Politica Estera

Published on novembre 22nd, 2012 | by Militant

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LO STERMINIO DI MASSA NELLA VARIANTE ISRAELIANA

Ci pare impossibile che qualcuno non lo abbia ancora capito, ma sarà ancora il caso di ripeterlo alla luce della tragedia di Gaza di questi giorni.

Lo stato di Israele, braccio armato dal 1948 degli USA per l’esproprio dei territori arabi, continua con lucida pervicacia la politica di sempre: pulizia etnica, stermini di massa, sgombero forzato dei territori di cui hanno deciso di essere gli assoluti padroni.

 La storia dello stato di Israele, che nulla ha da invidiare alla politica di espansione del nazismo hitleriano, è dalla sua nascita una storia di massacri.

 Sarà il caso di citare il primo:

Il Massacro di Deir Yassin (Dayr Yāsīn), fu un massacro consumato il 9 aprile, sei settimane prima della proclamazione dello Stato di Israele e prima che scoppiasse la conseguente guerra nel 1948, ad opera di membri dell’Irgun guidati dal futuro Primo ministro israeliano Menachem Begin ai danni degli abitanti arabi dell’omonimo villaggio sito presso Gerusalemme ovest, nella Palestina all’epoca sotto Mandato britannico.

 

Lo storico israeliano Ilan Pappé , nel suo libro A History of Modern Palestine, asserisce:

« Alcuni massacri furono commessi nei pressi di città con popolazione mista. È possibile che si intendesse indurre alla fuga, come in effetti avvenne, i palestinesi residenti nelle zone cadute in mano ebraica, agitando la minaccia della fucilazione o della cacciata. Queste atrocità non furono commesse a caso: rientravano, infatti, in un piano di carattere generale finalizzato a sbarazzare il futuro Stato ebraico dal maggior numero possibile di palestinesi. »

(A History of Modern Palestine, trad. ital. Storia della Palestina moderna, Torino, Einaudi, 2005, p. 160.)

Da allora tutta la politica dello stato di Israele non si è più spostato di una virgola.

 

I sedicenti governi democratici e la cosiddetta opinione pubblica democratica israeliana ha sempre appoggiato con soddisfazione la espulsione sanguinaria di milioni di palestinesi dalle loro terre.

I cosiddetti scrittori democratici ebraici con le loro finte azioni compassionevoli hanno coperto ancora di più le azioni criminali del loro governo.

 

Da Deir Yassin in poi, ogni giorno una lunga scia di sangue ha portato milioni di palestinesi o alla morte o alla sopravvivenza miserabile nei campi profughi, e persino in questi luoghi infami si è abbattuta la furia nazista dei sionisti israeliani, come nel settembre del 1982 nei campi di Sabra e Shatila, Libano, in cui miliziani al soldo dello stato maggiore israeliano massacrarono 3500 civili.

 

Qualcuno può non vedere come gli attacchi a Gaza, da Piombo fuso del dic 2008 (1250 morti, praticamente tutti civili), a quello dei nostri giorni, (ma anche tutti i fatti precedenti, a Gaza e dovunque in Palestina) abbiano l’ unico scopo di uccidere quanti più palestinesi possibile per provocare la fuga dei superstiti ?

 

Ogni giorno in Palestina decine di ettari di terreno vengono sottratti ai legittimi proprietari a cui viene impedito di circolare nelle città del loro territorio cinte da un assedio feroce e inumano.

Cibi, acqua, medicinali e generi di sopravvivenza vengono somministrati in modo saltuario e arbitrario, proprio come nei lager infami di Hiltler e di Mussolini.

L’uccisione dei bambini non è “un inevitabile effetto collaterale”! La maggior parte degli israeliani percepisce con soddisfazione l’eliminazione di un individuo che tra 5 o 10 anni diventerà un pericoloso nemico.

Chiuderemo con alcuni brani della lettera di Nelson Mandela al giornalista israeliano Thomas Friedman:

 L’apartheid e’ un crimine contro l’umanita’. Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprieta’ e della loro liberta’. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazione razziale e disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, in particolare bambini.
La risposta data dal Sud Africa agli abusi dei diritti umani risultante dalla rimozione delle politiche di apartheid, fa luce su come la societa’ israeliana debba modificarsi prima di poter parlare di una pace giusta e durevole in Medio oriente
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