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Published on ottobre 17th, 2011 | by Militant

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Roma 15\10: come e perchè?

Il 15 Ottobre a Roma si è tenuta la manifestazione degli indignados italiani contro la crisi capitalista che vede gli stati borghesi impegnati a salvare le banche sulla pelle delle masse popolari; la manifestazione ha evidenziato la voglia di lottare di decine di migliaia di giovani, di sfruttati, privati della possibilità di costruirsi un futuro dignitoso, costretti ogni giorno a fare i conti con la brutalità del sistema capitalistico e della sua “democrazia”. Si è trattato di un evento importante ma che risultata essere inefficace e insufficiente sia dal punto di vista progettuale che ideologico. Riteniamo che i punti cardine della crisi e della sua risoluzione non siano stati toccati, anzi si sia sfuggiti a categorie come “capitalismo”, “sfruttamento”, “coscienza di classe”, “rivoluzione”, senza le quali si sfila nelle piazze brancolando nel buio. Si tratta di concetti che fanno paura alla sinistra istituzionale che, dopo aver perso le sue poltrone in parlamento, tenta di rifarsi in piazza protestando contro quelle “riforme” che essa stessa ha portato avanti. Protesta sì, ma innocua, altrimenti è tutta una corsa a smarcarsi e a saltare dall’altro capo della barricata, quello dell’ordine costituito: così Casarini arriva a lodare pubblicamente il Papa e le parrocchie (l’Unità del 13 ottobre), e Diliberto a invocare servizi d’ordine contro chi non si omologa (il Messaggero del 16 ottobre). Il collettivo Red Militant non può non denunciare le usuali manovre di speculazione dei media di regime (e di falsa opposizione) costruite sulle “violenze” che si sono verificate durante la manifestazione e che hanno turbato l’immagine che si sarebbe voluta dare al corteo che, negli intenti dei decrepiti leader opportunisti, sarebbe dovuto essere festoso e goliardico, concepito più come un evento mondano che come una manifestazione di lotta radicale contro questo sistema disumano.

Sulle “devastazioni” vogliamo fare un paio di riflessioni: in tanti erano gli infiltrati che dovevano alzare la tensione bruciando le auto e creando danni finalizzati solo a scagliare la popolazione locale contro i manifestanti; in tanti i veri manifestanti che, cappucci sul volto, hanno attaccato i simboli del potere economico capitalista. La questione centrale è che il capitalismo è sull’orlo del baratro. La società somiglia sempre più a una polveriera.

Masse di uomini si riversano sulle piazze, senza rivendicazioni, solo manifestando rabbia e disperazione e si trovano di fronte la repressione come unica risposta del sistema (a proposito: ma perché si tace sui caroselli degli automezzi dei “tutori dell’ordine” e sull’operato dei loro manganelli? Perché non si dice nulla sui manifestanti pestati?).

Di fronte a questa situazione senza via d’uscita – all’interno dell’attuale sistema sociale – si urla contro i “teppisti”, secondo un copione isterico che la borghesia recita nel tentativo di esorcizzare le lotte sociali, convinta dell’eternità del proprio sistema. Anche i nobili francesi lo erano, poco prima che la loro testa finisse sotto la ghigliottina.

Collettivo Red Militant

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