Iniziative bombardamento-a-gaza-565

Published on novembre 18th, 2012 | by Militant

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Raid israeliani su Gaza, tregua dopo 8 giorni di massacro

Il 17\11 ORE 17.00 IN VIA ETNEA DAVANTI LA PREFETTURA DI CATANIA C’E’ STATO UN PRESIDIO IN SOLIDARIETA’ AL POPOLO PALESTINESE SOTTO ATTACCO IN QUESTE ORE!

22-11-12 E’ arrivata la notizia di una tregua tra Israele e palestinesi. Blocco immediato di ogni azione di guerra e apertura delle frontiere per favorire il transito di beni a Gaza (fatto che riteniamo importantissimo per la sopravvivenza della popolazione dopo 6 anni di embargo imposto da Israele). Da ieri notte si festeggia a Gaza quella che si considera una vittoria dei palestinesi che però ancora seppelliscono le oltre 140 vittime.
Anno dopo anno i territori in mano ai palestinesi si riducono, i soprusi e le violenze aumentano. Oggi gioiamo per lo stop dell’attacco a Gaza ma festeggeremo solo quando ai palestinesi sarà garantito uno stato libero e di pace.

21-11-12
ore 9.27
Durante la notte almeno 100 bersagli colpiti a Gaza, i morti salgono a 141.
Il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, ha detto in un’intervista che il premier Netanyahu non prenderà decisioni in merito all’invasione via terra di Gaza prima delle elezioni del 22 gennaio prossimo: “Il governo non può prendere una simile decisione a due mesi dalle elezioni. Dovremo lasciare tale scelta al prossimo governo”

20-11-12
ore 20:15: pare che i carri non siano entrati a Gaza ma si muovano lungo i confini sparando.

ore 19.47:
Testimoni oculari riferiscono che l’invasione via terra è cominciata: carri armati sarebbero entrati a Umm al Nasser, a Est di Jabaliya (Nord di Gaza) e starebbero aprendo il fuoco. Dal mare le navi militari stanno bombardando la Striscia.

19-11-12 ore 12.55:
Bilancio delle vittime a 96 civili uccisi.
Ultimatum di Israele ad Hamas: se entro 36 ore non cesserà il lancio di razzi, inizierà la “grande offensiva”. Il ministro delle Finanze israeliano, Yuval Steinitz, ha dichiarato alla radio dell’IDF che il tempo che rimane prima che intensifichino gli attacchi può essere misurato in ore e non in giorni: “Siamo ad un bivio: si va verso la calma o verso un ampliamento significativo dell’operazione a Gaza”.
Israele chiede che il cessate il fuoco dei razzi duri “diversi anni” e che fermi il contrabbando di armi a Gaza: queste le condizioni della proposta di sei punti avanzata dal governo israeliano al Cairo. La proposta chiede che sia consentito ad Israele a dare la caccia ai “terroristi” in caso di un attacco.

14-11-12: 13 morti e più di 50 feriti: il bilancio delle prime ore di bombardamenti su Gaza compiuti dagli aerei, i droni e le navi da guerra di Israele.
Oggi, venerdì 16 novembre, secondo quanto riferito dalle TV israeliane avrà inizio l’invasione via terra come avvenne durante l’operazione piombo fuso che nel 2008 provocò almeno 1200 morti e più di 5000 feriti quasi tutti civili.
Infatti la presenza di militari dell’esercito di Israele lungo i confini sta aumentando in queste ultime ore, sono stati visti camion carichi di carri armati e mezzi corazzati e addirittura 30.000 riserve dell’esercito sono state richiamate alle armi;  la possibilità di un nuovo massacro di civili palestinesi è ormai vicinissima.

Oggi Gaza, dopo 6 anni di embargo e decenni di attacchi da parte di Israele è un cumulo di macerie e il governo sionista in ogni modo ostacola la ricostruzione e la sopravvivenza del popolo palestinese. Ci troviamo davanti uno dei più spietati tentativi di annullare un popolo intero come solo gli ebrei stessi possono ricordare. La storia si ripete ma cambiano i protagonisti.

ISRAELE VIOLA OGNI LEGGE INTERNAZIONALE BOMBARDANDO LE CITTA’, COLPENDO I CIVILI E MACCHIANDOSI ANCORA UNA VOLTA LE MANI DI CRIMINI DI GUERRA CONTRO L’UMANITA’.

A TUTTO CIO’ LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE ASSISTE IMPASSIBILE.

Oltre che chiedere la fine dell’embargo su Gaza, noi insieme a tutte le realtà filopalestinesi mondiali, chiediamo l’interruzione dell’espansione delle colonie israeliane in territorio palestinese e la nascita dello stato libero di Palestina.

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