Approfondimento

Published on aprile 5th, 2016 | by Militant

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Ricordando Vincenzo, le sue “Tesi sul parlamentarismo”

A un anno dalla scomparsa del compagno Vincenzo Finocchiaro  – avvenuta il 5 aprile dello scorso anno – Red Militant lo ricorda con l’affetto e la riconoscenza che si deve a chi, come Vincenzo, ha dedicato tutta la sua vita al comunismo.
Vincenzo univa un grande rigore teorico, una inflessibilità sui principi, una lotta senza compromessi contro l’opportunismo, in tutte le sue varianti storiche con un’altra grande dote: la capacità di comunicare i suoi insegnamenti a compagni più giovani, a proletari che non avevano mai fatto militanza politica, avvicinandoli alle nostre idee, combattendo la campagna di veleno e di mistificazione anticomunista che la classe dominante,  da sempre, porta avanti.
Nel primo anniversario della sua scomparsa lo vogliamo ricordare pubblicando alcuni estratti di un suo scritto del 1970 intitolato “Tesi sul parlamentarismo”, che era parte del documento costitutivo di “Orientamento comunista” di cui Vincenzo fu promotore.
Lo scritto è di straordinaria attualità e di enorme valenza formativa. In poche righe Vincenzo ci spiega lo spartiacque tra i comunisti e gli altri, quelli “di sinistra”, quelli che si dicono “compagni” ma in realtà accettano di diventare pedine del gioco e delle regole costruite dalla classe capitalista.
Vincenzo smaschera con grande lucidità la balbettante subalternità di quanti, oggi,  ripropongono una vetusta e logora campagna per la “difesa della Costituzione”, dimenticando che quella carta costituzionale fu il simbolo dell’inganno e del tradimento delle prospettive di cambiamento di tantissimi proletari e partigiani.
La contraddizione fondamentale  – ci spiega Vincenzo – non è certo quella tra “democrazia” e autoritarismo, entrambi strumenti del dominio di classe dei padroni, ma quella tra capitalismo e comunismo.
Non comprendere questo significa accettare di muoversi entro i confini delineati dal nostro nemico, di giocare la partita con le carte truccate dalla classe sfruttatrice.
Ci piace concludere questo ricordo con le parole con cui Vincenzo presentava  le sue Note – In riferimento al Capitale di Marx: “non ci dispiace essere considerati degli ostinati o dei fissati. Siamo lieti di poterci contrapporre, con orgoglio, ai negatori, falsificatori e aggiornatori del marxismo”.
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Tesi sul parlamentarismo
Le forme di governo attraverso cui il sistema capitalistico-borghese esprime il proprio domino sul proletariato, sono di due tipi. Quello democratico e quello autoritario.
Nelle due forme di governo ciò che essenzialmente conta è rassicurare che la produzione dei beni materiali, avvenga su basi capitalistiche, la qual cosa comporta inevitabilmente che il fine sia l’accumulazione capitalistica ed il mezzo lo sfruttamento del lavoro salariato, cioè lo sfruttamento della classe operaia. […]
Questa struttura politico-giuridica, assieme a tante altre propaggini più o meno della stessa natura, con l’aiuto non trascurabile dei partiti revisionisti ed opportunisti (PCI e partiti di sinistra in genere, anche quando questi siedono nei banchi dell’opposizione) crea nel proletariato l’illusione che passando da conquista in conquista, da miglioramenti in miglioramenti, ed anche da sacrifici in sacrifici, si possa superare la forma di amministrazione capitalistica per entrare in quella socialista.
Naturalmente nulla vi è di più ingannevole di siffatta concezione.
Il parlamento diviene di fatto anch’esso uno strumento della borghesia, la quale sa bene, per esperienza storica, che quando un partito si lascia inglobare in questo gioco democratico difficilmente riesce ad uscire da tali maglie per portarsi alla guida rivoluzionaria del proletariato. Anzi vi è da dire che l’accettazione del gioco parlamentare da parte di qualsiasi partito, nell’attuale fase storica del capitalismo, lo esclude dall’essere il rappresentante della classe operaia.
Compito dei rivoluzionari comunisti è quello di denunciare da un lato la natura classista e reazionaria della funzione del parlamento, mentre dall’altro di saper sfruttare tatticamente in modo rivoluzionario gli spazi che la borghesia è costretta a concedere, per motivi interni alla propria composizione.
Il Gruppo di Orientamento Comunista, come conseguenza di tale valutazione sulle forme di governo borghese, elabora le seguenti enunciazioni:
1) Dalla nascita del sistema capitalistico,e durante il corso del suo sviluppo, la borghesia alterna forme di governo che vanno da quello democratico a quello autoritario.
2) Il passaggio da una forma all’altra è determinato da vari fattori quali: grado di sviluppo del capitalismo, condizioni di crisi economica, di crisi sociale e politica.
3) Le due forme hanno in comune, come strumenti di domino e di repressione, la magistratura, l’esercito e la polizia.
4) La forma autoritaria assume diverse denominazioni quali: fascismo, nazismo, militarismo. Esse, nella sostanza, sono la stessa cosa.
5) La forma autoritaria non consente ai partiti di opposizione, interni ed esterni alla borghesia, nessuno spazio politico. Nell’assumere tale forma di dittatura, la borghesia, oltre a sottomettere il proletariato con la forza, sottomette anche alcune frange della propria classe organizzate in partiti. L’opposizione che nasce nei confronti della dittatura risente di questo incesto politico che si viene a determinare, e cioè che il proletariato viene fatto lottare assieme a forze democratiche borghesi per l’obiettivo esclusivo dell’abbattimento del sistema autoritario (Resistenza), la qual cosa comporta, a causa delle direzioni politiche opportuniste, che il fine naturale, che per il proletariato è l’abbattimento del sistema di produzione capitalistico, viene accantonato e le armi vengono fatte impugnare semplicemente per annientare quella parte della borghesia autoritaria e sostituirla con l’altra la quale continuerà, in modo più “democratico”, l’opera di amministrazione capitalistica e quindi di sfruttamento. La borghesia autoritaria viene soltanto sconfitta ma non distrutta. Essa sopravvive nel sistema democratico-borghese e resta in attesa che il mutare delle condizioni storiche le consentano di restaurare il proprio dominio.
6) L’opera di agitazione e propaganda rivoluzionaria, che il gruppo di Orientamento Comunista deve svolgere in seno alla classe operaia a proposito del sistema democratico-borghese e parlamentaristico, deve essere un continuo richiamo alle tesi che il Gruppo stesso ha elaborato.

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