Approfondimento

Published on maggio 25th, 2012 | by Militant

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La grecia, specchio del progetto occidentale

Guardare oggi ciò che accade in Grecia vuol dire vedere ciò che avverrà nei paesi europei così detti “periferici”(Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda ecc.) in un futuro forse non tanto lontano. L’ordine economico internazionale, l’Alta Finanza, crollano le politiche di facciata delle frazioni capitalistiche nazionali greche, i cui interessi diversi sono rappresentati da partiti politici differenti solo in superficie. Queste differenze, velatamente coperte,  che emergono,  rivelano anche il vero volto del sistema elettorale capitalista. Premettendo che parlare semplicemente di UE sarebbe superficiale, così come semplicemente di Grecia, Italia o Germania, sarebbe come annullare le differenze di classe della società capitalista, così per UE si intenderà l’unione dei capitalisti e finanzieri che agiscono anche al di fuori del loro stato, cioè transnazionali, in breve di alta finanza.  Così questa alta finanza costringe le forze politiche greche, alcune, che a loro volta rappresentano diverse fazioni della borghesia greca, ad andare oltre le divergenze ed i contrasti politici, per formare un ennesimo governo fantoccio che assicuri la continuazione dei diktat economici europei  coattamente, minacciando di far precipitare tutta la borghesia greca nel baratro della miseria se questa non vi getterà la popolazione, cosa che si è dimostrata essere più difficile del previsto, il superamento delle divergenze tra diverse fazioni della classe dominante greca.  Perciò da una parte l’UE che accentra in modo coatto i paesi più deboli, li rende vassalli, dall’altra la prospettiva di andare alla deriva da soli, alla deriva perché ormai l’unico modo che ha una qualsiasi frazione dominante sul mercato capitalistico di un paese, per sopravvivere, è quello di aderire a questa associazione finanziaria, che altrimenti la soffocherebbe, sfiduciando i suoi titoli e crediti di stato, sanzionandola o, dulcis in fundu,  passando all’intervento militare. Ma essa soffocherebbe anche da sola per sua stessa natura, perché qualsiasi borghesia nazionale non può reggere il confronto con quella internazionale finanziaria, più forte, spietata, egemone, l’unione di tutte le borghesie transnazionali che, come detto prima, noi intendiamo con Alta Finanza. La borghesia nazionale greca, comunque, ormai ha ben pochi interessi a rimanere nell’area euro, essa sa bene che uscendone lei potrebbe anche ricavare vantaggi, come la svalutazione della moneta per attirare capitali esteri, che aumenta l’inflazione che però grava solo sulle teste dei cittadini e della frazione della borghesia più bassa, come piccoli commercianti o imprenditori. Questa parte della borghesia viene rappresentata proprio dai partiti dell’ultra destra che, in questo momento, sono la carta su cui la borghesia nazionale punta e che sta appunto abbandonando i suoi vecchi partiti-fantoccio che calano di consensi in modo vertiginoso. Ecco quindi che tutti i partiti si rivelano essere frazioni della classe dominante greca, non importa che si esca dall’UE o si rimanga dentro i tentacoli dell’alta finanza, tutto ciò porterà sempre e solo all’abolizione o diminuzione di qualsiasi diritto che i lavoratori sono riusciti a conquistarsi negli ultimi decenni, come la sanità pubblica, le pensioni, e anche, paradossalmente, ciò che sembra essere il vero fulcro del capitalismo, la proprietà privata.  Si perdoni questa digressione importante, bisogna distinguere tra: la proprietà privata dei mezzi di produzione, vero fulcro e fondamento del capitalismo; e la proprietà privata del piccolo proprietario, o anche di una famiglia, come una casa, quest’ultima sacrificabile in nome della conservazione e dell’accrescimento del capitale finanziario. E quindi alla fine dove sta la limitazione, dove sta il vero male che affligge le classi sociali più basse e che ingrassa quelle più alte? Nel sistema stesso del mercato capitalista, che ormai, finanziarizzatosi, non può che fare l’interesse dell’alta finanza occidentale. Non esiste scappatoia, il problema è sempre quello, l’unico e solo, che tormenta le popolazioni ormai di tutto il mondo e non solo d’Europa.  La sola speranza è un sistema nuovo e progressista che, che stravolgendo i vecchi sistemi basati sul profitto a discapito della persona, che mantengono la società con la testa a terra ed i piedi alzati sulle spalle, metta sottosopra la società, rimettendo i piedi a terra e la testa sulle spalle. Questo nuovo modo di produrre, non più alla rinfusa, non più in balia del mercato, al lasciar fare del liberismo capitalista, ma che pianifica a seconda dei bisogni e delle capacità produttive di un paese, fondato sulla pianificazione, come una locomotiva faccia correre l’economia stagnante del paese e possa combattere alla pari i finanzieri capitalisti e il loro sistema chiamato UE.  Questo sistema è proprio quello socialista, e l’unico partito comunista e progressista greco è proprio il KKE, salito di consensi e che si è tirato fuori da questi impasti governativi, disinteressato a governache un paese capitalista, il KKE vuole un governo ed un paese socialista, dimostrandosi diverso e fugando i dubbi che alcuni compagni potevano avere sulla sua linea di lotta. Ovviamente il KKE non conta sul sostegno esterno di forze dominanti, le quali miracolosamente riescono a fare balzi da gigante, come se in un colpo solo le masse avessero trovato un nuovo messia, al di là del fatto che non bisogna lasciarsi travolgere dal cretinismo parlamentare ma guardare la linea che le masse prendono, spesso non coincidenti con quelle elettorali, i voti di protesta non coincidono con la volontà delle masse ma elettoralmente hanno un altro significato, così come l’astensionismo che altera le reali percentuali di consensi quando i partiti vengono confrontati, lo stesso malcontento che dimostra la stragrande maggioranza dei Greci in realtà spesse volte non si riflette totalmente quando si compila la scheda elettorale, molti greci probabilmente credono che l’UE sia l’unica via, per questo potrebbero anche appoggiarsi a forze riformiste più che progressiste. Non sic reda comunque alla fandonia dell’uscita della Grecia dall’UE per volontà della stessa UE. La Finanza non ha interessi nel perdere cittadini “europei” da spremere e anche investimenti e veri e proprio pezzi di terra da acquistare “legalmente”.

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