Approfondimento

Published on aprile 7th, 2016 | by Militant

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Noi comunisti e i referendum

Non è certo una discussione accademica quella che riguarda l’approccio che i comunisti devono avere rispetto ai referendum. Partecipare o non partecipare al voto (e alle campagne referendarie) è una questione di notevole importanza, pur non riguardando la strategia ma la tattica che i comunisti devono mettere in campo.
Sulla questione abbiamo alcuni punti fermi e irrinunciabili:

1) Il referendum in sé, com’è strutturato all’interno del quadro giuridico borghese, non è uno strumento che consente di cambiare, ma neppure di intaccare, i rapporti di classe dominanti. E ciò non solo per i divieti espressamente previsti – e non a caso –  dalla Costituzione, ma perché lo Stato si organizza in modo da essere funzionale agli interessi dominanti. Non capire questo vuol dire diventare facile preda delle suggestioni, promosse e incentivate dall’ideologia della classe al potere.

2) Su determinate questioni (come ad esempio, storicamente, divorzio e aborto, o più recentemente il referendum sulle trivellazioni nei mari) che toccano argomenti importanti e sentiti da  una parte rilevante della popolazione sarebbe errato non intervenire. Ma senza pensare che un “si” in una scheda possa risolvere il problema, frenando gli istinti bestiali del padronato ad accumulare devastando l’ambiente. Sgomberiamo, quindi, il campo da possibili equivoci; anche se dovessero vincere i si, non si andrebbe oltre a un’espressione di limitata resistenza all’arroganza proprietaria; tuttavia i problemi di fondo resterebbero intatti.
Il nostro intervento nella campagna referendaria è finalizzato a dimostrare che capitalismo e ambiente sono incompatibili, che l’affermazione della logica del profitto oggi porta come inevitabile conseguenza la distruzione della vita sul pianeta.

3) Se non siamo saccenti, se pensiamo che sia profondamente errato porci come cattedratici di una purezza teorica sterile e inconcludente, allora dobbiamo avere chiaro che tutti gli spazi che si offrono ai comunisti per avvicinare al comunismo chi è privo di coscienza di classe vanno utilizzati, senza esitazioni. Questo è, appunto, il caso del referendum sulle trivelle e il senso della nostra posizione.

4) Il referendum costituzionale, previsto per il prossimo autunno, riguarda, invece, l’architettura organizzativa dello Stato capitalista italiano. E vede contrapporsi due schieramenti totalmente interni al sistema padronale, che si contendono la scelta delle forme “istituzionali”, “democratiche”, che devono garantire la sottomissione delle masse popolari.
Ma c’è di più e di peggio; entrambe le fazioni cercheranno di convincere le masse popolari a scendere in campo per una causa che non è la loro, a “spendersi” per una battaglia che li vedrà comunque perdenti e succubi di chi regge le fila dell’economia.
La nostra “campagna referendaria” di ottobre non sarà, quindi, per la difesa o la modifica della Costituzione, ma per denunciare che la stessa Costituzione è un inganno perpetrato contro gli interessi delle masse popolari, a difesa del sistema capitalistico.

Troppe volte, in Italia, larghi strati della popolazione hanno combattuto per gli interessi della classe dominante e delle sue diverse frazioni. E’ invece il caso di assumere la consapevolezza, da parte degli sfruttati, di essere classe e di prendere in mano, in prima persona, la battaglia per il proprio futuro, che è battaglia per l’emancipazione sociale e politica. Su questo, e non su altro, costruiremo il nostro intervento politico in occasione del referendum di ottobre.

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