Approfondimento

Published on dicembre 8th, 2015 | by Militant

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Capitalismo a scuola: sfruttamento minorile e vacanze a rischio

“Cari insegnanti,
come sapete la legge 107 approvata lo scorso Luglio in Parlamento fa fare un balzo in avanti al rapporto tra scuola e mondo del lavoro. Per la prima volta l’alternanza diventa un elemento strutturale dell’offerta formativa”.

Così si apre il documento ministeriale che indica le direttive che le scuole dovranno seguire per poter realizzare il “balzo in avanti” che porterà l’ideologia capitalista dentro la scuola. Il documento è molto propagandistico e cerca di nascondere le vere intenzioni del governo che possiamo individuare in tre punti cardine.

1)    Formare e sfruttare, non educare

La vita è l’impiego stabilmente “precario” per il nostro governo
“Poiché la domanda di abilità e competenze di livello superiore nel 2020 si prevede crescerà ulteriormente, i sistemi di istruzione devono impegnarsi ad innalzare gli standard di qualità e il livello dei risultati di apprendimento per rispondere al bisogno di competenze e consentire ai giovani di inserirsi con successo nel mondo del lavoro (…) Affinché i giovano possano costruire nuovi percorsi di vita e lavoro, anche auto-imprenditivi, fondati su uno spirito pro-attivo, flessibile ai cambiamenti del mercato del lavoro, cui sempre e inevitabilmente dovranno far fronte nell’arco della propria carriera”

Questo percorso si fonda sull’alternanza tra scuola e lavoro, all’interno delle aziende. Un’alternanza che può avvenire durante l’orario scolastico, penalizzando i programmi attuali già molto stretti e poco educativi; oppure “Le attività nella struttura ospitante possono essere realizzate anche in periodi di sospensione didattica” ovvero durante le vacanze. Perciò a partire dal 2016 i ragazzi del terzo anno superiore saranno obbligati a lavorare ed essere sfruttati nel corso della loro vita scolastica o extrascolastica, senza possibilità di esimersi dall’obbligo del lavoro. Lavoro coatto che viene spacciato come “Scambi reciproci delle esperienze che concorrono alla formazione della persona” ma che in realtà deve rispettare “La coincidenza tra i desiderata delle strutture ospitanti (n.d.a. Aziende) e i risultati raggiunti in termini di competenze specifiche comuni” perciò la personale attitudine dello studente dovrà conformarsi a quello che il padrone imporrà nella sua azienda per sfruttarlo come meglio crede. A sorvegliare il malcapitato studente-lavoratore ci saranno due tutor, uno esterno e uno interno, che avranno il compito di osservare, giudicare e valutare il lavoro svolto, facendo da mediatori.

La connessione tra scuola e azienda diventa quasi una fusione. Vengono create delle reti che “ connettono funzionalmente i soggetti della filiera formativa con soggetti della filiera produttiva”. Con il tempo ogni scuola potrà diventare un granaio da cui prelevare manodopera facilmente spremibile “Stipulando in autonomia i necessari accordi per costruire partenariati stabili ed efficaci”. Il vecchio ruolo di educazione viene sostituito con quello di formazione, perciò le conoscenze che una scuola dovrebbe dare per poter trasformare ogni studente in giovane adulto con capacità di giudizio, diventano conoscenze che lo trasformeranno in un piccolo impiegato usa e getta.

Addirittura si fa esplicito riferimento alla “Scuola impresa” dove  “Le scuole già oggi possono commercializzare beni o servizi prodotti durante le attività didattiche. Alcune lo fanno saltuariamente, altre in modo più stabile e ricorrente, tutte reinvestono i propri utili a scopo didattico (…). L’impresa didattica funziona come una vera e propria azienda, con un proprio bilancio e i relativi registri di contabilità”.

Non c’è modo migliore per legalizzare lo sfruttamento minorile di questo documento, abbellendolo come un arricchimento personale che in realtà vuol dire solo manodopera a costo zero. Se poi lo studente dovesse essere in difficoltà con il normale percorso scolastico, ecco che si aggiungono anche le difficoltà sul posto di lavoro, perché alla fine del percorso dovranno essere acquisite delle competenze e “La valutazione di tali competenze concorre alla determinazione del voto di profitto delle discipline coinvolte nell’esperienza di alternanza e, inoltre, nel voto di condotta (puniamo i giovani sindacalisti n.d.a), partecipando all’attribuzione del credito scolatisco. Il ministero si lava le mani sui possibili problemi che questa alternanza tra studio e lavoro può causare “In tutti i casi, la realizzazione dei percorsi di alternanza provoca ricadute, sia sul piano progettuale sia su quello organizzativo, di cui la scuola deve tener conto”. La direttiva è una sola “Fateli lavorare!”

lustrascarpe2) L’università è un’ipotesi

“Nell’ipotesi di scelte che indirizzino lo studente verso percorsi universitari o del settore terziario non accademico, l’esperienza di alternanza si rivela strumento indispensabile di orientamento delle scelte lavorative e professionali”.

Ma, scorrendo il testo, più avanti leggiamo che al seguito della “prima fase” di alternanza scuola lavoro, potrebbe seguire “Un’eventuale seconda fase caratterizzata da uno o più contratti di apprendistato a cura delle aziende già coinvolte nei settori di alternanza, che consentirebbe un maggiore e più stabile inserimento dei giovani nel mondo del lavoro già all’interno del percorso di istruzione”. L’università pubblica è oggettivamente un costo sia per lo stato che per gli studenti. Con questa riforma scolastica si cerca di produrre manodopera ultra-specializzata a basso costo e molto giovane, favorendo la progressiva tendenza dei giovani a non proseguire nel loro percorso di studio. Meno studenti universitari vuol dire meno fondi per le università pubbliche, cosa che aumenterà il declino degli atenei statali italiani, a favore di quelli privati. Da una parte ci saranno i futuri impiegati, usciti dalle scuole, dall’altra i giovani dirigenti, abbastanza ricchi per poter avere un’istruzione più lunga e di migliore qualità.

3) Ore di Capitalismo a scuola

L’impresa formativa simulata sarà un modello da seguire per le scuole, che dovrebbe insegnare ai ragazzi come fare a diventare un giovane imprenditore e dare origine a start-up. Sorvoleremo su come questo modello molto americano distribuisca illusioni ai ragazzi sulla possibilità di essere dei “self made man” che nella stragrande maggioranza dei casi non si riesce a realizzare. Invece è molto interessante come questo modello sia un modo per inculcare nei ragazzi la propaganda liberista, difatti nel testo c’è scritto:

“Ha il compito di sensibilizzare il giovane ad una visione sistemica della società civile attraverso la cultura d’impresa, in modo da sviluppare il senso etico dell’interagire con l’ambiente economico circostante, nel rispetto delle conoscenze fondamentali dei concetti di azienda, impresa etica, etica aziendale e del lavoro”.

Il capitalismo entra a scuole e cerca di darsi un volto buono e di creare l’illusione che possa esserci un modo etico per fare profitto e gestire un’impresa. Pura propaganda, che cerca di nascondere le sofferenze che stanno dietro ai più grandi successi imprenditoriali e multinazionali mondiali, che cerca di far dimenticare quello che Marx ha analizzato e che il capitalismo ogni giorno cerca di nascondere. Non può esserci un capitalismo “etico” o un capitalista “etico” perché etica, nel senso di moralità autentica, a misura d’uomo e conforme alla sua dignità,  e profitto sono incompatibili. Può invece esserci un’etica capitalista, che può essere insegnata e che può spiegare ai giovani che il solo modello possibile è quello aziendale e che la loro vita è l’impiego e non è invece l’impiego un triste mezzo che usiamo per poter vivere (e quasi sempre in condizioni alienate e degradanti) e che non dovrebbe occupare tutta la nostra vita.

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