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Published on dicembre 2nd, 2016 | by Militant

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REFERENDUM COSTITUZIONALE: LA POSIZIONE DEI COMUNISTI

Domenica 4 dicembre si voterà la riforma costituzionale proposta dal governo Renzi. Il paese è nettamente diviso e sono solo due le parti a cui viene data voce in televisione: il fronte del si e quello del no. Non è stata minimamente considerata la posizione di chi invece, non per menefreghismo ma per ragioni politico sociali ben precise e ragionate, ha deciso di non partecipare alle votazioni, bocciando non una semplice riforma, bensì il contesto in cui tale riforma è stata sviluppata. Red Militant appartiene esattamente a questa parte politica e di conseguenza, cercheremo di riassumere brevemente in questo articolo le ragioni di una scelta.

Perché non voteremo SI
Il fronte del si vuole farci credere che diminuendo il numero dei politici ed eliminando un ente statale inutile, si possa avere di conseguenza una sanità migliore, un’istruzione migliore e un paese migliore in generale. Se davvero così fosse, paesi come gli Stati Uniti d’America dovrebbero essere il paradiso terrestre, dal momento che contano solo 500 parlamentari per 306 milioni di abitanti. Purtroppo invece sappiamo bene che sono pochi gli statunitensi ad avere diritto ad una degna assistenza sanitaria e anche le scuole altro non sono che enti sottomessi al volere di aziende private, che tra l’altro già preselezionano gli studenti e decidono quanti integrare al meglio nel mondo del lavoro e quanti no, attraverso un giro di raccomandazioni e soldi neanche lontanamente quantificabili.
Prendersela con i politici in quanto persone corruttibili, fallaci e spesso inette è diventato ormai lo sport nazionale italiano, con tanto di competizioni da bar sul lancio di insulti più gravi ad essi rivolti. Per quanto da un lato questa forma di critica personale ed individuale possa trovare esattezza nei fatti di cronaca, bisogna anche prendere consapevolezza del fatto che senza una critica più profonda e sostanziale al sistema capitalistico in cui tali personaggi della politica sguazzano da sempre, questa situazione difficilmente troverà una via di cambiamento positivo.. E chi meglio di Marx può guidarci in questa critica?

Perché non voteremo NO
Dall’altra parte invece abbiamo il fronte del NO, convinto di essere il difensore di una democrazia che in realtà in Italia non è mai esistita, nemmeno durante il primo periodo post fascista, dove venne sì fatta una ricostruzione generale dal nulla, ma sempre pagata dalle tasche dei ceti più poveri alle casse dei più ricchi. Tutti i pericoli da cui ci mettono in guardia i finti rivoluzionari del no qualora dovesse vincere il fronte opposto, sono inoltre delle condizioni pietose già concretamente esistenti nel nostro Paese. “Se vincerà il si”, dicono gli anti renziani del no, “sarà più facile per il PD governarci”. Ci chiediamo davvero stupiti dove abbiano vissuto finora queste persone dal momento che il PD, come altri partiti analoghi, non ha mai riscontrato alcuna difficoltà a governare. Il Partito Democratico è riuscito a portarci tranquillamente nell’area dell’eurozona, dove perfino la moneta di intere nazioni è stata monopolizzata ad una ristretta élite di ricchi sfruttatori ed ha poi varato una serie di provvedimenti antipopolari fino ad oggi con una facilità davvero estrema. Tutto questo è successo, non con la riforma Renzi ma con il sistema politico già attualmente in vigore. In sostanza il fronte del no, si accorge che i lavoratori sono a rischio solo quando i pericoli maggiori sono arrivati da tempo e da semplici pericoli sono già divenuti purtroppo disastri reali e concreti. Volendo fare una metafora, possiamo dire che dopo aver visto la nostra abitazione crollare in mille pezzi (abbattuta evidentemente dai vari governi borghesi), il fronte del no viene saccente davanti al cumulo di macerie restanti, dicendoci: “attenti, qualcuno vuole distruggervi la casa”. Costoro dichiarano di voler mettere i bastoni tra le ruote ai poteri forti, dimenticandosi che anche alcuni dei servitori delle più grandi banche private e delle più grandi multinazionali come Mario Monti, Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani voteranno per il no. Perfino il “The Economist”, rivista borghese e neoliberista legata alla famiglia Agnelli e alla famiglia Rothschild ha dato indicazione agli italiani di votare no. Questo sta a dimostrazione del fatto che questi poteri non hanno alcun timore di un referendum che in ogni caso, a prescindere dal suo esito, non toglierà loro né potere e né ricchezza.

Perché non voteremo.
Non ha senso votare una riforma che, anche nelle più rosee delle previsioni, manterrà invariata la situazione sociale della classe lavoratrice e la ricchezza e il dominio della classe degli sfruttatori. Come già scritto negli articoli precedenti, i lavoratori devono rifiutarsi di giocare una partita con le carte truccate dalla borghesia e dimostrare che è finito il tempo dei giochini di potere. Devono dimostrare di essere ancora in grado di poter capire la loro situazione e le reali cause ad essa legate. Il compito dei comunisti è esattamente quello di spiegare con chiarezza queste cause e non certo quello di creare l’ennesima illusione di una difesa di diritti formali che in realtà non si sono mai visti. Noi Red Militant difendiamo un’unica costituzione: quella leninista del 1918.

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