Politica Interna

Published on febbraio 17th, 2014 | by Militant

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Renzi e l’ultimo colpo di coda della borghesia

“Dateci un Paese normale e vi faremo vedere di cosa siamo capaci”. E’ con queste parole del presidente di Confindustria Squinzi che la borghesia industriale italiana decreta il passaggio di consegne al nuovo ologramma politico, Matteo Renzi, e sancisce l’ascesa alla fase due: la “normalizzazione” appunto. Da lì a poche ore, infatti, la direzione nazionale del Partito democratico avrebbe votato la sfiducia all’ormai “rottamato” Enrico Letta e assegnato al Sindaco di Firenze il ruolo di “ricostruire radicalmente” la democrazia italiana.
Non più sufficienti, dunque, le risposte dell’Esecutivo Letta-Alfano che in un estremo tentativo di salvare la pelle mettevano sul tavolo il programma di governo “Impegno 2014”. “E’ stata fatta una buona analisi – commentava Squinzi – ma non sono state date le risposte che ci aspettavamo”. E come in un perfetto duo canoro, pronta la risposta al ‘presidentissimo’ Squinzi con la “smisurata ambizione” del Pd e del suo segretario, già salito in sella alla nuova fase.
Una “smisurata ambizione” tutt’altro che personale – ne diamo atto a Renzi – ma certamente di classe. L’ambizione a costruire “Un Paese normale”, dunque, affinché possano mostrarci “di cosa sono capaci”. Quello scatto in avanti che serve per “rottamare” ed archiviare definitivamente la fase dell’accordo e della concertazione con i lavoratori ed i loro finti rappresentati politico- sindacali – pur se nell’ immutato quadro di sfruttamento capitalistico – che ha caratterizzato i decenni che ci lasciamo alle spalle.
Nulla di nuovo, in realtà, nel programma padronale di Renzi e Squinzi se non nelle scadenze più serrate e nel linguaggio più apertamente reazionario. La “rottamazione” e la conseguente ‘nuova fase’ non nasconde la volontà di travolgere e cancellare una volta per tutte quel simulacro di regole democratico-borghesi rappresentato dalla Costituzione repubblicana e sventolato sino all’altro ieri come presupposto politico necessario ed imprescindibile. In mezzo a tante esibizioni di dialettica chiacchierona, il vero colpo secco: l’abolizione del bicameralismo camuffata da necessità di ridurre le spese per il Senato.
In un unico fulmineo passaggio, qualunque attuale o futuro Renzusconi farà approvare ciò che gli serve e nella misura che gli serve. Come mai i Padri Costituenti non ci avevano pensato allora? Erano proprio dei tonti!
La Terza Repubblica vuole nascere all’insegna della stabilità governativa e della sveltezza nelle procedure economico-legislative, con un Pantheon ideologico di vecchi arnesi (su tutti, l’ex premier britannico Tony Blair) ed un ‘parco auto’ ministeriale degno del più terrificante museo degli orrori del capitalismo nostrano. Dal direttore generale di Luxottica al Diego Della Valle di Tod’s, passando per il numero uno delle Ferrovie, Moretti, la borghesia industriale fa a gara per prenotare un posto in prima fila nel governo di Confindustria.
Ai lavoratori, ai precari ed ai disoccupati, vittime sacrificali già designate, ed a tutti gli autentici comunisti, non resta che unire la lotta contro quest’ultimo colpo di coda della borghesia, consapevoli del fatto che la guerra al lavoro assumerà sempre più i connotati di una sanguinosa escalation reazionaria, ma altrettanto certi del fatto che uniti nel processo rivoluzionario saremo noi che mostreremo loro “ciò di cui siamo capaci”.

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