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Published on aprile 15th, 2012 | by Militant

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La guerriglia insegna

Le recenti vicende indiane hanno avuto l’indiscutibile pregio di mettere in rilievo l’importante lotta dei comunisti in quel paese contro un governo che rende sempre più povere le popolazioni locali, organizza la deforestazione, deruba le ricchezze minerarie per assicurare i profitti delle multinazionali e delle borghesie nazionali, incarcera le popolazioni sospette di simpatie per la guerriglia.

A scombinare i piani dei nostri mass-media – in prima linea ad
orchestrare la consueta campagna mediatica contro i “cattivi” comunisti
– ci si è messo pure Paolo Bosusco che, dopo essere stato rilasciato,
non ha mancato di mettere in rilievo la battaglia per i diritti e la
dignità delle popolazioni della località indiana dell’Orissa, condotta
unicamente dai guerriglieri con la stella rossa sul berretto.
Di fronte all’impresentabile “sinistra” italiana la lotta dei comunisti
indiani è ricca di insegnamenti: fuori dalle sabbie mobili
dell’inconcludente parlamentarismo borghese, i comunisti indiani mettono
a repentaglio la propria vita pur di battersi per la causa degli
oppressi. In India i comunisti sono riconosciuti dalle popolazioni
locali come gli unici che, attraverso la critica delle armi, rendono
possibile la via della liberazione sociale. in Italia sarebbe il caso di
spazzare via gli ultimi residui del vecchio revisionismo (vedi
Federazione della Sinistra) e peggio ancora la rampante sinistra
neo-consociativa del neo-inquisito Vendola. Non esistono scorciatoie nè
nuovismi di sorta che possono rimuovere la centralità del problema
dell’organizzazione comunista, finalmente degna del suo nome e del suo
ruolo storico. India docet!

 

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