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Published on giugno 20th, 2014 | by Militant

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Renzi in Cina, delocalizzare prima di tutto

E’ passata quasi inosservata la “missione” di Renzi in Asia. quasi che si trattasse di un innocuo viaggio-premio per il vincitore delle elezioni europee. In realtà il primo ministro ha manifestato la propria riconoscenza ad uno dei suoi più autorevoli, anzi al più autorevole, dei suoi sponsor elettorali, la Confindustria.
Gli affari (quelli dei padroni) non ammettono perdite di tempo e necessitano lo sfruttamento di manodopera a basso costo. Ed ecco apparire, in Cina e Vietnam tutti i vampiri del proletariato internazionale: da Luxottiaca alla Merloni, dalla Piaggio all’Ansaldo c’erano proprio tutti. Renzi, da buon mediatore dei loro affari,ha contrattato condizioni di favore per le imprese italiane e garanzie per i loro prodotti, in un ciclo produzione-consumo che ha sempre la stessa vittima predestinata: il proletariato. Quel proletariato che viene sfruttato in quei paesi (in primis Vietnam e Cina), così come il proletariato italiano che viene spinto a sposare futili e insignificanti nazionalismi quando, invece, i padroni tricolori hanno spostato ben distante dai confini nazionali le loro linee produttive, assicurandosi  – costo quel che costi- i loro selvaggi interessi.
La “sinistra” italiana, sonnacchiosa e inutile, registra gli scontri tra bande all’interno della lista Tsipras e neanche si accorge dei problemi drammatici che attanagliano i lavoratori e i disoccupati. Il loro problema oggi è spartirsi, i seggi al parlamento europeo. Sullo sfondo l’alternativa sempre più evidente è quella tra capitale e lavoro. I sognatori di scorciatoie ed “altre europe possibili” sbattono la faccia contro la realtà.

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