Approfondimento

Published on settembre 25th, 2012 | by Militant

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Una visione distorta del socialismo: l’eurasiatismo e la geopolitica

 

La confusione e lo smarrimento ideologico, nella definizione di socialismo e delle idee che sono davvero socialiste e che si rifanno al pensiero dei fondatori e promotori di questo sistema sociale, oggi è una realtà lampante. I nemici del pensiero socialista sono innumerevoli, poiché esso è sempre stato un modello sociale alternativo molto scomodo per le attuali forze finanziarie, religiose e politiche che devono tenere a bada le rivolte, causate da ritmi di vita esasperanti per le masse. Qualora queste rivolte assumessero una connotazione socialista, cioè organizzata per costruire un modello di vita alternativo e non solo per la mera ribellione spontanea, sarebbe un disastro per queste forze reazionarie, che quindi puntano a screditarlo in ogni modo. Ma il problema odierno del socialismo è anche un altro, la confusione ideologica dettata, da una parte, dall’impulso di innovare il movimento, che deve essere sempre un passo avanti nelle analisi delle questioni moderne per poter ottenere delle vittorie, dall’altra da quella di non uscire dai margini del pensiero socialista per cadere in revisionismi vecchi e nuovi. Ecco quindi che molto spesso viene utilizzato il termine socialista per definire personalità come Hollande in Francia o Niki Vendola in Italia, anche quando questi non prendono alcuno spunto dall’ideologia veramente socialista e sperimentano varianti politiche poco efficaci e poco concrete. Così moltissimi si definiscono socialisti senza però avere una base di pensiero socialista, utilizzandone solo impropriamente il nome.

Parlerò di una forma di revisionismo moderno che oggi trova una buona parte del suo seguito tra buoni compagni, che spesso però sono poco inclini ad analizzare economicamente le situazioni politiche mondiali e che si appellano ad una diversa forma di analisi, meno scientifica di quella economica e quindi più facile a capirsi e a diffondersi: la geopolitica. Tale revisionismo è l’eurasiatismo moderno.

L’Eurasiatismo moderno è una forma di pensiero politico incline alla demonizzazione del capitalismo e dell’imperialismo statunitense ma all’esaltazione positiva del capitalismo e dell’imperialismo Sino-Russo. Proprio in quest’ultimo punto sta il primo dei suoi errori fondamentali: prendendo in considerazione e criticando unicamente il sistema capitalistico ed imperialista statunitense e quello dei suoi paesi satelliti, esso esalta estremamente quello delle fazioni imperialiste opposte, che in realtà posseggono caratteristiche molto simili al sistema USA o di poco divergenti. Sarà importante suddividere la critica per punti, così da non perdere il filo della confutazione:

1) Prendendo in considerazione aspetti nazionalistici basati sulla geografia e sulla cultura dei popoli vengono sottovalutate le varianti economiche, che in realtà sono quelle che davvero delineano i blocchi che suddividono gli attuali paesi imperialisti. Difatti così viene detto in un articolo di una rivista eurasiatista: “La dimensione eurasiatica del socialismo ha origine nella consapevolezza dell’esistenza della strategia di accerchiamento del continente Eurasia, di cui sono artefici gli Stati Uniti e le nazioni ad essi subordinate.”

Ma cos’è questo continente Eurasia? Esso dovrebbe essere l’unione dell’Europa e dell’Asia. Tale unione dovrebbe essere concessa, forse, per comunanza e convergenza culturale, geografica, finanziaria e politica? Ma nessuna di queste caratteristiche rispecchierebbe la creatura in questione. Infatti culturalmente Europa e Asia sono estremamente diverse, basterebbe solo paragonare le due grandi nazioni eurasiatiche, Russia e Cina, per avere un chiaro quadro delle differenze culturali tra i due popoli. Così come stati minori come Ucraina ed Iran o Bulgaria e Siria. Perciò l’aspetto culturale non è quello che potrebbe addurre all’esistenza di un blocco omogeneo eurasiatico. Forse Finanziaria? Ma Le forme finanziarie di paesi arretrati come la Mongolia, l’Azerbajan, il Turkmekistan, sono estremamente diverse da quelle di grossi paesi come Russia e Cina, finanziariamente sono molto più potenti ed evoluti, tanto da sovrastare questi piccoli paesi limitrofi. La stessa Cina è diversa finanziariamente dalla Russia. La Russia post-comunista ormai è in preda da decenni alla privatizzazione selvaggia, al multi-partitismo, ai commerci esteri molto liberi anche con la stessa Europa che permettono di investire in Russia anche agli imprenditori stranieri come in un normale stato capitalista. In Cina invece vige una strana forma di capitalismo (addirittura secondo alcuni ci sarebbe il socialismo, ma noi non siamo di questo avviso) dove la possibilità di investire nel territorio agli stranieri è concessa in ZES e la proprietà privata è stata riconosciuta solo dal 2004, senza contare che non vi è multi-partitismo. Perciò finanziariamente l’esistenza di questa creatura/continente ancora non è data. Rimane il campo politico, su cui bisognerebbe stendere un velo pietoso. Difatti politicamente vi sono paesi di questo blocco eurasiatico che politicamente non convergono verso un opposizione al modello statunitense, anzi, queste sono le nazioni della penisola Araba saudita, l’India, il Giappone, la Corea del Sud, l’Indo-Cina, La repubblica ceca, la Slovacchia ecc. Perciò forse solo Russia e Cina potrebbero essere i veri e propri paesi che costituirebbero questo blocco eurasiatico, con attorno stati satelliti ex-sovietici oggi sotto l’influenza del capitalismo Russo, l’Iran e la Siria. Paesi incerti l’Afghanistan e l’Iraq. Paesi filo-statunitensi europei, tra i più famosi Germania, Italia, Francia, Spagna e tutti quelli facenti parte della NATO. Tale definizione di Eurasia, perciò, è assolutamente inadeguata.

2) Concentrandosi sul presunto continente Eurasiatico viene messo da parte il resto del mondo e viene a crearsi un analisi monca. Difatti non vengono presi in considerazioni gli avvenimenti che avvengono nei continenti del Sud America e dell’Africa, o comunque vengono considerati solo terreno di battaglia tra le due diverse fazioni. Ma Paesi sud-americani come il Brasile, il Venezuela o il Sud Africa sono forze rilevanti che ormai non possono essere esclusi dall’ottica economica mondiale e giocano un ruolo importante, così come sarebbe sbagliato non considerare gli altri paesi del sud America perché quasi tutti assoggettati all’imperialismo USA, poiché in quel continente si svolgono importanti lotte contro i governi filo statunitensi ;o Africani perché semplicemente considerati troppo deboli per costituire un loro blocco. Per citare un esempio l’ex-governatore libico Ghepardi, come anche l’ex- governatore Egiziano Nasser, hanno spesso cercato di costituire blocchi nord-Africani che potessero contrapporsi all’Europa e all’America, e la loro scomparsa, passata nel caso di Nasser, recente nel caso di Gheddafi, dovrebbe solo spingere a considerare questi paesi come ben più che secondari nel campo delle lotte inter-imperialistiche mondiali. Perciò non può che essere condannata questa focalizzazione sul blocco eurasiatico che tende a creare analisi miopi e parziali delle situazioni mondiali.

3) Le affermazioni sull’anti egemonicità Russa e sull’anti-imperialismo russo sono assolutamente sbagliate. La Russia è un paese capitalista, anche se contrapposto agli USA, come tale non deve essere lodato il sistema russo solo perché anti-americano poiché esso è capitalista e così viene lodato il capitalismo. Non è neanche un capitalismo diverso, poiché investimenti Russi in America ed investimenti americani in Russia sono numerosi. Non è anti-egemonico e anti-imperialista, poiché i paesi attorno alla Russia, come l’Azerbaijan, il Turkmenistan, il Kazakistan ecc. Sono praticamente fantocci alla mercé della finanza russa, proprio come il Messico, la Colombia e il Perù con la finanza statunitense. Inoltre l’esaltazione dell’attuale governo russo è in netto contrasto con qualsiasi forma di socialismo, in primis l’esaltazione nazionalistica data da Putin ad elementi reazionari della società Russa attuale, come la chiesa Ortodossa, o quella fatta da capi di governo medio-orientali con l’Islam. Entrambe queste religioni sono forme coercitive ad uso di governi che non sono socialisti e che quindi usano per tenere a bada le masse dal riscattarsi nel mondo terreno promettendo salvezza celeste. Entrambe queste religioni hanno la stessa forza nei loro paesi quanto in Italia la chiesa cattolica ed il loro potere è estremamente forte ed avverso al socialismo da sempre.

4) La visione geopolitica del pensiero politico eurasiatico fa interpretare in modo distorto e fallace l’assetto delle grandi potenze mondiali. La geopolitica mette in primo piano la nazione e la cultura ma in secondo piano i fattori economici. Il mondo capitalistico e finanziario spesso va al di là dei rapporti tra nazioni. I rapporti tra Cina ed USA apparentemente sono freddi ma imprenditori cinesi investono grandemente negli Stati uniti, costituiscono un importante leva finanziaria per questi. Questo perché il profitto è una forza capitalistica che oltrepassa i confini nazionali pur di realizzarsi, legge capitalista è riuscire ad espandere il mercato fino agli estremi possibili, dopodiché avvengono contrazioni e crisi di produzione. Così anche imprenditori Americani investono in Cina ed i loro prodotti base sono costruiti in fabbriche cinesi. In generale l’attrazione imprenditoriale tra i paesi che si oppongono geopoliticamente agli USA è così strutturata la Cina si è ritrovata al primo posto con il 26 per cento di vantaggio, l’India con il 25 per cento, il Brasile con il 21 per cento e la Russia con il 20 per cento. Come spiegare tale discrepanza geopolitica con gli aspetti economici mondiali? Questo si spiega al di là della miope geopolitica con un analisi macro-economica seria, che appunto smonta la credenza di un unico blocco non capitalista, anti-imperialista, anti-egemonico, eurasiatista contro l’America. Si rivela invece che la finanza internazionale continua e continuerà a fare affari al di là delle differenze culturali e nazionali, finché la politica del profitto non costringerà alla guerra questi paesi, ma solo per motivi di profitto, più che per motivi realmente politici, che sono in coda a quelli economici.

 

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4 Responses to Una visione distorta del socialismo: l’eurasiatismo e la geopolitica

  1. Massimo V. says:

    Compagni, come gia’ precedentemente accennato sulla vostra pagina facebook, premetto che condivido in pieno l’esposizione e l’analisi dell’articolo circa il rapporto fra geopolitica e capitalismo. L’eurasiatismo e’ definizione efficace per espletare l’attuale quadro di espansione del capitalismo. Questo (forse banalmente) mi pare essere il concetto chiave: la ri-formulazione delle strutture del capitale in altri paesi o continenti. E’ accaduto quindi che l’europa, l’UE ha assunto buona parte di quello che e’ l’architrave del sistema americano, imitandone in pieno i meccanismi di funzione economica, di struttura e di sovra-struttura. Questo credo possa valere anche per la Cina “socialista” (tratte le minime differenze): l’espansione dell’economia di mercato e’ un fenomeno difficilmente limitato. Credo sia necessario prenderne atto! Marx “prevedeva” un’impossibilita’ di un’espansione illimitata del capitale. Ad oggi cio’ in massima parte non avviene. Perche’? naturalmente ad un’espansione di un modello economico sociale corrisponde certamente una diminuzione di un modello alternativo al sistema dominante in chiave imperialistica. D’accordo su questo con la premessa che il piu’ efficace modello alternativo a quello capitalistico e’ quello socialista (non foss’altro per il fatto che rappresenta una completezza d’insieme teorico-economico ed una visione internazionale).
    Implicitamente qui, sta la prima riflessione (interna ai comunisti per cosi’ dire): Elaborare una nuova sintesi teorica e metodologica del socialismo che tenga conto del fatto che il “nemico” e’ certamente piu’ forte di 50-100 anni fa’, non solo dal punto di vista espansionistico ed economico quanto soprattutto dal fatto culturale.
    Qui arriva la mia seconda riflessione: fondamentale considerare l’azione efficace del sistema dominante (nel suo complesso) nel mondo occidentale anche fra i compagni: la confusione e lo smarrimento ideologico dei compagni e’ dovuto in buona parte alla forza egemonica del modello socio-economico del capitale. Ricordiamo in cio’ la valida analisi del compagno Gramsci. I pilastri della cultura dominante (quale ad esempio il parlamentarismo borghese) ci fanno credere che taluni uomini siano in concreto per una prospettiva comunista, pur essendo di fatto lontani rispetto alle funzione marxiste. Mi pare essere il caso di Nichi Vendola, tanto per fare un nome.
    Credo come voi che il fattore economico resta l’elemento primario su cui e’ possibile individuare l’attuale piattaforma internazionale. Ma se non si accompagna a questo una chiara sintesi culturale, un modello da seguire nella vita di tutti i giorni (lungi da me fare riferimenti a modelli sessantottini e post in cui si puntava eccessiva attenzione a “micro-dottrine” quali per esempio il consumismo) si puo’ con efficacia lottare il “mostro” chiamato capitale. Lottare UNITARIAMENTE (abbattendo le frontiere dell’egoismo sociale dell’isolamento individuale fra i compagni e cosi via).
    Aggiungo infine, una considerazione sulla valutazione dei modelli socialisti ormai tramontati: faccio riferimento all’URSS. Nell’articolo vengono citati gli attuali paesi che (a torto o a ragione) si ritengono proporre un modello socialista e anti-capitalista. Per completezza d’analisi e’ utile fare un’accenno sull’URSS che (a torto secondo me) fu il principale Stato anti-imperialista e anti-capitalista. Mi sovviene il vostro giudizio su facebook: uno stato socialista con economia pianificata non può definirsi imperialista. Eppure il disegno dell’Urss era anch’esso espansionistico. La teoria del socialismo in un solo paese prevedeva lo sviluppo dello stato sovietico e una volta ultimato la sua espansione. Personalmente fatico a considerare quel modello una reale contrapposizione a quello occidentale: insomma per dirla in breve mi ritrovo nella visione bordighiana. Faccio fatica a considerare nel socialismo reale, comunismo. il nascente stalinismo, individuando in esso non una variante del comunismo, ma la sua negazione: vale a dire, la forma moderna della controrivoluzione. In URSS e in tutti i paesi a cosiddetto “socialismo reale”, non c’era un grammo di socialismo o comunismo. In tutti vigevano forme più o meno sviluppate, più o meno complete, di capitalismo di Stato. Di capitalismo, dunque, e non di socialismo o comunismo – il che si rifletteva poi internazionalmente nei programmi dei partiti pseudo-comunisti di matrice, staliniana. Capitalismo di Stato dunque. Non limitiamoci a considerare comunismo il capitalismo in larga misura di Stato che vigeva nei paesi dell’Est che, esaurito il proprio compito di accumulazione originaria si e’ sgretolato.
    Forse cari compagni, sono uscito troppo dal tema che l’articolo proponeva. E’ un rischio che voglio correre per specificare che non esistono modelli gia’ attuati che possano fungere da esempio e da sintesi per una completa concettualita’ anti-capitalistica.
    “Bisogna ricominciare da capo” diceva Gramsci.

    Cari saluti a presto!

  2. Staliznev says:

    Caro compagno Massimo, hai ben interpretato e sei andato oltre il significato dell’articolo che hos critto e di questo me ne compiaccio, sei una persona che non si limita a leggere e pensa. Riguardo l’URSS: Ora tu hai confusione tra socialismo e comunismo, quando noi parliamo di URSS non possiamo che parlare di modello socialista e socialismo, poiché il comunismo è una fase avanzata, al di là del socialismo e che esisterebbe solo dopo l’eliminazione di qualsiasi classe e nazione. Ora quindi il socialismo in un solo paese non prevede l’esportazione della rivoluzione, al contrario dell’attuale filosofia americana dell’esportazione della democrazia, ne tanto meno la conquista o l’assoggettamento, esso chiarisce che un singolo stato socialista possa esistere, benché tra moltissime difficoltà di ogni sorta, purché progressivamente sia affiancato da altri paesi socialisti. E qui sta il punto, la rivoluzione deve essere un contagio e il paese socialista vicino non deve proseguire da solo il suo cammino ma curare l’internazionale comunista, la lotta con gli altri partiti comunisti nel mondo e sostenerli. L’URSS di Stalin non attaccò nessuno, i paesi dell’est furono assoggettati dal nazismo e l’URSS liberò quelle nazioni non da sola ma anche sostenuta dalle popolazioni di quelle nazioni che aberravano il nazi-fascismo che le stava schiavizzando. Indubbiamente passando l’armata rossa ed unendosi alla lotta dei popoli di quei paesi quei paesi diventavano socialisti perché le popolazioni credevano nel modello socialista e lo appoggiavano, altrimenti avrebbero scacciato tutte insieme l’armata rossa che non aveva potenza divina e avrebbero già instaurato un modello economico capitalistico. Qualora tu continuassi a sostenere che l’URSS fosse imperialista, ecco allora che non si spiega come Stalin lasciò libera la popolazione Finlandese di staccarsi dall’URSS, e questo avvenne, come poi permise l’allontanamento della Jugoslavia piuttosto che invaderla, come permise un comportamento altalenante della Romania. Gli stessi piani del patto di Varsavia concedevano libertà e autonomia così come la stessa costituzione dell’URSS permetteva alle singole nazioni componenti l’Unione libertà grandissime, più di quelle degli attuali stati della federazione americana o delle nostre regioni a statuto speciale. Che poi in seguito il revisionismo portò l’URSS al social-imperialismo io sono concorde, ma non riguardo il giudizio su Stalin. E e perché definire l’URSS come capitalismo di stato e non socialismo? Si conosce la reale differenza tra questi due elementi? Partiamo da una frese di Lenin: « Attualmente, è per mezzo della nostra politica economica che eser¬citiamo la nostra influenza principale sulla rivoluzione internazionale. Tutti guardano alla Repubblica sovietica della Russia, tutti i lavoratori di tutti i paesi del mondo, senza alcuna eccezione e senza alcuna esagerazione. Questo lo abbiamo raggiunto… Su questo terreno la lotta si è trasferita sull’arena mondiale. Se adempiamo questo compito, avremo certa¬mente e definitivamente vinto su scala mondiale. Perciò le questioni della edificazione economica acquistano per noi un’importanza assolutamente eccezionale. Su questo fronte dobbiamo riportare la vittoria con un mi¬glioramento progressivo, lento, graduale — un progresso rapido è impossibile — ma continuo». (Lenin « Discorso di chiusura della Conferenza del P.C.(b)R. del 26-27 maggio 1921 »., vol. XXVI, pp. 410-411, ed. russa).

    E cosa disse Stalin riguardo al periodo della NEP: “Quando nel 1921 abbiamo introdotto la Nep, ne abbiamo diretto la punta contro il comunismo di guerra, contro un regime e un ordine di cose che escludevano qualsiasi libertà di commercio. Consideravamo e consideriamo che la Nep significa una certa libertà di commercio. Di questo aspetto della questione Bukharin se ne ricorda. Molto bene. Ma Bukharin sbaglia quando suppone che la Nep si riduca solo a questo. Bukharin dimentica che la Nep ha anche un altro aspetto. In realtà la Nep non significa affatto piena libertà di commercio, libero gioco dei prezzi sul mercato. La Nep è la libertà di commercio entro certi limiti, in un certo quadro, integra restando la funzione regolatrice dello Stato sul mercato. Ed è proprio questo il secondo aspetto della Nep. Inoltre questo aspetto della Nep non è meno importante, se pur non è più importante del primo. Non esiste sul nostro mercato il libero gioco dei prezzi, come avviene di solito nei paesi capitalistici. Siamo noi che fissiamo i prezzi del grano, in sostanza. Siamo noi che fissiamo i prezzi dei prodotti industriali. Siamo noi che ci sforziamo di condurre una politica di riduzione del costo di produzione e di riduzione dei prezzi dei prodotti industriali, cercando di mantenere stabili i prezzi dei prodotti agricoli. Non è chiaro forse che queste forme speciali, specifiche, di ordinamento del mercato non esistono, generalmente, nei paesi capitalistici?
    Ne deriva che, fino a quando esiste la Nep, ne devono essere conservate ambedue le parti: e la prima parte, diretta contro il regime del comunismo di guerra e avente per obiettivo di assicurare una certa libertà di commercio, e la seconda parte, diretta contro la completa libertà di commercio e avente per obiettivo di assicurare la funzione regolatrice dello Stato sul mercato. Annullate uno di questi due aspetti e non avrete più la Nep.” tratto da Stalin “Della deviazione di destra nel PC(b) dell’URSS” 1929

    E poi, dopo i successi dei piani quinquennali, ci si avvicinò sempre di più al socialismo, proprio come disse Lenin, ci si arrivò e si continuò fino alla marcia indietro dei revisionisti del dopo Stalin.

    Ma è anche giusto che si analizzino le cose con dialettica e non con metodi metafisici. Tu poni l’URSS come il cristiano pone l’Uomo nella sua concezione. Cosa vuol dire? Vuol dire che come l’Umo cristiano, paragonandosi ad un essere irraggiungibile, inesistente e che è il suo massimo in tutto, si spregia, si annichilisce e rende la stessa concezione dell’essere uomo un eterno peccato ed un terno sbaglio, tutto è sbagliato e assolutamente peccaminoso in confronto a Dio. Ma non esistendo realmente Dio, l’uomo si confronta con un ideale irraggiungibile e questo lo mortifica pur non essendo giusta la sua mortificazione. L’Uomo non si paragona ad un essere raggiungibile realmente esistente e quindi lui con gli altri fa si che appaia gretto. Così fai tu con l’URSS. Tu paragoni l’URSS ad uno stato nel tuo immaginario, tu guardi il primo stato socialista, che non era cosa da poco, e lo fai cadere in disgrazia perché già nella tua mente hai ideato un sistema che secondo te funziona meglio, hai trovato degli errori che nel tuo sistema non esistono e dove tutto va perfettamente e fila liscio. Ma il tuo sistema non esiste, concretamente non lo puoi neanche realizzare su due piedi, e quindi perché poni l’URSS in confronto a qualcosa che non esiste e pretendi che sia come la tua mente impone debba essere un sistema perfetto? Ricordiamo che il socialismo è una fase transitoria e quindi imperfetta, non come il comunismo. Ma se invece ragioni dialetticamente puoi paragona l’URSS ad un paese socialista e trovarne miliardi di miglioramenti e differenze sostanziali che non possono neanche definirla capitalismo di stato ma un sistema che davvero è diverso e va oltre il capitalismo.

    Detto questo, qualora tu volessi venire a farci visita di persona noi saremmo ben contenti di accoglierti e discutere insieme.

  3. Massimo Vallone says:

    Di nuovo qui. Ringrazio “Staliznev” della risposta che mi pare essere in massima parte inadeguata ai numerosi quesiti di riflessione che ho posto all’inizio. Spieghero’ il perche’. Naturalmente il mio punto di vista non necessariamente condivisibile nel quadro della dialettica politica, specie fra compagni. Nutro grande rispetto nell’essere unitariamente compagni, ma non posso fare a meno di dire che sono molto dispiaciuto quando (come in questo caso) mi viene attribuito un’immaginario o peggio una confusione (banale permettimi) fra socialismo e comunismo. Il Compagno poteva risparmiarmi questa “lezione”.
    Purtroppo come spesso accade non si riesce a stare nei limiti del contenuto dialettico e si cade sul personale. Di cio’ ne e’ conferma il fatto che alla fine mi si rimprovera (forse) che io non ho un sistema da proporre: bhe certo, anche perche’ sono assolutamente convinto del fatto che per edificare una teoria socialista del XXI secolo (chiamiamola cosi per semplificazione) si deve elaborare un progetto quando piu’ collettivo e non derivante da una sola forza intellettuale, qualunque essa sia.
    Fatta questa premessa vorrei dire la mia (nel merito della questione) sulla tua risposta: appare lampante il fatto che il Compagno “Staliznev” abbia concentrato la sua attenzione sul richiamo all’Urss ed in particolare all’Urss staliniana nella sua complessiva visione temporale e dottrinale. Ancora una volta e’ necessaria una premessa di fondo in modo da tranquillizzare il compagno: non sono mai stato stalinista (ci vorrebbe un intera giornata per elencare i motivi di questa scelta peraltro non immagginaria) e considero una banalizzazione identificare e tentare (come hai fatto) di unire il pensiero di Stalin a quello di Lenin. Lo stesso Stalin tento’ per anni disperatamente di considerarsi “erede” diretto di Lenin. Non sto qui a ricordare come la storia abbia del tutto annullato questa concezione gli stessi sovietici l’hanno annullata esiste oltrettutto (come sai) un testamento dello stesso Lenin. La NEP? si e’ vero condivido, vorrei peraltro ricordare come dal punto di vista sociale e politico Lenin mise al centro la funzione dei Soviet subito abbandonata o eccessivamente trascurata dal baffo. I successi dei piani quinquennali ? lo sviluppo delle citta’ piu’ grandi a discapito della malnutrizione delle campagne. Il percorso di industrializzazione e militarizzazione impressa da Stalin sara’ la principale causa dell’immobilismo economico dell’URSS che nel 1991 portera’ all’estinzione volontaria dello stesso Stato. La strategia del socialismo in un solo paese: Stalin sin dai tempi della rivoluzione punto’ su un’imminente invasione degli USA nell’Unione sovietica. Si giustifico’ per tal motivo una strategia militare che fu poi interrotta da Gorbaciov: il potenziamento militare della nazione che di fatto fu la prima causa del crollo economico dello stato. Le spese militari coprivano e assorbivano gran parte dell’economia nazionale.
    Sulla definizione “capitalismo di Stato” c’e’ da riflettere sicuramente. Come gia’ detto mi ci ritrovo secondo la visione internazionalista di Bordiga.
    Nel tema delle citazioni mi piacerebbe tu leggessi questa che ti sto per scrivere: “Alla fine della sua vita Stalin era quindi un despota vecchio e sospettoso che considerava l’URSS un suo patrimonio e la gestiva in tal senso” (L’URSS dal trionfo al degrado Graziosi) oppure “nei suoi ultimi anni di vita Stalin era psicopatico, PSI-CO-PA-TI-CO, te lo dico io: un pazzo sul trono. Riesci a immaginarlo?…E pensi fossi facile? i nostri nervi erano tesi allo spasimo e dovevamo bere vodka tutto il tempo!” (N Chruschev a Erenburg, archivio URSS).
    Non comprendo infine il nesso fra piani quinquennali e NEP. Dalla produzione alla distribuzione passando per l’obiettivo in se non vi e’ nulla in comune fra i 2 provvedimenti.
    Lenin (a proposito di realizzazione autentica del socialismo) disse: “La socializzazione della produzione trasformera’ i mezzi di produzione in proprieta’ della societa’…una formidabile crescita della produttivita’ del lavoro ed un accorciamento della giornata lavorativa” (1915). Con i piani quinquennali nulla di tutto cio’.
    Non e’ necessario scomodare Dio ed effettuare una sorta di psico-analisi alla mia persona: non sono mai stato soggetto per psichiatri 🙂

    Ps: possiamo vederci quando vuoi, ho gia’ conosciuto alcuni compagni del collettivo, a presto.

  4. Staliznev says:

    Riguardo il testamento di Lenin non vedo perché debba essere citato, non solo vi sono dubbi riguardo la sua autenticità, ma anche qualora non ve ne fossero esso attribuisce a Stalin il difetto di essere “Troppo rude” e solo per questo inadatto a ricoprire un alta carica. Per informarti meglio ti consiglio di leggere qui:http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=35460640
    I soviet furono trascurati da Stalin? Prima di dire una cosa simile occorrerebbe citare una fonte attendibile, così si argomenta un discorso.

    Riguardo le campagne consiglio di leggere questo documento:http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=48407500

    Riguardo la concentrazione sulla militarizzazione sovietica di Stalin causa del crollo del 1991 mi sembrerebbe assurda. passarono decenni per avere una tale ripercussione? L’URSS sarebbe dovuta crollare subito. piuttosto la militarizzazione selvaggia fu colpa di Breznev, ma a Stalin non può essere imputata alcuna colpa per il crollo dell’URSS.

    Non mi affido alle citazioni di Gente come Kruscev o Graziosi, sarebbe come giudicare un socialista in base alle citazioni dei capi di stato americani no?

    Riguardo i piani quinquennali leggi questo:http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=52533767

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