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Published on settembre 14th, 2016 | by Militant2

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Filorussi, duginiani e il problema della Turchia

 

Siamo sempre stati schierati contro quei “compagni” dalle idee per niente comuniste, che fanno della geopolitica “filorussa” il metro di giudizio su cui fondare le loro posizioni in merito alla politica estera. Questi “compagni” si nutrono delle tesi politiche portate avanti da alcuni giornali molto confusi politicamente. Questi giornali, che rispetto alla linea politica marxiste-leniniste sulla politica imperialista, abbracciano un puro antiamericanismo e sostengono figure semplicemente antiliberali e non anticapitaliste, cadono spesso in contraddizione e questo articolo vuole smascherare queste contraddizioni. Abbiamo scelto il caso della Turchia di Erdogan, proprio perché sulla sua opinione risultano essere confusi, contraddittori e bandieruole. Tale confusione deriva dal possibile avvicinamento di Erdogan alla Russia e quindi dalla necessità di capire se continuare a dipingerlo come un dittatore islamista, oppure come un nuovo paladino dell’antiamericanismo e antimperialismo. Alla fine dell’articolo si cerca di dimostrare che: 1) Certe testate editoriali, che non applicano una visione antimperialista, ma solo filorussa o filoeurasiatista, non possiamo considerarle nemmeno geopoliticamente serie 2) Certe testate editoriali contengono articoli che dicono l’esatto opposto rispetto ad altri, denotando una visione del mondo miope 3)Miopie e contraddizioni sono frutto di una visione non comunista e non antimperialista del mondo, ma campista (atlantismo vs eurasiatismo, con inclinazioni verso quest’ultimo) ad personam, cioè dettate dalle parole e comportamenti di  alcune personalità: Putin e Dugin in primis. Analizziamo, quindi, controversie e contraddizioni di due editoriali che fanno capo a Dugin: “L’intellettuale dissidente” e “Eurasia.org”.

Alexander Dugin è il vate dell’eurasiatismo. Dugin è sempre stato coerentemente dalla parte di Erdogan, in nome della sua visione di una Turchia unita alla Russia. Il Sig. Dugin si pensa sia anche un ideologo vicino a Putin. Dugin però risulta essere miope riguardo il sostegno turco all’Isis, egli vede nel Daesh un’origine semplicemente filoamericana e non accenna al sostegno di Erdogan dato a questi gruppi

«È evidente che il fondamentalismo islamico è stato manipolato fin dall’inizio dagli americani. Inizialmente è stato lo strumento per la lotta ai movimenti islamici filo-sovietici, poi è stato il pretesto e il nemico perfetto per le battaglie degli Stati Uniti in Medio Oriente, così dalla guerra in Afghanistan in poi. Credo che l’Isis non sia una realtà omogenea, all’interno ci sono diverse correnti, e una di queste è legata a doppio filo con gli Stati Uniti(1)

Sul sostegno turco all’Isis “L’intellettuale dissidente” non ha alcun dubbio. Il sito vicinissimo a Dugin, che ha anche permesso l’intervista da cui abbiamo citato il pezzo precedente, afferma:

“Ma l’Occidente ha capito chi è davvero Erdogan?

Anche i sassi della provincia di Antiochia sanno che Erodgan ha fatto passare migliaia di terroristi sull’”autostrada della Jihad” per abbattere Assad. E tutti abbiamo visto che gli Stati Uniti ben poco hanno fatto per combattere l’Isis negli ultimi due anni, al punto che non avevano neppure opposto un’obiezione quando il Califfato aveva conquistato Mosul nel giugno 2014”

E quindi noi ci chiediamo, parafrasando “l’Intellettuale dissidente”:  “Dugin ha capito chi è davvero Erdogan?”.“L’intellettuale dissidente”, che cerca di traghettare molti compagni dal “Comunismo patriottico, all’eurasiatismo” proprio grazie a Dugin, non si rende conto della cecità del politologo russo. Di certo L’intellettuale dissidente dovrà esprimersi in merito alla questione, anche se le critiche a Erdogan sull’editoriale sono tanto numerose quanto le lodi al padre del “conservatorismo progressista” e una qualsiasi scelta di campo sarebbe scomoda. Forse gli editorialisti taceranno e ignoreranno la contraddizione, ma i marxisti-leninisti le contraddizioni le fanno emergere.

Tornando su Dugin, egli afferma sulla nota rivista “Eurasia.org”:

“Allora siamo stati informati del colpo di Stato dei militari insorti contro Erdogan. Ma per me era chiaro che si trattava della rete di agenti di Gülen che occupavano posti influenti nell’esercito. Era la rete di Gülen che metteva in atto il piano finale di destabilizzazione.
Era per loro l’ultima possibilità per rovesciare Erdogan, il quale, col sostegno dei kemalisti, ha deciso di rompere con Washington e di indirizzarsi verso una politica eurasiatica, rivolgendosi verso Mosca.” (2)

Peccato che sulla stessa rivista sia presente un altro articolo, dove si fa notare come, durante l’arresto di componenti dell’esercito, che avevano provato a fare un colpo di stato nel 2010:

“Tutti gli alti ufficiali in questioni erano connessi ad una potente ed oscura setta kemalista ed atlantista Ergenekon, il pensatoio in cui venivano escogitati i piani “Martello” e “Gabbia”.” (3)

E ancora:

“I piani di Erdogan e Davutoglu sono però stati seriamente messi in discussione dall’esercito turco, storico garante dell’atlantismo fin dal 1952, anno dell’entrata del paese nella NATO” (4)

E allora sorge spontanea una domanda, il Sig. Dugin come fa ad aver chiaro che invece i kemalisti siano schierati pro-Erdogan e pro-Putin, se questi sono sempre stati tradizionalmente atlantisti e filo-americani? E la rivista “Eurasia” come può non notare le contraddizioni tra le parole di uno dei suoi vati e i fatti che lei stessa, fino a ieri, portava avanti?

In un altro articolo di Eurasia leggiamo:

“Saltata l’intesa, ecco rinfocolarsi, assieme al mai sopito appoggio turco al terrorismo siriano anti-Assad, anche un altro ruolo destabilizzante di Ankara, meno noto ma non meno pesante, proprio in un teatro alle porte della Russia: l’Ucraina. È infatti qui che i servizi segreti turchi giocano una partita delicata e certamente rischiosa, appoggiando il governo golpista di estrema destra e offrendo protezione ai membri dell’ISIS, per i quali l’Ucraina è sempre più una retrovia agevole e comoda.” (5)

E quindi ci chiediamo ancora “Se i servizi segreti turchi hanno appoggiato il golpe ucraino anti-russo” Come si può sostenere un asse eurasiatico Turchia-Russia? Anche qui l’incontro tra Russia e Turchia sognato sembra difficile, una cosa però è certa, la posizione odierna di Dugin è l’avvicinamento di Turchia e Russia

 “Melih Gökçek ha detto : « Noi abbiamo sottovalutato il potere dello Stato parallelo creato dagli americani e dai partigiani di Gülen. Questo è stato il nostro errore. Ma adesso correggeremo la nostra condotta : la priorità è un nuovo avvicinamento a Mosca »” (6)

“Eurasia” in passato aveva una linea chiaramente critica verso Erdogan, pubblicando articoli con toni come questo:

“Seguendo il mito della globalizzazione, Erdogan ha fatto approvare una legge che elimina la protezione giuridica ai parchi nazionali turchi, in seguito alla quale ha progressivamente trasformato interi quartieri delle principali città costiere in giganteschi villaggi turistici nuovi di zecca, obbligando i vecchi residenti a trasferirsi verso le periferie. Interi rioni risalenti agli inizi del ’900 sono stati “ristrutturati” o demoliti per far posto a nuove strutture atte a “favorire il turismo”. Ordinando l’abbattimento di 600 alberi nell’ambito di un progetto volto a sostituire un parco con un enorme centro commerciale (sul quale aleggia un forte sospetto di tangenti, alla luce del fatto che il sindaco di Istanbul, esponente dell’AKP, è proprietario di una catena di negozi ed ha già ottenuto i diritti per installare in tale centro i propri punti vendita, senza contare che il genero di Erdogan si è aggiudicato il contratto per lo sviluppo immobiliare dell’intera area), ha manifestato con estrema chiarezza l’intenzione di trasformare una città millenaria come Istanbul in una delle tante megalopoli ultra-pacchiane stile Doha. Istanbul (come diverse altre città turche) è costellata di rovine greche, romane, bizantine, ottomane, ortodosse e islamiche che rischiano di essere sostituite da giganteschi centri commerciali ed edifici moderni commissionati alle più celebri stelle occidentali dell’architettura. Il che non può che suscitare un forte malcontento in seno alla popolazione turca, così come la politica imperialista – e non imperiale – impropriamente definita “neo-ottomana”. La “Sublime Porta” era riuscita a inglobare e far convivere decine di etnie e popoli diversi, mentre l’attuale Turchia, con la sua alleanza di fatto con Qatar e Arabia Saudita e il suo appoggio ai guerriglieri islamisti più feroci, sta facendo l’esatto contrario”(7).

Adesso si sta conformando alla linea politica del suo vate Dugin, rinnegando ciò che veniva scritto da tempo sulla rivista, come dimostra l’intervista ad Aldo Braccio:

“Aggiungo che a quest’idea del golpe-farsa e da operetta che sta prendendo piede su certi media si accompagna – ed è un’abitudine consolidata della propaganda occidentale  – ad una sorta di personalizzazione dello scontro in atto: una specie di “Erdoğan contro tutti”, in cui l’unica contrapposizione contemplata è quella fra il “sultano” aspirante dittatore (per alcuni anzi dittatore già bello e fatto) e i sudditi repressi in cerca di democrazia e di modernità. Analogo procedimento è in corso nei confronti dello “zar” Putin… Più in generale c’è sempre un “cattivo” da indicare come parafulmine, affinché faccia perdere le tracce delle ragioni più profonde di uno scontro.”

Prima Erdogan veniva dipinto come un dittatore al servizio del piano globalista, che rischiava di essere deposto:

“Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan si trova quindi ad affrontare un’ondata di insoddisfazione e malcontento destinata molto probabilmente a travolgerlo, specialmente dopo l’ulteriore crescendo russia-turkey-putin-erdogan-afp-000_e761p-20160809_7f3c7257bfbf46269dfe132491e3022fdi violenza da parte delle forze dell’ordine, le quali, oltre a provocare la morte di diversi cittadini turchi, pare siano giunte a spruzzare sui manifestanti sostanze chimiche particolarmente pericolose. La deriva autoritaria, sommata ai fattori già indicati, ha accentuato lo scollamento tra la popolazione turca e il partito AKP – come sottolineato da Meyssan – e alimentato i malumori che serpeggiano in seno alle forze armate” (9)

Adesso Erdogan  diventa l’ultimo baluardo di uno stato sovrano e indipendente vittima di un golpe di una setta antisovranista

“Non si tratta, come magari qualcuno maliziosamente cerca di far credere, di uno scontro ideologico sorto all’interno del mondo islamico, ma di un attacco alla sovranità – o ai residui di sovranità – di uno Stato” (10)

E se indaghiamo più a fondo sulla coerenza dell’esperto (sic) sulla Turchia, di Aldo Braccio, redattore di punta di Eurasia, notiamo che prima

 “La Turchia sta diventando un Paese sovrano” (Articolo del 2014)(11)

Poi, dopo il semplice abbattimento di un aereo russo:

“La Turchia attuale – un po’ come la Turchia della seconda metà del secolo scorso – è regredita a una condizione di “sovranità limitata” pilotata dagli occidentali (Stati Uniti in testa, come è ovvio), magari con qualche pericoloso riferimento religioso sponsorizzato dal governo (vicinanza ai “Fratelli Musulmani” e ai salafiti)” (12) (articolo del 2015)

A quanto pare la sovranità è qualcosa che si perde e riacquista dall’oggi al domani, come una patente, che è dipendente dalle relazioni più o meno amichevoli con la Russia. Non ci stupiremmo se, nel prossimo articolo di Braccio, la Turchia venisse nuovamente lodata come paese sovrano.

Se questa è la scienza dei geopolitici, noi preferiamo la coerenza politica marxista-leninista. Come disse Lenin, l’imperialismo è una fase del capitalismo, quindi non si nasconde in un solo paese, ma influenza tutti i paesi capitalisti. I paesi capitalisti si spartiscono il mondo e la spartizione è mutevole, come le alleanze, ma tutte le spartizioni sono fatte a spese delle popolazioni che subiscono la guerra. I comunisti questo lo sanno e non si gettano nelle mani della geopolitica e del russofilismo in funzione antiamericana, ma sostengono sempre e solo le lotte che hanno come fine il socialismo, perché è l’unico modo per mettere fine all’imperialismo

(1)http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11803644/Russia–parla-Dugin–il.html

(2);(6) RETROSCENA DEL TENTATIVO DI COLPO DI STATO IN TURCHIA

19 luglio, 2016   di Aleksandr Dugin

(3);(7);(9) http://www.eurasia-rivista.org/il-vicolo-cieco-di-erdogan/19725/

(4) ibidem

(5) LA TURCHIA: UNA TRAPPOLA O UNA GRANDE RISORSA?

11 febbraio, 2016 Luca Balzelli

(8);(10) http://www.eurasia-rivista.org/intervista-ad-aldo-braccio-sul-tentato-golpe-in-turchia/22684/

(11)http://www.eurasia-rivista.org/aldo-braccio-%E2%80%9Cla-turchia-sta-diventando-un-paese-sovrano%E2%80%9D/10358/

(12)http://www.opinione-pubblica.com/esperto-di-turchia-decisione-di-ankara-e-grave-e-incomprensibile/


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