Approfondimento

Published on dicembre 11th, 2015 | by Militant

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Elezioni in Francia: neofascismo o democrazia borghese? Un falso dilemma!

Neofascismo o democrazia borghese? Un falso dilemma!
Il socialismo è l’unica soluzione!

Il voto di domenica in Francia ha segnato la fine irreversibile delle democrazie liberali e socialdemocratiche che sono state al governo in Europa dal dopoguerra in poi.
Forze politiche profondamente reazionarie e neofasciste si affermano in numerosi paesi, dalla Polonia, all’Austria, dall’Olanda all’Ungheria, dal Regno Unito alla Francia.
Quali sono le ragioni? Se tanti sinistrorsi italiani facessero un tantino di analisi materialistica dell’economia e dei rapporti sociali si darebbero agevolmente la risposta.
Procediamo con ordine.
Il capitalismo, con l’esaurimento del ciclo di rilancio postbellico,  è tornato alla normalità del suo declino, evidenziato dalla crisi di sovrapproduzione ed ha cancellato ogni spazio storico alle politiche riformiste.
La crisi storica del capitalismo e il fallimento del “keynesismo reale” fatto di giganteschi interventi pubblici in economia hanno spazzato via chi riteneva possibile rilanciare le alleanze con la “parte buona” della borghesia, vagheggiando ancora la possibilità di politiche socialdemocratiche.
L’esperienza dell’ultimo quarto di secolo ha dimostrato che tutti i cosiddetti “governi amici” (da  Zapatero a Prodi, da Jospin a Hollande, fino a Tsipras) si sono messi al servizio del capitale e delle controriforme sociali con il coinvolgimento di cartelli elettorali di sinistra e di pseudo partiti comunisti (pensiamo, ad esempio a Rifondazione e PdcI) che, tradendo i lavoratori, hanno segnato la propria fine.
L’aggressione feroce alle conquiste sociali ha completamente screditato i partiti tradizionali, di destra e di sinistra (che hanno amministrato gli interessi dei padroni europei) ed ha aperto il campo alla loro sostituzione con organizzazioni neofasciste  che sono utili a un ricambio indolore di ceto politico, pienamente funzionale al mantenimento degli interessi della classe dominante.
La sostituzione temporanea della democrazia con il fascismo e il nazismo aveva caratterizzato la prima metà del secolo passato, adesso si prepara il ricambio tra i vecchi rottami della classe politica europea e le formazioni neofasciste.
Dalla crisi economica la borghesia prova ad uscire, e la Francia ne rappresenta l’ultimo esempio in ordine di tempo, con una risposta reazionaria, che individua nel nazionalismo e nella xenofobia l’ideologia  su cui coagulare il senso di frustrazione, di smarrimento, di rabbia delle masse popolari affamate e private di prospettiva.
I neofascisti, inservibili per lunghi anni, tornano un po’ ovunque alla ribalta, diventano improvvisamente utili al sistema e ad essi si aprono i salotti buoni e le dirette televisive (pensiamo a Salvini o alla Meloni in Italia) tirando la volata alle loro affermazioni elettorali.
Tsipras ha fallito perché è stato incapace di proporre  un’alternativa credibile, cioè rivoluzionaria, all’Europa dei padroni e  dei banchieri. Tsipras voleva rinegoziare il regolamento carcerario con i secondini dell’Unione europea ed ha miseramente fallito. E allora, non sarebbe forse giunto il momento di accantonare fantasie e illusioni e riprendere la lotta per rompere la prigione, rovesciare i carcerieri nella prospettiva di liberarci finalmente dal capitalismo?
Si pone oggi all’ordine del giorno la necessità di spiegare ai lavoratori e ai disoccupati, ai precari, ai pensionati che questo capitalismo non ha più niente da dare ma solo da togliere ai lavoratori. Che è possibile e credibile una battaglia per l’emancipazione sociale, per costruire, al di là delle frontiere, una solidarietà autentica di tutti gli sfruttati, per porre all’ordine del giorno il realismo di una rivoluzione difficile piuttosto che le utopie irrealizzabili di socialdemocrazie sepolte dalla storia.
Ogni piccolo passo avanti verso la presa di coscienza anticapitalista degli sfruttati vale infinitamente di più di ogni sogno riformista fuori dal tempo, che non fa altro che lasciare altro spazio ai neofascisti in Europa. Chiediamo ai compagni di mobilitarsi con noi per rafforzare il nostro lavoro, per mettere al centro la lotta rivoluzionaria dei lavoratori, per impegnarsi direttamente, secondo le proprie disponibilità in una battaglia di drammatica e stringente attualità.

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