Approfondimento

Published on agosto 5th, 2013 | by Militant

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L’eredità dell’URSS

di Helios

“La fine della rivoluzione russa e la scomparsa dell’impero sovietico si sono lasciate dietro una tabula rasa […] un’ex superpotenza che non è riuscita a rappresentare una civiltà […] la rapida dissoluzione dell’impero non lascia alcunché.”

Queste sono le parole di François Furet e simili idee sono state riprese anche dal tema della seconda prova degli esami di maturità 2013, idee secondo cui l’unione sovietica è stata una parentesi storica che non ha dato niente alla storia, lasciando dietro di sé solo macerie. Questo desiderio di accantonare e gettare nell’ombra la storia della rivoluzione d’Ottobre e dell’URSS è l’ultimo attacco propagandistico per mettere fine all’idea del socialismo come soluzione alternativa al capitalismo e abbattere uno dei peggiori nemici del sistema oggi vigente. Chiunque abbia onestà intellettuale e sia conoscitore della storia, non può appoggiare questa tesi senza avere coscienza dell’inganno che sta diffondendo tra i lavoratori. Infatti, lavoratori, l’Ottobre rosso e l’URSS hanno lasciato il loro eco in tutto il mondo, e questo eco ancora sostiene i lavoratori di tutti i paesi dov’è riuscito a penetrare e diminuisce la forza con cui il capitalismo li opprime. Fin da quando sono state poste le basi del socialismo scientifico e dell’organizzazione del proletariato con la prima internazionale, il socialismo ha cominciato a rappresentare un pericolo crescente per i capitalisti. Sono così venute a crearsi situazioni che hanno permesso la trasformazione degli stati e delle loro amministrazioni, aprendoli a tutti i ceti.

Da una parte vi erano partiti socialisti che, portando avanti l’idea rivoluzionaria dell’instaurazione del socialismo, rendevano attivi e consapevoli i lavoratori del loro ruolo cardine della società, facendo notare che tutto si basava sul loro lavoro, che non erano i re, i banchieri, i capitalisti, coloro i quali permettevano il funzionamento della produzione, ma loro stessi. I partiti socialisti aprivano gli occhi ai lavoratori di ieri, che si rendevano conto della loro forza a ogni sciopero, ogni manifestazione, ogni ribellione, poiché la società si paralizzava, i capitalisti tremavano e le forze armate spingevano tutti a continuare a lavorare, per evitare che il mercato collassasse e un nuovo sistema di potere fosse instaurato. I partiti liberali al governo, non eletti dalla totalità della popolazione, bensì da una ristretta èlite, capendo che non avrebbero potuto mantenersi saldi al loro posto, in cima alla piramide statale, ignorando la piazza, fecero buon viso a cattivo gioco. Cominciò così la trasformazione dello stato antico in quello moderno, nacque la democrazia come oggi la conosciamo, le basi del voto si allargarono, la giornata lavorativa fu diminuita, nacquero i primi sussidi statali, le scuole pubbliche, un piccolo welfare, gli embrioni di quella parte dello stato borghese tanto amato dagli intellettuali del centro-sinistra, dei riformisti e di tutta quella frangia di sinistra che attacca il socialismo del passato, definendolo populista e violento. Lo stesso Bismarck, conscio della pericolosità dei socialisti, decise di avviare un programma di previdenza sociale, imitato dall’Austria, dall’Inghilterra e destinato a diffondersi in tutt’ Europa.

Il lettore attento avrà quindi intuito che le origini dei diritti e dei programmi sociali non furono poste dal nulla, per buona volontà della borghesia e del capitalismo, che anzi non poteva che subire un calo dei profitti da queste manovre, ma grazie ai socialisti, poiché anche i governi più reazionari dovettero togliere la terra da sotto i piedi dei partiti socialisti per garantire la sopravvivenza del capitalismo stesso. Tale discorso vale dalla nascita del socialismo in poi, qualsiasi programma statale di previdenza sia mai stato creato da governi capitalisti, dai più teneri socialdemocratici ai più duri regimi fascisti, fu fatto solo in funzione antisocialista e senza il socialismo non avrebbero mai avuto inizio. L’indebolimento del fronte socialista moderno ha causato una grave retrocessione dei diritti dei lavoratori poiché i governi non hanno più motivo per finanziare e rafforzare il welfare. Facendo un salto in avanti, possiamo passare all’URSS. Limitarsi a dire che quest’unione di paesi sconfisse il nazismo, liberò gli ebrei dei campi di concentramento dell’Est, il più famoso Auschwitz, fermando così uno dei regimi più reazionari e violenti della storia, non sarebbe completo. La sola nascita di questo paese aprì gli occhi a tutto il mondo, pubblicando gli accordi segreti che i governi capitalisti facevano, non tenendo in considerazione le esigenze delle popolazioni delle nazioni coinvolte nella guerra. Tali pubblicazioni costrinsero quelli che oggi sono considerati eroi della democrazia e della chiarezza degli accordi internazionali, come il presidente Wilson, a redigere i famosi quattordici punti, che teoricamente avrebbero dovuto impedire le spartizioni del mondo alle potenze vincitrici in modo unilaterale e sconsiderato dopo la prima guerra mondiale. Che questi accordi teorici siano stati rispettati in pratica non è questione da affrontare in questo articolo, ma il contributo dell’URSS appena nata è innegabile, poiché fu il primo stato a renderci consapevoli che i governi operano segretamente, senza tener conto delle esigenze del popolo, cosa che a quei tempi non era scontato come oggi. Inoltre ciò smentisce anche la vile accusa della spartizione del mondo, propugnata da alcuni storici moderni vicini alla destra, tra URSS e USA nella seconda guerra mondiale, l’URSS ha anzi ostacolato queste divisioni dall’alto. Nell’era di Stalin le nazioni dell’est hanno fatto un balzo gigantesco verso la modernizzazione, raggiungendo in soli trent’anni ciò che l’America capitalista aveva conquistato in cento, ma con delle differenze sostanziali. In URSS il voto era aperto a tutti, i membri delle classi meno abbienti potevano raggiungere livelli nel campo del lavoro impossibili prima di allora, le donne avevano gli stessi diritti degli uomini, il lavoro minorile era vietato. Ciò costrinse i paesi occidentali a rendere più meritocratiche le loro istituzioni, a parificare le possibilità di carriera delle classi che stavano alla base della piramide sociale e a estendere il diritto di voto anche alle donne, le quali erano supportate dai movimenti socialisti nel loro processo di emancipazione e ne trassero lo stimolo propulsivo che avrebbe riconosciuto al loro sesso gli stessi diritti. Vi furono poi i movimenti del 68’ in Europa, in cui i lavoratori scesero in piazza per chiedere diritti e tutela per loro e per le famiglie a loro carico. Innovazioni, quali il sistema pensionistico, la difesa sul posto di lavoro, l’impossibilità di licenziare senza un valido motivo, il diritto di sciopero senza conseguenze nefaste dirette, il sistema sanitario a carico dello stato, furono tutti frutti di movimenti che ricalcavano i diritti dei lavoratori che l’URSS sosteneva e applicava nel suo paese, a dispetto delle accuse di essere un regime medievale e oscurantista. Il diritto all’acqua pubblica, alla casa per tutti, sono stati adottati in occidente in risposta all’articolo sesto della costituzione sovietica, il quale recitava: “La terra, il sottosuolo, le acque, i boschi. Le officine, le fabbriche, le miniere, le cave, i trasporti ferroviari, acquei e aerei, le banche, i mezzi di comunicazione, le grandi aziende agricole organizzate dallo Stato (sovcos, stazioni di macchine e trattrici, ecc.) e così pure le aziende comunali e la parte fondamentale del patrimonio edilizio nelle città e nei centri industriali, sono proprietà dello Stato, cioè patrimonio di tutto il popolo”.

Caso indicativo è quello della competizione tra Germania est e Germania ovest. Per evitare l’accusa di mistificazione, si cita Luciano Canfora, storico non simpatizzante dell’URSS: “L’esistenza di un’alternativa visibile e geograficamente vicina ha imposto all’Occidente l’adozione dello stato sociale. Caso emblematico quello tedesco, di esso si parla solo per piagnucolare sul muro; si dimentica che senza la gara con la DDR la repubblica federale dell’Ovest non avrebbe inventato il Mitbestimmung o la legislazione sociale di cui ancora oggi godono i salariati tedeschi”. Non bisognerebbe poi dimenticare il prezioso contributo che l’URSS diede all’emancipazione delle popolazioni del terzo mondo, oggi attaccate e distrutte dall’America ogni qual volta provano a rialzare la testa. Solo grazie all’URSS avvenne un vero processo di emancipazione coloniale che portò alla liberazione a catena dell’Algeria, della Libia, dell’Egitto e di tutti gli stati dell’Africa settentrionale, ma anche dello stato sud Americano costantemente afflitto dai golpe degli USA, e di quelli asiatici come il Vietnam, il Laos o la Cina. La guerra fredda tra USA e URSS costrinse l’innovazione medica e tecnologica a fare passi da gigante, ponendo le basi per quelli che oggi sono le moderne strumentazioni elettriche, come i telefonini o il computer da cui state leggendo questo articolo. Come poter quindi dire che l’URSS non ha lasciato nulla al mondo? L’URSS ha arricchito il mondo e l’ha migliorato, senza quest’associazione di paesi, potreste davvero dire che il mondo di oggi sarebbe stato migliore? La risposta è necessariamente no.

Viviamo in un mondo governato da una sola potenza e alla mercé della classe dominante, dove i diritti dei lavoratori, conquistati col sangue e col ferro, vengono erosi ad una velocità spaventosa; la disoccupazione sale a livelli critici; i governi possono permettersi di agire come vogliono poiché sono ben coscienti che non c’è alcun concorrente a cui i lavoratori posso guardare per difendersi e ribellarsi; nessuno a cui appellarsi; nessuno che difenda una nazione attaccata dall’altra o che si faccia scrupoli ad intervenire militarmente a causa di un altro gigante che non avrebbe mai permesso uno scontro diretto. I diritti dei lavoratori sono calpestati e il welfare è demolito per far spazio al potere dei grandi capitalisti che, ormai, non hanno davanti a sé masse di partiti comunisti pronti a rivoluzionare il sistema e a far tremare i loro privilegi, noi oggi paghiamo a un prezzo carissimo la scomparsa dell’URSS e la retrocessione del socialismo.

La storia, se studiata, insegna che tutto ciò che i lavoratori hanno ottenuto, l’hanno conquistata al prezzo di lotte durissime, non grazie al voto o rimanendo a casa ed indignandosi. L’eredità dell’URSS sta oggi perdendo la sua forza e l’avanzata del capitalismo non porta alcun miglioramento sociale, il mondo non ha guadagnato niente dalla scomparsa del socialismo, anzi sta perdendo diritti faticosamente raggiunti dai lavoratori che hanno avuto il coraggio di combattere.

Lavoratori, studenti, il quadro è chiaro: senza il socialismo la piovra capitalista avvolge il mondo con i suoi tentacoli e lo stritola ogni anno che passa; l’Unione sovietica era fondamentale e oggi bisogna rendersene conto, la sua caduta è stata un disastro e bisogna riscoprire la sua eredità e portare avanti con forza le idee socialiste che hanno permesso a molti lavoratori occidentali di avere diritti altrimenti mai concessi! Non abbiamo forse davanti a noi, tirate le somme, i risultati di questo paese? Perciò possiamo dire con forza: socialismo, o barbarie!

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