Ambiente 5_capitalismo_salvaje

Published on ottobre 14th, 2011 | by Militant

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Il capitalismo è la causa di tutti i disastri ambientali, comprese le cataste di rifiuti civili e industriali

Il premier del “ghe pensi mi” ha collezionato un altro fallimento: Napoli e la Campania, Calabria, Lazio, persino la padana Lombardia con terreni inquinati da rifiuti tossici proprio attorno a Milano, sono sommerse da tonnellate di immondizie. Questo mentre attorno si sgretolano le mura, di cartapesta, dei “servizi dello Stato sociale” come scuola, sanità e assistenze varie, al seguito di un diffondersi a macchia d’olio di ampie sacche di miseria, disoccupazione (solo in Irpinia la metà dei giovani non ha alcun lavoro), malavita, dominio camorristico e potenti ecomafie.

L’accumulo di immondizie (con carta, cartone e plastica di inutili confezionamenti e contenitori) e la produzione di rifiuti e sostanze pericolose, al seguito dello “sviluppo capitalistico”, sono irrefrenabili e il loro “smaltimento” fa da pretesto per affari leciti e illeciti. Un business da milioni di euro, mentre la prospettiva del “seppellire o bruciare” fa intascare ai gestori 55 euro per ogni tonnellata di carta e plastica incenerita con la scusa di produrre energia rinnovabile… ad alto costo. Così, la maggior parte dei rifiuti finisce col trasformasi in sostanze tossiche, emissioni inquinanti, rifiuti solidi e scarti liquidi: “scorie pericolose” da smaltire in altre discariche aumentando malattie, patologie infettive e tumorali.

Questo lo “stile di vita” che viene imposto dal capitale pubblico e privato! Qua e là giacciono migliaia di tonnellate di eco-balle dal contenuto misterioso; liquami degni di latrine medioevali, miasmi soffocanti, fetori nauseabondi: vere e proprie bombe ecologiche, “stoccaggi provvisori” di milioni di fagotti con sostanze putrescibili e non bruciabili.

Le nostre “soluzioni” si basano sul contenimento drastico degli imballaggi che l’attuale modo di produzione usa per smerciare i suoi prodotti; l’imposizione controllata della raccolta differenziata (carta, plastica, vetro, umido, rifiuti tossici, vernici, solventi ecc.) creando una filiera idonea; distribuzione di appositi cassonetti e costruzione di impianti di compostaggio (là dove non esistono) per la trasformazione dell’umido in concime; modifica di strutture fatiscenti in funzionali impianti per produrre frazioni organiche stabilizzate, materiali da riciclare e inerti da utilizzare per bonificare cave o produrre materiali per edilizia.

Va imposta una produzione pulita (oltre che di soli prodotti utili) senza l’uso di materiali chimici nocivi, adottando sistemi che annullino immissioni di sostanze letali e inquinanti. Tutto sotto il controllo unico e diretto dei lavoratori e delle loro famiglie, mandando al macero i patetici appelli al “buon senso”, alla razionalità e all’etica del… capitalismo.

Ma troppi sono gli interessi in gioco, i soci in affari, gli accordi tacitamente siglati attorno a milioni e milioni di tonnellate di rifiuti accumulati in siti che presentano falde idriche affioranti, possibili inquinamenti di acque superficiali e sotterranee, materiali calcarei fortemente permeabili.

Nulla si potrà concretizzare senza trasformare radicalmente l’attuale modo di produzione e distribuzione e la sua imposizione di condizioni di vita, oltre che di lavoro, sempre più insostenibili e bestiali.

Il capitalismo e i suoi interessati gestori sono il nostro nemico da mandare in discarica.

Collettivo Red Militant

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