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Published on giugno 13th, 2016 | by Militant

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Francia: non chiamatelo “Loi travail” ma legge El Khomri”

Estratto tradotto da “La Forge” n°573
Con la legge Il Khomri, il diritto al lavoro vacilla. Ritiro immediato!

Sempre più manifestanti si sono uniti sotto la parola d’ordine lanciata dalle manifestazioni per il ritiro della legge El Khomri. Le manifestazioni che non si lasciano intimidire n’è quando gli viene ordinato di ritirarsi, né contro la repressioni che ha raggiunto livelli che non si vedevano da anni. I feriti si contano a decine nelle manifestazioni, gli arresti sono sistematici. Durante gli eventi passati, in particolare il primo maggio a Parigi, ci sono stati centinaia di manifestanti che sono stati attaccati con i lacrimogeni, stretti nella morsa dei poliziotti che marciano in processione. Questa legge, importante per i capitalisti, viene imposta con la forza brutale della polizia per ordine del governo.

E’ ormai da due mesi e più giorni che le manifestazioni, assembramenti, appelli delle organizzazioni sindacali, delle organizzazioni giovanili, e dei partiti politici ritmano la vita del paese. Due mesi in cui il governo Hollande è messo sotto pressione, due mesi in cui, ogni giorno che passa, più e più voci si alzano per dire che questa legge El Khomri, che per un abuso di linguaggio viene chiamata “loi travail”, è una legge di totale regressione sociale. Alain Supiot, specialista di diritto del lavoro ha dichiarato, in una lunga intervista a Mediapart che “Gli uomini non posso essere ridotti ad un patrimonio zootecnico per la produzione statale” e a proposito della legge El Khomri “ La negoziazione d’impresa  si emancipa  dalle norme, cioè gli viene permesso di sottrarsi alla forza normativa e apre la strada agli accordi settoriali… aumentando la corsa verso la catastrofe sociale; l’impresa che riesce a strappare, con un accordo o con un referendum, le peggiori condizioni di lavoro, diventa più produttiva” qui è l’essenziale. L’accordo d’impresa come il principale modo per eliminare il diritto, mettendo tutti contro tutti, per aumentare la concorrenza capitalista. La legge sul lavoro, svilita al rango di un suppellettile, come c’è scritto nero su bianco nel progetto El Khomri, si traduce in un ritiro dello stato, un ritiro che viene fatto principalmente per il profitto dei capitalisti, in cui le imprese diventano produttrici di leggi per l’utilizzo della forza lavoro attraverso gli accordi collettivi, a cui interesserà soddisfare i bisogni immediati dell’impresa per far si che questa possa acquisire un vantaggio competitivo sui suoi concorrenti. Con la legge El Khomri oggi gli accordi riguardano principalmente il tempo di lavoro, ma un domani?

Le grandi manifestazioni contro la riforma delle pensioni e contro il CPE avevano già segnalato un aumento del livello di provocazione e repressione poliziesca importante. In questo periodo, con gli attentati terroristici, la messa in atto dello stato di emergenza e i diversi eventi politici hanno reso le forze dell’ordine più aggressive. L’irruzione dei giovani nel quadro della lotta politica e sociale, il rifiuto massiccio e profondo delle istituzioni antidemocratiche, la presa di distanza dai partiti politici che partecipano al gioco istituzionale e si fermano alle logiche elettoralistiche, rendono la borghesia e il governo inquieti. La repressione contro i giovani e le forze sindacali che si sono opposti alla repressione hanno aumentato la coscienza sociale . Oggi, la citazione di Victor Hugo dopo il colpo di stato napoleonico “Questo governo si può definire con questa frase: polizia ovunque e giustizia da nessuna parte” è largamente ripreso da tutte le mobilitazioni. I media continuano ad oscurare le manifestazioni con notizie riguardanti il terrorismo e cassano i grandi temi che parlano di lavoro facendo qualcosa che può essere definito in tanti modi, tranne che “Informazione”. Oggi non viene contestato più solo un governo al servizio del padronato, ma uno stato intero al servizio della borghesia: uno stato con la sua polizia, la sua giustizia di classe, con un presidente e dei ministri che sono avvocati d’affari delle grandi imprese e delle compagnie straniere, con un parlamento che non riesce più a farsi espressione di un disagio popolare e degli operai che trova sfogo soltanto nella lotta. La lotta contro El Khomri delimita il campo, con i lavoratori e i giovani che sono uniti nella lotta contro il sistema, il padronato e il governo.

La lotta che stiamo costruendo sta assumendo una prospettiva di rottura rivoluzionaria con il sistema capitalista.

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