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Published on febbraio 6th, 2014 | by Militant

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La scure di Micron sui metalmeccanici italiani. E catanesi.

La nuova strategia dei sindacati confederali: “Scriviamo al papa!”

I sindacati del regime borghese si sono ridotti ad elemosinare  una “buona parola” del pontefice per dare una soluzione “miracolosa” ai prossimi licenziamenti, o a puntare sulla discesa in campo di una figura “d’impatto” sulla scena della trattativa, o a nuovi e più solidi compromessi con i poteri forti…O a tutte e tre le cose! Il tutto è contenuto nella recente “lettera al papa” firmata Cisl ma esemplificativa di un modo di vedere comune dei sindacati collaborazionisti.

Certo ci piacerebbe sapere e capire quel che pensano davvero i lavoratori di questa “boutade” confederale, espressa con disprezzo, cinismo e sarcasmo decisamente fuori luogo, sulle acute crisi di questo tempo infame nonché sulle tristissime prospettive di una definitiva perdita del posto di lavoro per 420 lavoratori Micron; sale sulle loro piaghe, insomma, perché di questo si tratta! Del resto, quasi ovunque in questo paese di schiavi, immigrati e nostrani, si consumano analoghi misfatti. Al punto che i lavoratori, molti ma non tutti, si sono come abituati, narcotizzati, assuefatti… “Potrebbe capitare anche a me”, pensano, ed allora “giù la testa”, a lavorare come bestie, anche senza diritti, senza pause, senza norme di sicurezza, con condizioni-capestro, sborsando mese dopo mese esose quote sindacali e tenendo rigorosamente fuori dalla porta non solo qualunque forma di lotta radicale e rivoluzionaria ma anche quei sindacati di base che si impegnano senza accordicchi e compromessi per la tutela dei diritti e per la difesa dei contratti, per quanto esigui ed evanescenti…”Meglio di no, ne facciamo a meno, facciamo da noi…” dicono, in gran numero. Perché? “Perché non possiamo rischiare…”. E così dicevano ieri quelli della Cyanamid, quelli della Cesame…oggi, quelli della Micron. Invece una lettera al papa, con sigillo confederale, non costa nulla, non accende conflitti, non riempie le piazze di “inutili proteste”, e, soprattutto mantiene inalterati i cosiddetti “rapporti di forza”, cioè la corruzione e lo sfruttamento al potere, segretari e funzionari a pelo lungo seduti su comode poltrone, ossigeno in grandi dosi giornaliere per continuare a far vivere un sistema marcio, vergognoso e criminale fin dalle sue origini. Cioè quello stato di cose che permette ad aziende come Micron di incassare 150 milioni di euro dal ministero per lo sviluppo economico (contributi  pubblici !) per creare 1500 nuovi posti di lavoro e subito dopo organizzare la chiusura di quattro delle cinque sedi italiane senza dover renderne conto a nessuno per “delocalizzare e contenere i costi in un mercato altamente concorrenziale” (Gabriele Bellini, Micron manager).

Questa situazione ci richiama in mente un passo de Il Capitale dove Marx descrive il capitalista “che si dà aria di importanza e appare affaccendato”, lo segue docilmente il possessore della forza lavoro, “è timido e si tiene indietro come colui che sta portando la sua pelle al mercato e non può aspettarsi altro che di essere conciato”.
Davanti a tutto questo, solo una organizzata, massiccia ed incisiva rivolta di tutti gli sfruttati è la sola, autentica ed efficace via d’uscita.

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