Politica Interna

Published on ottobre 14th, 2012 | by Militant

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Analisi delle coalizioni e della politica siciliana

Le elezioni nell’isola si avvicinano, così i soliti politici vecchi, rifacendosi il trucco, cercano di uscire fuori sembrando rinnovati. Il grido più popolare per questa campagna politica in Sicilia è “rivoluzione”, questo termine un tempo tanto prezioso e sinonimo di sovvertimento sociale e riscossa popolare viene oggi ingiustamente usato da chiunque per portare avanti le proprie, mediocri, idee politiche.

 Ma chi si presenta sulla scena del teatro politico siciliano a portare avanti questa tragedia lunga mezzo secolo, fatta di mafia, corruzione, bigottismo e default?

 Il “Partito dei siciliani” e “Grande Sud” : L’MPA si trucca e cambiando costume diventa il “Partito dei siciliani”, nome nuovo facce di sempre. Questo partito, come il vecchio, cerca di far leva sul campanilismo siciliano, illudendo con ipocrite frasi autonomiste i siciliani, di risollevare quell’orgoglio siciliano che un tempo li portò al governo. Falso orgoglio, l’autonomia siciliana è un utopia che il suo popolo deve accettare, la Sicilia è del tutto dipendente dal resto dell’Italia, politicamente ed economicamente. Non avendo neanche la possibilità di produrre propria energia, ma importandola dal continente, non è forse ridicolo proclamare di rendersi più autonomi dal resto d’Italia? Non è forse ridicolo che gli stessi politici siciliani, che ricevono i loro enormi stipendi da quella Roma che tanto criticano, millantino di volersene staccare? Sappiamo tutti che questi soliti politici tutto farebbero meno che toccare i loro portafogli a favore dell’economia dell’isola.
Ma l’aspetto certamente più importante è quello della globalizzazione per cui la Sicilia, come il resto d’occidente, è immersa in una fitta rete di scambi economici e militari internazionali per cui nel nostro territorio “ospitiamo” circa 10 basi militari NATO ed USA e siamo legati ad ogni altro paese capitalista per quel che riguarda petrolio, gas, materie prime, farmaci ecc. e quindi la risposta alla questione indipendentista si trova da se: nessuna indipendenza è possibile finchè il capitalismo dominerà l’occidente imponendo i suoi meccanismi di sfruttamento. Ridiamo ancor di più quando gli indipendentisti cercano di sfoderare la carta dello statuto siciliano per rivendicare questa autonomia: gridano a gran voce che la totalità delle entrate pubbliche siciliane dovrebbero essere usate solo ad vantaggio della regione Sicilia, gridano questo in faccia ai politici di Roma che ben nascondono, a noi siciliani, che le entrate già le teniamo tutte per noi da tanto tempo e che anzi queste non bastano a sostentare la regione e siamo costretti ad essere continuamente soccorsi non solo dallo stato centrale, prima odiato, poi osannato per i continui finanziamenti, ma dalla stessa U.E che adotta nei nostri confronti un programma di finanziamento apposito  per le “regioni sotto sviluppate del continente europeo”. Cercano anche di volgere lo sguardo su sprechi poco consistenti, nascondendo il loro stipendio di ben 14.000 euro per ogni eletto regionale al mese, e sono 90! Il loro candidato di punta è Gianfranco Miccichè, politico noto per lo scarso sostegno alla lotta alla mafia nell’isola. Non fu forse lui a dichiarare “se per fare gli appalti dovessimo aspettare che finisca la criminalità mafiosa allora non partiremmo mai”? E non è stato forse accusato per mafia l’ex pres. della regione Lombardo (ovviamente sempre MPA)? Ebbene questo dovrebbe bastare per dire che un voto a questa coalizione è un voto al compromesso con la mafia e lo sfruttamento.

 La coalizione a favore di Nello Musumeci: un altro straziante esempio di come il vecchiume tenta di rinnovarsi arringando la folla con il peggiore populismo. Chi sta con Nello Musumeci? Proprio la vecchia classe dirigente che sta portando alla rovina l’Italia intera, il vecchio partito del PDL e partitelli minori sempre dello stesso orientamento: La Destra, I Popolari di Italia Domani e Fareitalia che in 10 anni in cui hanno tenuto in mano la Sicilia non hanno cambiato nulla e adesso in 4 anni credono di poter apparire come dei rinnovatori. Lo stesso Nello Musumeci è stato presidente della provincia di Catania ed ha lavorato con l’ex sindaco Scapagnini, che con il suo gruppetto ha governato la provincia catanese per 10 anni e l’ha buttata nel baratro del debito. Forse i catanesi si sono dimenticati i gravissimi problemi finanziari causati dalla mala amministrazione di queste personalità? Si sono dimenticati che la città di Catania ha dovuto fare tagli pesantissimi alla spesa pubblica ed è stata anche costretta a sospendere l’illuminazione di certe zone della città per mancanza di fondi? E adesso vorrebbero quindi consegnare non una città, ma l’intera regione nelle mani di questi cattivi amministratori? La vecchia classe politica che Musumeci vorrebbe scacciare è la stessa di cui fa parte, e riempirsi la bocca con la parola onestà non basta. Ancora e sempre si cerca di buttar fumo negli occhi dei siciliani puntando il dito contro sprechi come quelle delle auto-blu e accorpamento di enti comuni ma stendendo un velo di silenzio sugli stipendi fantasmagorici dei sindaci delle maggiori città siciliane e del Palazzo d’Orleans dove: il Segretario Generale percepirà una pensione mensile netta di 12.263 euro, i consiglieri di 9.517 euro, persino lo stenografo si ritirerà a vita privata con 6.324 al mese in tasca. Giù, fino al personale tecnico amministrativo (3.765 euro netti al mese) e agli assistenti parlamentari (i cosiddetti portaborse, con 3.746 euro di stipendio e 3.439 euro di pensione). Come si può portare avanti una campagna di onestà e tacere su questi abnormi stipendi dell’Ars? E giustamente scuole, sanità e bene pubblico vengono messi in secondo piano ed hanno bilanci disastrosi. E dei lavoratori? Non se ne parla, nei discorsi farciti di buone intenzioni di Musumeci i lavoratori non trovano posto e soluzioni per la disoccupazione non ve ne sono.

 PD&UDC: I due partiti sostengono come candidato Rosario Crocetta. Come gli altri cercano creare attorno a loro un alone di onestà e riformismo. Ma non possono dare a bere ai siciliani una simile brodaglia. Il PD è stato proprio il partito che ha sostenuto l’ex-governo Lombardo che ha portato la Sicilia al fallimento, ha impedito più volte la sua caduta e lo ha appoggiato in tutte le sue scelte. Il PD è stato uno dei principali responsabili dell’attuale disastrosa situazione della Sicilia. La coalizione poi è una delle più sgangherate che possa scendere in campo. L’alleanza PD e UDC porterà solo a compromessi inadeguati capaci di paralizzare le decisioni del governo regionale proprio come la sgangherata alleanza del governo Prodi che poi cadde per un pugno di voti. Insomma ne nascerebbe un governo venduto agli interessi della borghesia più puzzolente e anche debole; sembra proprio che la Sicilia sia stata scelta come vittima da immolare all’altare della sperimentazione tanto cara a Bersani, quella di strizzare l’occhio a Casini per un possibile governo comune. E riguardo il programma elettorale? Pulendolo da chilometriche frasi da politico consumato che cercano di dire tutto e, alla fine, non vogliono dire nulla, possiamo dire questo: non vengono menzionate concrete idee per abbattere le spese pubbliche ed i costi della politica esorbitanti. Il programma per il rilancio economico viene ridotto ad un semplice maggiore finanziamento del settore terziario turistico, certo necessario per l’isola ma che non può costituire la punta per il risanamento economico della regione. Se non si punta sulla tutela dei diritti dei lavoratori lasciati per strada dalla FIAT e da tutte le aziende che hanno fallito o che si sono trasferite all’estero, non si potranno mai ricreare posti di lavoro fissi. L’unico vago accenno è rivolto verso i piccoli-produttori e la piccola economia agricola ma non si può fondare l’economia di una regione solo sul piccolo commercio che non può sostenere un apparato così complesso. Forse Crocetta e la sua lista elettorale sono rimasti fermi a 50 anni fa.

Rivoluzione siciliana: la coalizione di Cateno De Luca, ingloba in se buona parte dei forconi siciliani, organizzazione politicamente piuttosto ambigua e povera di contenuti. Nonché forza nuova, piccolo partito di estrema destra, che non si fa scrupoli ad allearsi al nord con la Lega e qui al sud con queste coalizioni irridentiste e autonomiste, a discapito della serietà politica nonché dell’orgoglio nazionale tanto spesso gridato. Un idea originale di questa coalizione, che per il resto è davvero povera di contenuti poiché si fa largo con slogan populisti sentiti e risentiti molte volte e con il solito campanilismo siciliano già prima ampiamente criticato. La proposta che più salta all’occhio è quella di una moneta locale, molto locale, da affiancare all’euro. Questa idea è tanto semplice quanto ingenua per le ovvie complicazioni legate alla globalizzazione di cui abbiamo parlato prima. Oltre che per questa balzana idea della moneta comunale, De Luca come gli altri cerca di rinnovarsi sperando che i siciliani si siano dimenticati del suo passato all’A.R.S, infatti anche il Sig. De Luca è stato uno dei politici che negli ultimi anni hanno mangiato alle spalle della popolazione dell’isola; solo adesso ha deciso di mettersi in proprio e rinunciare alla sua carica di deputato regionale ma intanto non sembra aver fatto troppe storie nelle passate legislature per difendere la Sicilia dalle ruberie dei suoi colleghi. Senza contare che questa persona è anche indagata per abuso d’Ufficio, tentata concussione e falso in bilancio. Bella rivoluzione siciliana! Cacciate i ladroni? Allora cacciate anche il vostro candidato regionale!

In fine c’è l’alleanza Federazione della sinistra (PRC-PDCI) \ Sel \Italia Dei Valori: ancora una volta vecchie facce che cambiano pettinatura e tentano di non farsi riconoscere. Parliamo di tutti quei partiti che negli ultimi decenni hanno sostenuto direttamente o indirettamente i governi di centro sinistra Prodi e D’Alema con le loro scelte scellerate nell’ambito del lavoro (nasce il vero precariato col pacchetto TREU), dell’integrazione degli immigrati (legge Turco-Napolitano), degli interventi militari (missione in Kosovo) e così via.

Noi non voteremo. Non si può pensare di cambiare questo paese con un governo che in realtà rappresenta gli interessi della stessa classe dirigente che sfrutta la popolazione italiana e di tutto il mondo. Finchè il sistema capitalista controllerà questo paese e i rapporti sfruttato-sfruttatore saranno gli stessi, nulla potrà cambiare.

Noi lottiamo ogni giorno per sovvertire questo sistema di cose perchè ormai PER CAMBIARE QUALCOSA DOBBIAMO CAMBIARE TUTTO!

Ce lo chiede l’ambiente, ce lo chiedono i milioni di disoccupati e sfruttati: cacciare via padroni e banchieri e riprendere in mano le fabbriche e la gestione del lavoro è indispensabile da subito.


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