Politica Interna

Published on ottobre 30th, 2012 | by Militant

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Elezioni Sicilia: aprire gli occhi per riprendere a lottare

Alcuni segnali incoraggianti si manifestano in modo assai evidente all’indomani delle elezioni siciliane. In primo luogo l’astensionismo, a livelli record, testimonia la disillusione crescente tra le masse popolari. Notare che tra astenuti, schede bianche e nulle raggiungiamo il 57%,  e se aggiungiamo coloro che hanno votato il movimento 5 stelle di Grillo -considerato, erroneamente, l’antipolitica- raggiungiamo addirittura circa il 70% di persone che non hanno più intenzione di affidarsi alle solite facce dei soliti partiti!
I ciarlatani di turno, imbonitori e propagandisti delle più vacue promesse, trovano terreno sempre meno fertile per gli interessi del loro ceto politico-economico. Di fronte al dramma della crisi capitalistica, che travolge ogni prospettiva di una vita degna di essere vissuta, il non voto è la forma più netta di dissenso, in mancanza di una forza antagonista al sistema.

Tale non è stata sicuramente l’armata Brancaleone che andava da Di Pietro alla Federazione della Sinistra. Fino alle ultime ore prima del voto la candidata Marano dichiarava al “Manifesto” che questo schieramento non chiedeva rivoluzioni ma “ristabilire il diritto al lavoro e la legalità”. Un programma innocuo, per i ceti dominanti, fatto di declamazioni retoriche quanto inattuabili.
Di che diritti parliamo in un’Europa capitalistica alla fame? E quale legalità è possibile reclamare all’interno di rapporti di produzione capitalistico-mafiosi? Ancora una volta chiacchiere!

Dall’altra parte chi è andato a votare si è rivolto, come spesso accade ciclicamente nella storia italiana, ai venditori di “cambiamento” a buon mercato. Nel secolo scorso ricordiamo Giannini – con l’Uomo qualunque – poi Pannella con i radicali, la Rete di Orlando. Tutti questi fenomeni di qualunquismo borghese oggi trovano il loro inveramento nel comico Grillo. Ma non cambiano ne l’orchestra ne la musica, entrambe interne agli interessi della borghesia.

Come se quanto detto non bastasse, non possiamo che far delle notazioni anche agli entusiasti sostenitori del nuovo presidente della regione, Crocetta: la sua alleanza con l’UDC, partito che governa in Sicilia direttamente o indirettamente da decenni, che è stato strumento della classe dirigente-mafiosa italiana, che per metà si trova in galera per mafia, ha dimostrato che anche questo nuovo “rivoluzionario” vuole governare alla vecchia maniera, dovendo rendere conto alla solita classe dirigente mafiosa che appesta il paese da troppo tempo. Ancora una volta, come era ovvio che fosse, i “rivoluzionari da scheda elettorale” si collocano perfettamente in questo sistema stato-mafia-sfruttamento.

Lo sciopero europeo del 14 novembre, dopo il No Monti day, indica il percorso da seguire: rottura netta, senza se e senza ma, con gli interessi dei padroni; al contempo va costruita l’opposizione sociale e politica in pauroso ritardo nel nostro paese.

Fa riflettere che mentre i minatori delle Asturie in Spagna venivano vigorosamente sostenuti da decine di migliaia di proletari a Madrid, in Italia i minatori dell’Alcoa si sono trovati in totale solitudine a manifestare a Roma. Tutto questo perché in Italia la “sinistra” si muove da decenni entro i confini del compromesso tra interessi inconciliabili (“crescita e rigore”, interessi popolari e profitti padronali). Questo tipo di politiche rovinose continuano a produrre, ancor oggi disastri, rimuovono la coscienza delle proprie condizioni di classe nei proletari, inducono alla disperazione e alla passività e aprono la strada a Monti & soci.

Urge riprendere la lotta, senza deleghe di comodo, con la consapevolezza che il problema specifico dell’Italia sono Monti, Napolitano e i padroni che li hanno messi al governo del paese.

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