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Published on febbraio 10th, 2014 | by Militant

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Fusione tra Fiat e Chrysler : l’ennesima rovina per lavoratori

La Fabbrica Italiana Automobili Torino si fonde con la Chrysler: diventa così una multinazionale di nome Fiat Chrysler Automobiles (FCA) con sede in Olanda, quotazione primaria negli Stati Uniti e secondaria a Milano, sede fiscale in Inghilterra.  Marchionne assicura che, con la spinta che la nuova FCA darà al Paese, quando finirà la crisi e si ricomincerà nuovamente a produrre auto, verranno assunti i dipendenti licenziati e si riapriranno le imprese chiuse, si pagheranno di nuovo le tasse in Italia. In realtà la Fiat da industria italiana con sedi nel mondo diventerà una delle tante sedi di una multinazionale mondiale, e a farne le spese saranno soltanto i lavoratori.
I processi di concentrazione del capitale industriale, generosamente sovvenzionati dagli stati e dalle banche centrali e nazionali, considerano sempre più un costo intollerabile quello dei salari dei lavoratori, aumentano  licenziamenti e cassa integrazione, sgomberano il campo (cioè il mercato) dalla presenza di industrie di medie e piccole dimensioni, compreso il settore automobilistico. Ancora una volta il capitalismo opprime la popolazione, ancora una volta distrugge la vita di lavoratori che si ritrovano, o si ritroveranno, senza un lavoro.
Chiediamoci inoltre perché una industria che per decenni ha venduto l’immagine di alfiere del “made in Italy” adesso si sbarazza dell’ingombrante marchio tricolore e mette a nudo il fatto che i padroni hanno una sola patria: il profitto. A chi conviene questa fusione? Solo ai padroni. Quali vantaggi porta tutto questo ai lavoratori dell’azienda? Nessuno. Si dice che le fabbriche italiane produrranno le auto di lusso; in un paese dove la gente non ha stipendio, non ha un lavoro, dove c’è chi non arriva a pagare le bollette a fine mese e a dare da mangiare ai propri figli, non servono auto di lusso; i lavoratori saranno sfruttati finché si potrà e poi verranno schiacciati dalla macchina di morte che è il capitalismo.
I lavoratori pagano le conseguenze di questo sistema malato, continuano ad affidarsi ai sindacati che ormai sono come i padroni, propagandano parole vuote al servizio dei vari “potenti”, non vedono il quadro d’insieme, fanno il possibile per impedire che i lavoratori acquisiscano la coscienza che è davvero giunto il momento di ribellarsi. Non andrà meglio ma peggio: dobbiamo cambiare sistema economico e creare una società diversa da quella esistente, una società comunista! In cui le persone lavorino meno ma lavorino tutte, in cui non ci siano sfruttatori e sfruttati, in cui i lavoratori dirigano la produzione e non siano trattati come merce di cui fare ciò che si vuole seguendo la logica del profitto dei padroni! La soluzione è la lotta.

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