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Published on dicembre 5th, 2016 | by Militant

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Referendum: nulla cambia, la lotta continua!

Oltre il 30% degli elettori non ha votato al referendum costituzionale. Nonostante tutto, nonostante gli appelli della sinistra sconclusionata e subalterna all’ideologia dominante, del Presidente della Repubblica e di quello del Senato (fino a stamattina), nonostante gli spot televisivi e la propaganda di regime che ci hanno recapitato a domicilio.

Milioni di italiani hanno detto NO all’atto fondamentale della Repubblica, vecchio o nuovo che fosse, hanno detto NO alla retorica falsa e deviante dei “valori condivisi” e del  “patriottismo costituzionale”.

Il sistema della truffa costituzionale, del libro dei sogni spacciato per fondamento di democrazia mostra crepe evidenti. In questo rigetto sta la sofferenza di tanti proletari, affamati ed emarginati da questo sistema, sta la rabbia dei giovani senza lavoro e senza prospettive, dei pensionati sulla soglia della povertà, di tanti che non credono più al libro dei sogni chiamato costituzione, che è servito ad illudere ed ingannare le masse per 70 anni.

La vittoria del No alla riforma istituzionale del governo Renzi viene subito messa all’incasso dalle forze fasciste e reazionarie che sono state determinanti per la vittoria del No e che adesso invocano il diritto a governare come fanno i loro degni compari in tante parti di Europa.

Tanti compagni che si sono impegnati generosamente nella battaglia per il No vedranno crollare come un castello di carte le illusioni che si erano fatti. Nessun cambiamento sociale si avrà con la vittoria del No, men che meno verranno posti degli argini alle politiche antipopolari che proseguiranno con rinnovato vigore.

Il calderone del NO, talmente eterogeneo che ha visto insieme tutto e il contrario di tutto, dai fascisti ai tanti pseudo-partiti “comunisti” sparsi per il paese, la dice lunga sulla indifendibilità del fronte del NO. Ci hanno detto che anche su altri referendum sono esistite questo tipo di “convergenze”. Ma il paragone semplicemente non esiste e chi lo fa è in malafede. Questa volta non si tratta di acqua pubblica o di nucleare ma dell’aderire o meno ai valori fondanti di questa Repubblica, cioè al sistema capitalista con i suoi diritti, a partire dalla proprietà privata dei mezzi di  produzione, e le garanzie di libertà, tanto reali per i padroni, quanto illusorie per gli sfruttati.

Ma c’è di peggio. Chi ha fatto da stampella all’altro consentendogli di vincere? Il centrodestra e i pentastellati sono stati al servizio del “no sociale” oppure è vero il contrario? Questo fronte, ambiguo sin dall’inizio, ha innalzato la bandiera di una costituzione che ha rappresentato il tradimento degli interessi dei lavoratori, che ha costruito uno specchietto per allodole che si mostrava alla classe sconfitta quando prendeva una bastonata dietro l’altra.

“Ma almeno abbiamo la costituzione!” è la litania che hanno ripetuto per decenni i venditori di tappeti della sinistra istituzionale e sindacale. Su questa linea è sostanzialmente scivolato il cosiddetto “no sociale”, facendo di tutto per arruolare gli sfruttati sotto le bandiere di una costituzione che li ha sistematicamente traditi.

Ancora una volta l’autonomia della classe sfruttata è stata rinviata “a tempi migliori” e si è preferito scivolare sulla formula ambigua dell’opposizione ai provvedimenti antipopolari adottati dal governo che non mette minimamente in discussione gli assetti proprietari ed  ha posto come  obiettivo centrale la difesa della “costituzione nata dalla Resistenza”, dimenticando che quella costituzione è nata dal tradimento della Resistenza, o perlomeno della parte maggioritaria di essa e delle istanze di cambiamento sociale radicale che poneva.

Questo schieramento, al di là delle nobili intenzioni di chi lo ha condiviso, è stato protagonista di una battaglia di retroguardia. “Fermiamo Renzi ora, poi miglioriamo la costituzione”, hanno avuto il coraggio di dire! La costituzione non è stata migliorata per decenni, neanche nei periodi migliori delle lotte operaie e studentesche, neanche quando in parlamento esistevano organizzazioni che rappresentavano larga parte del movimento operaio, neanche ai tempi del proporzionale. E ora chi la dovrebbe migliorare?  Chi renderebbe effettivi i diritti astratti e irrealizzabili da oltre un settantennio?

Hanno fermato Renzi? Dimenticano che negli ultimi venticinque anni per tre volte abbiamo fermato Berlusconi e poi i governi di centrosinistra hanno fatto ancora peggio di lui in termini di tagli all’istruzione, alla sanità, di servilismo nei confronti degli USA, di provvedimenti contro gli immigrati e i movimenti di lotta, di smantellamento dei  diritti dei lavoratori, di precarizzazione delle vite di un’intera generazione di giovani.

E allora il problema non è fermare il governo di turno ma fare crescere un movimento anticapitalista che metta in discussione la proprietà privata dei mezzi di produzione, che si ponga l’obiettivo di strappare l’organizzazione della produzione e della distribuzione delle merci al capitale. Senza questo le migliori intenzioni “sociali” si trasformano in tentativi sterili e  donchisciotteschi di trovare scorciatoie a portata di mano, salvo poi rapidamente disilludersi alla vista dell’ennesimo governo della classe dominante che non farebbe altro che tutelare gli interessi di chi comanda nella società.

Con il mantenimento della vecchia costituzione i governi hanno la strada meno agevolata per i loro provvedimenti? Ma da quale punto di vista? Da quello di classe in parlamento non esiste rappresentanza alcuna dei ceti subalterni da tantissimo tempo. Secondo i venditori di fumo chi dovrebbe frenare i provvedimenti antipopolari in Parlamento? I vecchi reazionari di Berlusconi e Salvini o i rampolli di Grillo, tanto arroganti quanto maldestri, ma tutti rigorosamente conservatori dell’ordine esistente?

E allora, chiuse le urne, sgombriamo il campo dalle false scorciatoie istituzionaliste. L’unica garanzia è la lotta, è l’organizzazione, è la ripresa di un vigoroso movimento per l’autonomia di classe, è l’organizzazione autenticamente comunista, cioè rivoluzionaria rispetto a questo sistema sociale che non ci appartiene e che contestiamo nel suo ceto politico come nel suo assetto economico.

Ci rivolgiamo ai tanti compagni, che ancora una volta hanno creduto alla logica del meno peggio, alla falsa ragionevolezza di un No, privo di progettualità e di sbocchi. Non certo con la costituzione si difendono i dritti degli sfruttati, ma solo riprendendo, tutti e con consapevolezza della portata dello scontro in atto, il nostro ruolo per difendere e sostenere le ragioni degli sfruttati.

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