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Published on novembre 23rd, 2016 | by Militant

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Lotta di genere e lotta di classe: inscindibili

Giorno 26 Novembre si terrà la manifestazione Nonunadimeno, volta a denunciare i tentativi fallimentari degli ultimi governi sulla parità dei sessi e lottare in uno dei paesi moralmente più arretrati sulla questione “parità di genere”.

Dagli anni Settanta ai giorni nostri, la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro è cresciuta del 17%. Ciononostante, le donne italiane continuano a farsi carico del lavoro domestico e di cura dei figli nelle famiglie, perpetuando un sistema tradizionale familiare caratterizzato da una divisione del lavoro ineguale e squilibrata. Dall’Indagine Multiscopo dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), emerge che nel 41% delle coppie intervistate il lavoro domestico è interamente a carico della donna, mentre circa due donne lavoratrici su tre dedicano più di 60 ore a settimana al lavoro retribuito e domestico (1).

Questa manifestazione ci permette di affrontare un tema importantissimo, cioè quello dei comunisti, da sempre a fianco delle donne nella loro lotta per l’emancipazione dalla violenza, che non possono non sostenere iniziative volte a denunciare e smascherare il conflitto di genere e di classe e realizzare con le lotte comuni un diverso modello sociale che vada oltre il capitalismo, poiché capitalismo e patriarcato da sempre si sostengono nello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna. Il mantenimento della divisione sessuale del lavoro, propria della famiglia patriarcale, presupposto naturale dei rapporti mercantili, scarica l’antagonismo, tra lavoro produttivo e riproduttivo, sulla donna, a cui viene delegato il lavoro riproduttivo e domestico, considerato come non lavoro, funzione naturale di un soggetto privo di valore. Così facendo non viene trattata come se appartenesse alla società, ma al “regno della natura”.

In Italia Il 14% delle lavoratrici che sono diventate madri nel biennio 2009/2010 ha smesso di lavorare dopo la gravidanza. (2) con una differenza grandissima tra Nord e Sud. Ben il 42,7% delle madri che lavorano ha dichiarato di avere problemi a conciliare gli impegni familiari con il lavoro. Questa percentuale sale tra le lavoratrici a tempo pieno, in particolare tra coloro che svolgono lavoro a turni e non beneficiano di strumenti di flessibilità oraria.

Il capitalismo, fondandosi sul profitto, usa le leggi per scaricare le miserie che produce in modo gerarchico, abbattendosi più violentemente sulle fasce sociali più deboli, come le donne, i bambini e i migranti e costringendo soprattutto le donne ad arretrare rispetto alle conquiste sociali che erano riuscite a guadagnare nel secolo scorso. Non a caso sono i governi più autoritari e fascisti che tendono a farsi portavoce della necessità di reprimere l’emancipazione della donna e a riportarla alla sua condizione di ultima tra gli ultimi, come sta avvenendo in Turchia, Polonia, Ungheria (3 E’ necessario rimettere in campo il rapporto della donna con l’uomo e comprendere come i conflitti tra i due generi vengano acuiti da un sistema che tende a dividere per meglio dominare la grande classe dei lavoratori. L’appropriazione privata della produzione femminile, l’asservimento, l’esclusione, l’emarginazione della donna, la sua inferiorità di fatto e di principio si pongono come il sottofondo dell’appropriazione capitalistica di ogni altro tipo di forza lavoro. Secondo il Gender Gap Report 2016, le donne guadagnano meno degli uomini. Per l’esattezza, gli uomini guadagnano il 12,2% in più e, all’opposto, le donne guadagnano il 10,9% in meno degli uomini(4). Da questo emerge come le donne non solo tendono ad essere emarginate e sfruttate nella vita domestica non riconosciuta per la sua importanza sociale, economica e vitale, ma doppiamente sfruttate nel mondo del lavoro.

Ricordiamo inoltre che grazie alla lotta congiunta contro lo sfruttamento di genere e di classe si è riusciti a produrre un salto di qualità della donna nella società e come questa continua ad essere necessaria oggi, in un mondo dove la caduta dei paesi socialisti ha incitato i capitalisti e i movimenti conservatori e retrogradi. Vogliamo quindi concludere citando Marx, il quale scrisse chiaramente nei suoi manoscritti economico-filosofici “Il rapporto immediato, naturale, necessario dell’uomo con l’uomo è il rapporto del maschio con la femmina(…)In questo rapporto naturale della specie il rapporto dell’uomo con la natura è immediatamente il rapporto dell’uomo con l’uomo. In base a questo rapporto si può dunque giudicare interamente il grado di civiltà cui l’uomo è giunto”. Per una società migliore, oltre il capitalismo, sosteniamo le donne e lottiamo tutti insieme.

(1)file:///C:/Documents%20and%20Settings/Utente/Documenti/Downloads/RAPPORTO%20ISISTAN%2016_26_web.pdf

(2)http://secondowelfare.it/privati/aziende/maternita-e-lavoro-in-italia-capire-il-problema-per-trovare-le-soluzioni.html

(3)http://archivio.panorama.it/mondo/Ungheria-la-violenza-sulle-donne-resta-legale

(4)http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/03/03/lavoro-ce-differenza-tra-uomo-e-donna-lo-stipendio-dice-di-si-per-le-donne-109-in-meno/


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