Approfondimento

Published on gennaio 2nd, 2016 | by Militant

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Esiste la Sovranità?

Il nuovo motto della sovranità popolare è quello che i movimenti chiamati “populisti” fanno proprio in ogni paese europeo. Da Tsipras al Front National fino a Podemos, la campagna elettorale e i progetti politici si fondano sulla sovranità popolare e gli elettori e militanti di tutti questi partiti sono unitamente convinti dal fatto che la sovranità popolare vada riconquistata. Dopotutto è anche un gioco abbastanza facile, chi può definirsi contrario alla “Sovranità popolare”? E chi può pensare che essere di destra o essere di sinistra possa essere più importante dell’unione dei popoli che vogliono riconquistare la loro “sovranità”? Ma questi partiti sono davvero “Sovranisti” oppure la loro è una semplice affermazione ideologica?
La logica, criticamente intesa,  impone di non sostenere un punto di vista dando per scontato che una premessa sia vera, perciò cerchiamo di capire come gli schieramenti e i partiti “sovranisti” hanno concretizzato i loro slogan elettorali.

Tsipras, nel momento in cui ha dovuto trasformare la propaganda in politica concreta ha definitivamente liquidato la sovranità popolare greca, piegandosi ai dettami dell’UE. Il referendum si è dimostrato una trovata propagandistica per dare sfogo al bisogno di “sovranità” popolare che nei fatti non ha portato a nessun cambiamento dello stato di cose esistenti in Grecia.

Il Front National, con retorica antieuropeista, sintetizza le sue posizioni sovraniste con la parola d’ordine “Lo stato forte” (1) e come trovata propagandistica vuole istituire il Ministero della Sovranità. D’altro canto il programma del FN si ripercuote sulla sovranità del cittadino nella vita di tutti i giorni, poiché prevede divieto di manifestare contro certe politiche; rafforzamento dei poteri dei poliziotti e della gendarmeria durante le manifestazioni istituendo la presunzione della legittima difesa; un aggravamento delle pene per chi è colpevole non di semplice violenza fisica, ma anche verbale contro un qualsiasi rappresentante dello stato; raddoppiare il numero di poliziotti per le strade, soprattutto in borghese per combattere “contro l’insicurezza e non contro il senso d’insicurezza”; l’inasprimento delle pene per tutti i giovani (2). Il Front National è la prova di come l’affermazione dell’indipendenza nazionale e quindi la sovranità nazionale non corrisponda ad una reale sovranità popolare ma anzi può essere la sua stessa negazione.

Podemos è sempre stato difficile da definire, noi lo definiamo come un contenitore che ha progressivamente diluito le istanze del M15 spagnolo, portando allo spegnimento delle lotte sociali che erano iniziate in Spagna, soprattutto con la marea bianca e la marea verde. Lo ha detto anche Pablo Iglesias “Per la stessa logica interna di funzionamento di questi movimenti sarebbe stata impossibile una politicizzazione in senso partitico. Noi lo abbiamo fatto dall’alto. In questo modo diamo un colpo di mano alla sinistra sociale”. La sovranità popolare portata avanti da Podemos è quella del potere del popolo contro l’èlite politica e i poteri forti e l’unico obiettivo è l’estensione massima del consenso ed una egemonia elettorale. Che non ci sia alcun obiettivo di cambiamento di sistema, ma solo di ricambio generazionale, lo dice sempre Iglesias “Mi trovo nella posizione non tanto dei socialisti o dei socialdemocratici, ma in quella che coinvolgeva settori della Democrazia Cristiana, ossia dei difensori del sistema” (3).

Una Democrazia Cristiana che ha fatto da garante alla trasformazione dell’Italia in un paese satellite degli Stati Uniti, riempiendo di basi militari il territorio. In realtà la scontentezza del ceto medio, che si è visto recentemente in pericolo e ha perso terreno, impoverendosi, trova sfogo nella rabbia contro le Banche, l’alta finanza e il neoliberismo e si esprime chiedendo sovranità. La verità è che il ceto medio non era sovrano neanche prima, ma finché poteva godere del periodo espansivo dell’economia capitalista e della prosperità dell’Europa a spese del resto del mondo, poco importava della sovranità inesistente.

Nessuna sovranità può invertire un sistema economico che tende per natura a polarizzare la sua ricchezza nelle mani di chi è riuscito, tramite profitti sempre più grossi, ad inglobare e rendere suo dipendente chi, dalla competizione capitalista, è rimasto sconfitto.
Le industrie tenderanno sempre a ingrandirsi e fondersi, trasformando piccoli e medi imprenditori in lavoratori e così anche in politica, gli stati tenderanno a federalizzarsi e unirsi per competere con altri stati più grandi. Non si può invertire la tendenza, si può solo cambiare il sistema.

Ecco perché liquidiamo l’idea di sovranismo come una tendenza che esprime un disagio sociale in forma sbagliata in quanto il vero problema è la tendenza del capitalismo a monopolizzare l’economia e la politica. Il disagio deve essere trasformato in coscienza e la coscienza deve essere necessariamente quella del cambiamento del sistema. Cambiato il sistema la sovranità sarà esercitata, ma sarà sempre la sovranità dei lavoratori sui capitalisti, per non restaurare la polarizzazione di ricchezza del capitalismo e creare una società eguale.

(1)    http://www.frontnational.com/le-projet-de-marine-le-pen/autorite-de-letat/etat-fort/
(2)    http://www.frontnational.com/le-projet-de-marine-le-pen/autorite-de-letat/justice/
(3)    Intervista di Fernando Vallespin a Pablo Iglesias; Micromega 7/2015

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