Approfondimento

Published on giugno 2nd, 2016 | by Militant

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Per la difesa della Costituzione ….ma quella sovietica del ’18!

Da diversi giorni è in corso una vera e propria “chiamata alle armi” per difendere la Costituzione italiana. Ne abbiamo sentite di tutti i colori: dalla barzelletta della “Costituzione più bella del mondo” alla falsificazione vera e propria per cui la Costituzione italica sarebbe, addirittura, nata dalla Resistenza!
Non si tratta di un banale falso storico  – nessun partigiano, infatti, ha mai deciso di prendere le armi per la realizzazione della vigente costituzione borghese –  ma del tentativo stomachevole di trasformare i partigiani negli artefici di una costituzione che ha rinnegato le prospettive di cambiamento sociale che animavano la stragrande maggioranza dei partigiani stessi.

La Costituzione ha simboleggiato non la Resistenza ma il suo tradimento e cioè è stata un “pactum sceleris” che ha sancito la legittimazione – post-fascista – del potere dei capitalisti e della schiavitù dei lavoratori.  L’asse De Gasperi – Togliatti ha disarmato i partigiani, amnistiato i fascisti, ha messo ai loro posti prefetti e magistrati che avevano fatto carriera durante il fascismo, ha legittimato il Concordato.
Le direzioni riformiste del passato (a partire dai gruppi dirigenti del PCI) e le loro sbiadite copie del presente, ancora una volta, lanciano appelli a difendere un pezzo di carta che per settant’anni ha garantito alla classe dominante i propri privilegi, e alla classe subalterna il “diritto” a farsi sfruttare.

La bandiera del partito della Costituzione è rappresentata efficacemente dall’appello di 56 costituzionalisti che smentiscono, essi stessi, il luogo comune dell’”attentato alla democrazia” da parte del governo Renzi. Questa riforma – ci dicono – non è “l’anticamera di uno stravolgimento totale della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo”.  Anzi, secondo gli esimii professori – che all’epoca della riforma Gelmini, che ha distrutto l’Università pubblica, si sono ben guardati dallo scendere in campo – l’iniziativa del governo è piena di “condivisibili intenti”. Il progetto di riforma costituzionale sarebbe criticabile perché non è “frutto di un consenso maturato tra le forze politiche”, perché non realizza un “regionalismo cooperativo”, perché la riduzione dei senatori, la soppressione delle provincie e del CNEL “non sono modi adeguati per garantire la ricchezza e vitalità del tessuto democratico del paese”.
Tutto qui. Per quale motivo, allora, gli sfruttati, i lavoratori precari, i pensionati al minimo, i senzatetto, i disoccupati dovrebbero dimenticare la loro miserabile condizione sociale e mobilitarsi? Perché Renzi non ha coinvolto neofascisti, forzitalioti e pentastellati nel suo progetto costituzionale? Per garantire a un sottobosco di parassiti che albergano nelle amministrazioni locali come al Senato di proseguire la loro carriera?

Andiamo al dunque, alla questione di fondo. La baracca capitalista è in crisi, le forme costituzionali sono ormai obsolete e destinate ad essere spazzate via anche formalmente (pensiamo al vincolo del pareggio di bilancio, allo sottoposizione – anche formale – delle scelte economiche di un paese alle decisioni dei poteri capitalisti e finanziari europei). La Costituzione ha proclamato essa stessa la sua inutilità nel momento in cui  ha recepito il principio della subordinazione delle leggi italiane a quelle dell’Unione europea.
E ciò dimostra che il referendum costituzionale è ingannevole quanto, se non di più, quello promosso da Tsipras lo scorso anno, che ha sancito la fine di ogni retorica e inconsistente illusione “sovranista” nell’Europa del capitale.
Il fronte del “no” lancia appelli a “salire sul Titanic”, che degnamente rappresenta una costituzione pressoché affondata; invita a mobilitarsi per “l’autonomia” del senato e delle regioni, come se da queste fossero scaturite chissà quali conquiste per le masse popolari in questo paese!
Battersi per tutelare i formalismi costituzionali dello Stato post-bellico è un obiettivo fuorviante, controproducente, dannoso per le classi subalterne.
Il “duello” costituzionale vede fronteggiarsi opposti conservatorismi, tanto litigiosi sulle parvenze costituzionali quanto uniti nel servire gli stessi interessi di classe, così come hanno fatto i governi di centrodestra e di centrosinistra che si sono succeduti al governo in tutti questi anni.

Alle masse sfruttate diciamo: aprite gli occhi, andate oltre le diatribe costituzionali della borghesia, rifiutate di partecipare a un referendum che non vi appartiene, assumente in prima persona, e senza deleghe alle forze politiche opportuniste, la battaglia per affermare i vostri diritti.

A quanti, in buona fede ripetono acriticamente il ritornello “la Costituzione non si tocca” diciamo che sono caduti in un inganno, che quest’inganno li porta ancora una volta fuori strada, a giocare la partita con le carte truccate da direzioni politiche asservite agli interessi dominanti. L’epoca della “ragionevolezza”, della “rinuncia tattica”, degli obiettivi di piccolo cabotaggio ha portato settant’anni di rovinose sconfitte per le battaglie delle classi subalterne in Italia.
E’ ora di invertire questo corso rovinoso, di dirigere la lotta contro i falsi obiettivi costruiti “ad hoc” per impedire agli sfruttati di prendere coscienza della loro condizione e lottare per un cambiamento radicale, socialista, della società.
Ai sacerdoti della Costituzione italiana rispondiamo che la nostra Costituzione è un altra: è la Costituzione della rivoluzione sovietica del 1918.

Quella Costituzione rappresenta uno straordinario ponte verso il futuro, un formidabile programma politico che il paese dei Soviet riuscì  a realizzare.  Quella Costituzione ha sancito l’espropriazione dei capitalisti, il potere degli operai e dei loro organismi, prevedendo deputati eletti nei luoghi di lavoro e con ruolo sempre revocabile, senza privilegi;  quella Costituzione ha realizzato una democrazia sconosciuta alla più democratica delle repubbliche borghesi abolendo ogni distinzione tra cittadino russo e straniero, stabilendo il diritto gratuito all’aborto e al divorzio, avviando la liberazione dalla schiavitù domestica di decine di migliaia di donne, grazie ad investimenti enormi in servizi sociali, mense e asili.

Cosa ci insegna quella Costituzione e la rivoluzione che l’ha prodotta? Che solo il rovesciamento della dittatura dei capitalisti, solo la dittatura del proletariato, può realizzare sino in fondo le stesse rivendicazioni democratiche.
Da qui occorre partire!

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