Politica Estera Alexis Tsipras

Published on marzo 23rd, 2014 | by Militant

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Tsipras e la retorica socio-democratica europea

E’ dalla caduta del muro di Berlino che i politici che si rifacevano al modello sociale socialista sono smontati dal cavallo del comunismo e del marxismo e hanno scelto di montare il ronzino della socialdemocrazia. Abbiamo avuto modo di assistere alle più sorprendenti trasformazioni dei programmi politici di soggetti che hanno svuotato il simbolo della falce e martello per poi sostituirla con anonime, ma moderate, stelle rosse o piantine sorridenti. Anche il loro linguaggio ha subito trasformazioni camaleontiche, definendosi semplicemente di sinistra e cercando di inserire la parola democrazia in ogni riga dei loro discorsi.

Con la crisi economica lo spettro del marxismo è tornato a spaventare i capitalisti, i banchieri e tutti coloro che hanno speculato sullo sfruttamento delle fasce più deboli della popolazione ma i politici della “sinistra” non hanno alcuna intenzione di usare le uniche idee che davvero avevano scosso il mondo per un secolo intero. Tsipras è diventato il nuovo campione di questi politici, nel suo programma non esistono riferimenti al comunismo, alla lotta di classe, a Marx ma solo l’ossessiva presa di posizione in favore della socialdemocrazia che viene contrapposta al neoliberismo. Analizzare il suo pensiero significa analizzare quello dei trasformisti degli ultimi vent’anni e non c’è occasione migliore per aprire un dibattito politico riguardo la necessaria ripresa del marxismo come guida per la critica economica e del leninismo come metodo d’azione pratico; per i dubbiosi o per coloro che sostengono Tsipras consigliamo una attenta lettura.

Il modello di Tsipras è la socialdemocrazia, “Per molti Europei, i socio-democratici sembrano l’eco di un’era passata. Non per noi!” per noi marxisti invece si, la socialdemocrazia è stato un sistema politio-economico consolidatosi proprio durante il periodo della guerra fredda che in maniera graduale ha cercato di tutelare sommariamente e superficialmente le fasce più deboli senza intaccare minimamente il sistema di fruttamento capitalista.

Dalla caduta del muro è iniziato il progressivo tramonto della socialdemocrazia poiché non c’è stato più alcun bisogno di mantenere una situazione di equilibrio tra le classi sociali strumentale al mantenimento della condizione di sfruttamento. Ecco perché la socialdemocrazia è stato uno strumento di pace sociale in mano ai capitalisti e non può e non deve più essere riproposto: l’unico modo per riconquistare i diritti perduti delle classi sociali più basse è la riscoperta della lotta di classe. Tsipras non è dello stesso avviso, a suo dire “L’Austerità è una medicina nociva somministrata al momento sbagliato con devastanti conseguenze per la coesione della società, per la democrazia e per il futuro dell’Europa”. Tsipras si rivolge a tutti i comuni cittadini europei, dal dirigente dell’azienda multinazionale, fino all’operaio della stessa azienda, incurante del fatto che il primo cerchi sempre di agire a svantaggio del secondo per garantirsi un profitto più alto, imponendo con le minacce di fuga dal paese, delocalizzazione, licenziamenti ecc. Privo di un esponente politico che difenda i suoi diritti, l’operaio soccombe e china la testa e Tsipras non è sicuramente questo uomo politico.

Cosa propone Tsipras? Un modello tutto americano, come se di America non ne avessimo abbastanza in Italia e in tutt’Europa. L’obiettivo è un “New Deal Europeo” e il programma che propone a suo parere “Aiuterebbe le economie colpite dalla crisi ad emergere dal circolo vizioso della recessione e dell’incremento del debito, a creare posti di lavoro e a sostenere il recupero economico. Gli Stati Uniti ce l’hanno fatta. Perché noi no?”. Il modello tutto statunitense, anche in perfetto accordo con l’obiettivo dei passati dirigenti dell’UE per la creazione degli Stati Uniti d’Europa, è l’obiettivo di Tsipras che non sembra curarsi troppo dell’enorme divario sociale caratteristico del paese capitalista per eccellenza al mondo dove il walfarestate è quasi inesistente e che non è riuscito a migliorare nonostante la propaganda “Yes, we can” di Obama; quella politica antiwalfare è oggi il modello di Tsipras.

Tsipras si scaglia contro l’Europa a due velocità, quella del Nord e quella del Sud: a suo parere l’Europa del Nord dovrebbe cristianamente rallentare per aspettare i fratelli europei degli stati meridionali, mentre questi ultimi dovrebbero incrementare la loro occupazione attraverso Fondi Strutturali dati all’UE, fondi che peraltro esistono oggi e che comunque non riescono a risolvere la questione della disoccupazione. Per i marxisti la questione è posta su un piano diverso, non esiste un’Europa felice del Nord ed una flagellata del sud, bensì esiste la popolazione dell’intero continente europeo che viene egualmente sfruttata e minacciata per favorire gli investimenti delle aziende di tutti i paesi europei. Pura lotta di classe. Prendendo ad esempio la Germania, paese felice del nord per eccellenza, la quasi piena occupazione giovanile è stata raggiunta grazie ai mini-jobs che però distribuiscono stipendi da fame ai giovani, con diritti minimi sul posto di lavoro e che raggiungono quindi un grado di sfruttamento massimo.

Se la scelta è tra disoccupazione cronica e iper-sfruttamento della manodopera e se Tsipras non ha intenzione di analizzare la differenza di classe in tutto il continente ma solo le differenze nazionali, allora la risposta per chiunque abbia giustamente notato qual’è il vero conflitto in atto, non Nord contro Sud, ma Sfruttatori contro sfruttati, non è la socialdemocrazia pseudoamericana di Tsipras.

Vi sono però considerazioni più preoccupanti nel programma dell’uomo nuovo. Si propone un’incremento del potere dell’UE, nonché dei parlamenti nazionali: “Dovremmo potenziare le istituzioni che hanno una leggittima base democratica, come il parlamento europeo e i parlamenti nazionali” e anche “Perché la discussione della democrazia in Europa sia significativa, l’Unione Europea necessita di un Budget significativo e di un parlamento Europeo che ne decida l’allocazione e che insieme ai parlamenti nazionali decida l’esecuzione e controlli sull’efficienza”. Il potenziamento delle istituzioni europee e dei parlamenti nazionali sembra rifarsi ad un motto contraddittorio che suona come “Uniti nella divisione”, piuttosto che “Uniti nella diversità” che è quello originale europeo. Abbiamo assistito in tutt’Europa all’antidemocraticità sia dell’Unione Europea, che dei parlamenti nazionali. I parlamenti nazionali, un po’ ovunque, hanno formato governi di coalizione non eletti veramente dai cittadini, con questi stessi governi hanno poi mandato le forze dell’ordine a reprimere le manifestazioni ad Amburgo, ad Atene, a Roma e a Madrid. Se c’è qualcosa che davvero non è salutare per la democrazia, anche intesa nel senso generale dei socio-democratici, è il potenziamento dei poteri di questi organismi. Peraltro viene anche proposto di erogare più denaro all’UE, come se i governi del Sud Europa tanto cari a Tsipras non ne avessero già poco e come se i governi del Nord non aumentassero la loro morsa sui primi proprio grazie alla maggiore disponibilità economica con cui reggono di fatto le sorti di questa macchina coercitiva di stampo continentale. Non è solo un disastro dal punto di vista socialista e marxista, ma teoricamente anche dal punto di vista democratico. Ultima attenzione và data alla questione immigrazione, anzitutto perché viene tratta in maniera estremamente opportunista; Tsipras così scrive: “pianificare misure per salvare i migranti in mare aperto, per organizzare centri di accoglienza e adottare nuove leggi che regolino l’accesso dei migranti ai Paesi europei in modo giusto e proporzionato, prendendo in considerazione, per quanto possibile, i desideri individuali”. Quanta retorica in una sola frase, che ripulita da tutti gli orpelli semplicemente significa “Finché gli immigrati serviranno, entreranno, in caso contrario la solidarietà verrà messa da parte in favore della convenienza”, opportunismo duro e puro nei confronti di chi scappa dalle guerre che i nostri governi nazionali svolgono nelle zone mediterranee. Ancora più opportunista forse è la frase “L’Unione dovrebbe dimostrare doppia solidarietà: esterna, verso i paesi d’emigrazione e interna, con un giusto collocamento geografico degli immigrati”. Cosa sono gli immigrati? Una piaga per quei paesi che ne hanno troppi ma manodopera a basso costo per i paesi che non sono direttamente esposti ai flussi migratori. Il piano complessivo per aiutare chiunque voglia sfruttare questa manodopera è non solo regolarne l’entrata in base alle giuste esigenze ma anche distribuirli uniformemente cosicché tutti i paesi europei possano godere di questa manodopera a basso costo e disposta a fare qualsiasi tipo di lavoro, dal raccogliere arance in Italia, al minatore finlandese (dove, sfortunatamente per i proprietari delle miniere, i migranti non arrivano e la popolazione locale non è disposta a farsi usare per pochi euro). Il modo giusto per risolvere la questione dell’immigrazione è l’eliminazione dello sfruttamento e l’unico modo per attuarla è l’eliminazione stessa del profitto a cui tutti i banchieri, finanzieri e dirigenti d’azienda tendono, nonché l’immediata cessazione dello sfruttamento delle multinazionali in Africa e delle guerre politiche nel medioriente. Un problema di portata gigantesca, sempre di classe, poiché il povero africano ed il povero europeo sono uniti da un destino comune, quello della miseria, al contrario del connazionale possidente di terre o di aziende pronto ad usarli quando ne avrà bisogno. Tsipras non la pone in questo modo, adotta la tattica centrista che è sicuramente portatrice di voti da parte del cittadino medio che prova fastidio per i lavavetri ma assolutamente inumana ed incurante della situazione generale che causa l’immigrazione.

Tsipras è quindi l’uomo nuovo dei camaleonti di sinistra che oggi cercano di riscattarsi dai disastri delle ultime elezioni nazionali, dove hanno riportato risultati davvero deludenti ma che concretamente non propongono nulla che sia davvero rivoluzionario in un contesto drammatico come quello europeo di oggi. Tsipras populisticamente si rivolge a tutti per cercare di ottenere il massimo consenso ma dietro la sua retorica si nasconde sempre l’opportunismo che ha caratterizzato la sinistra europea dalla caduta del muro ad oggi e che non si rassegna al tramonto della socialdemocrazia. I marxisti lottano invece per il sorgere di un nuovo modo di vedere la società e di trasformarla, con gli insegnmenti scritti duecento anni fa e ancora assolutamente validi seppur con le dovute attenzioni. Gli Stati Uniti d’Europa di Tsipras sono una condanna e un’illusione per le classi sociali più disagiate, un’anestetico per sedare la loro voglia di riscatto. L’oppio dei popoli è la religione ma può anche essere la politica! Si deve ripartire dalla lotta di classe per arrivare ad una soluzione davvero popolare.

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