Economia 16626

Published on novembre 9th, 2013 | by Collettivo Red Militant

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Sui tetti mandiamoci i padroni

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A Catania e a Pozzuoli lavoratori affamati dal padrone sono saliti sui tetti dei palazzi minacciando di buttarsi giù. Chiedevano lavoro e salario. I loro interlocutori sono stati prefetti e sindaci. Ancora una volta è l’autolesionismo di classe a farla da padrone.

Lavoratori disperati scelgono di stare lontano dalle piazze, si rivolgono nei momenti di estrema disperazione non ad altri lavoratori ma alla ribalta mediatica sperando che i poteri “democratici” li salvino.

Red Militant esprime incondizionata e piena solidarietà a questi lavoratori.

Ma la drammaticità della situazione ci impone di evitare frasi di circostanza. Viviamo oggi in una situazione dove in Italia ci sono 12 milioni di lavoratori precari e atipici, milioni di disoccupati, in un contesto dove i contratti nazionali di lavoro vengono progressivamente accantonati, in cui il Presidente della Confindustria non perde occasione per chiedere flessibilità e mani libere per i padroni.

In questo contesto l’unica possibile via d’uscita è il collegamento delle lotte su una piattaforma rivoluzionaria, fuori da ogni isolamento, comprendendo l’inutilità di gesti drammatici del tutto inconcludenti nei risultati.

Anni di riformismo hanno costruito la mentalità che il lavoratore si deve identificare con la propria azienda, che occorre rispettare la legalità ad ogni costo, che è inutile lottare. La dimensione collettiva delle problematiche di un’intera classe è finita nel dimenticatoio e ciò ha portato di cedimento in cedimento, di sconfitta in sconfitta.

In questo contesto rivendicare il diritto al lavoro è una battaglia perdente, così come era la battaglia di coloro che distruggevano le macchine per tornare alla produzione artigianale.

Riduzione dell’orario di lavoro e salario ai disoccupati sono gli obiettivi per cui lottare perché pienamente dis-funzionali rispetto agli interessi padronali, perché oggi l’alternativa è tra profitto e fame e ad essa si deve rispondere lottando contro il sistema capitalista, barbaro e disumano, non rivendicando un lavoro che non c’è più.images (4)

E’ tempo che gli sfruttati anziché piegare la testa possano alzarla per affermare il proprio programma politico perché la crisi dimostra chiaramente la bancarotta del sistema capitalista e la sua totale inadeguatezza ad assicurare un’esistenza dignitosa alle masse sfruttate.

E’ tempo che cominci a maturare la consapevolezza che agli sfruttati spetta rompere le catene dello sfruttamento, prendendosi oggi le piazze e domani il governo della società. Ai padroni lasciamo volentieri i tetti, su cui dovranno scappare per sottrarsi alla giusta rabbia delle masse popolari.

 

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