora per 40 ore con turni massacranti, permettendo così alla Germania di avere un tasso di disoccupati tra giovani e vecchi estremamente basso. In realtà è facile capire la strada che saranno costretti a prendere i lavoratori anche in Italia, cioè quella del lavoro flessibile e precario, quella del sacrificio e della rassegnazione. Il fenomeno non riguarda solo l’Electrolux, ma è globale, si tratta di un vero e proprio cambiamento della società capitalista, un cambiamento del valore del lavoro e dei suoi contenuti, una trasformazione all’interno delle forze produttive e del lavoro dipendente all’interno del mercato.

I comunisti devono tornare a studiare economia e pensare meno agli slogan politici per tornare ad imporsi sulla scena sociale non solo italiana, ma anche globale. Il modello post-fordista è quello su cui è strutturato oggi il mercato mondiale e che si sta trasformando. Questo incide direttamente sulla vita dei lavoratori perché porta alla fine del posto fisso, in fabbrica e nelle amministrazioni private, alla fine del welfare state e dello Stato che, finanziato dal cittadino, assicura protezione ad ogni classe sociale, la fine della pensione statale, dei congedi per malattia e maternità e del servizio pubblico. Oggi il lavoratore è costretto a diventare flessibile, ad essere assunto a tempo per una produzione a tempo, a studiare per ottenere un bagaglio di conoscenze sempre superiore per ricoprire i ruoli più diversi, senza ottenere per questo maggiori benefici. Il mercato sta cambiando forma e i rivolgimenti economici inevitabilmente portano a rivolgimenti sociali. Il caso Electrolux non è il primo e non sarà l’ultimo, i lavoratori saranno costretti a cambiare la loro mentalità per adattarsi alle nuove esigenze delle aziende e del mercato capitalista. E i politici? Nulla possono. La borsa è tutto, il mercato è tutto e i politici possono solo cercare di traghettare i lavoratori verso questo nuovo modello nel migliore o peggiore dei modi, in Italia, ovviamente, nel peggiore. Quale soluzione possono proporre i comunisti? Non certo il semplice intervento statale. L’intervento dello Stato può solo collettivizzare le perdite, mantenendo privati i profitti e rattoppando il buco di una barca che non può più essere utilizzata. Questa barca non si chiama Italia, perché il problema non è il sistema Italia, ma si chiama Capitalismo.

Per questo noi comunisti di Red Militant riteniamo che il ricatto dell’Electrolux possa essere spezzato solo spezzando il capitalismo. Crediamo che sia necessario riprendere in mano la produzione, occupare e autogestire le fabbriche che chiudono o che sfruttano senza pietà i lavoratori; questa l’unica via possibile in vista di un cambiamento radicale.

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