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Published on agosto 27th, 2016 | by Militant

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Terremoto? Prevenzione? Meglio investire su TAV e guerra

Lo scorso 24 agosto l’Italia ha assistito all’ennesima tragedia, causata da un crollo edilizio dovuto a una violenta scossa di terremoto. Sono state oltre 200 le vittime dovute a questo sisma. Riteniamo dunque importante riportare le seguenti osservazioni:

1- PREVENZIONE, QUESTA SCONOSCIUTA.

L’Italia è uno dei Paesi a più alto rischio sismico del mondo. La prima domanda che bisogna porsi è dunque in merito alla prevenzione. Riguardo questo argomento, ai microfoni di SkyTG24, il ministro Alfano risponde: “non bisogna fare ipocrisia. La natura vince sempre sull’uomo”. La domanda che noi avremmo voluto porre successivamente al ministro Alfano sarebbe quindi stata: “senza fare altra ipocrisia, cosa può fare l’uomo per limitare i danni di questa vittoria della natura?”. Ad oggi infatti le conoscenze in ambito sismico non ci consentono di prevedere con precisione quando e dove avverrà una scossa, tuttavia ci fornisce una documentazione importante su quali siano le zone più a rischio. Tali aree sono note ormai da anni e sono state create numerose mappature. Come mai non è stato avviato un piano di ristrutturazione antisismica serio in quelle zone? Negli ultimi anni l’Italia ha preferito investire soldi su opere inutili come il TAV o  ne ha spesi molti altri per comprare armamentari bellici utili solo agli interessi di chi li vende e deli USA. La guerra è un’opera umana che porta distruzione esattamente come la portano i disastri naturali con la drammatica differenza che gli eventi naturali non si possono evitare e controllare, le folli corse al petrolio e le “esportazioni di democrazia” a suon di bombe si. Un Paese che preferisce investire nella distruzione, piuttosto che nella ricostruzione o anche meglio nella prevenzione è una paese seriamente problematico e tuttavia in perfetta linea di continuità con la logica del sistema capitalista. Probabilmente nella logica del massimo profitto ricostruire in stato emergenziale è più conveniente che prevenire, anche a costo di centinaia di morti. Il nostro governo, tra l’altro, negli ultimi anni piuttosto che sulla messa in sicurezza delle aree a rischio sismico ha preferito investire miliardi di euro nel business della guerra che è sia fonte di profitto attraverso la concreta conquista di nuove aree da cui saccheggiare risorse sia fonte di accumulo di profitti derivanti dalla costruzione e vendita di armi (in questi giochetti gli Stati Uniti sono maestri). Non dimentichiamo che per quelle case che crollano come castelli di sabbia le popolazioni hanno pagato, si sono indebitate attraverso mutui e strozzinaggi vari, ogni anno si sono accollate il salasso di tasse salatissime e sempre più alte (usate poi per finanziare guerre e opere, da cui non otterranno alcun beneficio): la casa, il sogno di una vita comprata a caro prezzo e con sacrifici enormi che diventa la tua disgrazia.

2- LE POLEMICHE RAZZISTE

Esistono diversi tipi di sciacalli umani. Ci sono quelli che che agiscono sul campo (quelli che rubano nelle case colpite dal sisma) e poi ci sono quelli che agiscono su internet.

In un’ardua gara tra i meno dignitosi fore i peggiori si stanno rivelando gli sciacalli razzisti che non perdono occasione per sparare a zero sugli immigrati, alimentando una guerra tra poveri che vede la borghesia ridersela alla grande. Per questo tipo di sciacalli, la ragione della povertà non è il capitalismo, non sono le banche, non sono le guerre e non sono nemmeno i politici ladri, gli evasori, i mafiosi, bensì gli immigrati. Con questa assurda convinzione non perdono occasione per metterli in mezzo in qualsiasi contesto negativo, compreso quello drammatico del terremoto. Ma cosa c’entrano gli immigrati con una catastrofe naturale come quella che ha appena sconvolto il nostro paese? Devono forse sentirsi in colpa perché hanno un tetto sulla testa, quando invece i terremotati hanno appena visto crollarsi il loro addosso? Stando a questa assurda logica, dovremmo sentirci tutti in colpa, compresi quelli che alimentano questo razzismo dalla loro bella stanzetta.

Ricordiamo a queste persone che se molti terremotati sono nelle tende non a causa degli immigrati ma semplicemente perché gli alberghi più vicini o sono inagibili o c’è il rischio di altri sismi. Fuori città invece non possono ancora andare, perché le strade sono chiuse dalle macerie, perfino alcune di quelle che finora sono state utilizzate per i soccorsi ora sono state chiuse a causa delle nuove scosse. Elemento forse imprevisto da questi sciacalli è che in tantissimi migranti hanno donato il loro pocket money (2,50 euro a testa) ai terremotati e si sono uniti alla protezione civile per scavare a mani nude sotto le macerie per salvare altre vite umane. Loro, molto più di noi democratici e moderni italiani, sanno che davanti ai drammi non esisono nazioni e razze. Lamentarsi non è mai una soluzione… il razzismo non è mai una soluzione!

3- LA PROPOSTA DELLA MELONI E LA NOSTRA CONTROPROPOSTA

Per aiutare la popolazione colpita dal sisma, una delle maggiori rappresentanti della destra italiana, Giorgia Meloni, ha proposto di destinare il montepremi del Super Enalotto ai terremotati del Lazio.

Ci duole ricordare alla Meloni che la proposta è irrealizzabile in un contesto come quello capitalista, che lei difende con tanta grinta contro il “pericolo comunista”. Infatti quei soldi non sono dello Stato, ma fanno parte di un capitale privato gestito dalla SISAL sulla quale lo Stato non ha alcun potere.

La nostra controproposta invece è la seguente:

in Italia ogni anno si destina una parte del PIL come pagamento di interessi alle banche private, sotto forma di tassazione. Nel 2014, ad esempio, l’Italia ha speso il 4,65% del Pil per il pagamento di questi interessi. La nostra proposta è molto semplice: smettere di destinare questi soldi a banche private e investirli invece per ridare un futuro alle persone sopravvissute al terremoto.

Sappiamo bene che gli interessi della classe borghese sono ben altri e per questo non riteniamo che le nostre proposte potranno mai essere considerate come alternative possibili ma crediamo giusto sottolinearle per evidenziare la distanza fra gli interessi collettivi e quelli di chi ci domina.

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