Politica

Published on novembre 6th, 2013 | by Militant

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Hacking Team: software per lo spionaggio al servizio della repressione

fdfL’azienda italiana “Hacking Team”, con sede a Milano, produce programmi informatici capaci di violare la privacy di chiunque e che sono venduti ai governi di vari paesi del mondo per scopi di “sorveglianza”.  
La notizia è stata resa nota da Wikileaks (noto sito che si occupa di pubblicare documenti segreti reperiti grazie al lavoro di hackers sparsi per il mondo) dopo le rivelazioni di Edward Snowden, il trentenne ex contractor della National Security Agency (Nsa) che ha svelato i programmi di sorveglianza top secret della Nsa.
La Hacking Team era già diventata famosa nel 2011 per la produzione e commercializzazione di un programma, chiamato “Remote Control System” che penetra in PC e smartphone delle vittime e ruba documenti, foto e può persino attivare webcam e microfoni registrando ciò che accade attorno a questi strumenti informatici.  
Addirittura, Christopher Soghoian (specialista del settore) aveva allora dichiarato: “Sono venuto a conoscenza dell’Hacking Team nel 2009, dopo che mi sono intrufolato alla megaconferenza dell’intelligence elettronica Iss: loro sono gli unici a non mostrare pudore cercando di catturare l’attenzione”.
Oggi la Hacking Team sostiene di vendere i suoi prodotti solo a paesi non facenti parte delle liste nere di Stati Uniti, Unione Europea, Nazioni Unite, Nato o Asean (l’associazione delle nazioni del sud est asiatico).
Eppure l’organizzazione “Reporters sans Frontiers” ha incluso la Hacking Team di Milano nella lista dei “cinque mercenari digitali”, insieme a Gamma, Trovicor, Amesys e Blue Coat.
L’organizzazione di giornalisti sostiene che la HT commercializza tecnologie che possono essere usate per controllare dissidenti, attivisti e giornalisti.
Secondo Wikileaks i due manager dell’azienda italiana, Marco Bettini e Mostapha Maana, sarebbero stati seguiti per via informatica (tracciando i loro cellulari) e i loro spostamenti nel mondo attraverso paesi in guerra o comunque coinvolti in scontri interni (Sudan, Marocco, Oman) potrebbero essere la prova che i software di Hacking Team verrebbero venduti anche a scopo di repressione e controllo dei media. Ma chiaramente l’azienda smentisce tutto.
fsssIntanto in Italia,  i collettivi universitari della Statale di Milano ed insieme a loro anche qualche nostro compagno, il 5 novembre hanno fatto irruzione nella sede milanese della Hacking Team con l’obbiettivo di denunciare il coinvolgimento dell’azienda nel continuo e crescente controllo delle nostre vite a fini repressivi da parte dei nostri governi.

Non scordiamo che grazie a questi strumenti informatici di spionaggio sono già decine le persone denunciate e buttate in galera perchè colpevoli di lottare ogni giorno per il proprio lavoro, per l’istruzione, per la casa… per la libertà.  
Ormai la guerra contro le forze rivoluzionarie si combatte specialmente grazie al reperimento di informazioni per mezzo informatico e aziende come la Hacking Team rappresentano un alleato indispensabile per ottenere lo scopo.

Fonti: www.espresso.it
www.daily.wired.it
www.wikileaks.org/spyfiles3

 

 

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