Attentato scuola (Brindisi) 1 morto. Matrice anarchica? STRAGE DI STATO o MAFIOSA

Esplode stamattina a Brindisi una bomba davanti una scuola intitolata a Falcone.

Una ragazzina muore e 7 sono ferite gravemente.

Il direttore del corriere del mezzogiorno (su skyTG24) PARLA DELLA POSSIBILITA’ CHE SI TRATTI DI UN ATTENTATO DI MATRICE ANARCO-INSURREZIONALISTA.

LE BOMBE IN PIAZZA LE METTE LO STATO!
I COMPAGNI ANARCHICI NON AMMAZZANO I BAMBINI!!!

La paura delle manifestazioni greche dilaga tra la classe dirigente italiana ed europea e la strategia del terrore per demonizzare tutte le forze anticapitaliste avanza a suon di bombe, agguati, dichiarazioni vergognose come quella sopra citata.

PERCHE’ SIMILI ATTENTATI NON SI VERIFICHINO MAI PIU’!

UNITI CONTRO LA MAFIA E IL CAPITALISMO CHE L’HA GENERATA!
CONTRO QUESTO STATO ASSASSINO CHE DI BOMBE IN PIAZZA NE HA MESSE PIU’ DEI MAFIOSI!

OGGI ORE 17,00 PRESIDIO DAVANTI LA PREFETTURA DI CATANIA PER DIRE NO A TUTTE LE FORME DI MAFIA.
CHE SIANO ISTITUZIONALI O MENO LA PAROLA D’ORDINE E’: ABBATTERE OGNI SISTEMA DI SFRUTTAMENTO!

21/05/12 film BLACK BLOCK + cena autofinanziamento Experia ore 20,30 presso Nievski

Riceviamo dal collettivo politico Experia:

Il racconto degli episodi di violenza avvenuti durante il G8 di Genova del 2001 attraverso la proiezione del film documentario “BLACK BLOCK” (2011).

presso il Nievski di Catania, Via Alessi 17
ore 20.30: Proiezione del film “Black Block”
A seguire Dibattito + Cena di autofinanziamento

TRAMA DEL FILM BLACK BLOCK:
Attraverso Lena e Niels (Amburgo), Chabi (Zaragoza), Mina (Parigi), Dan (Londra), Michael (Nizza) e Muli (Berlino) il film intende restituire una testimonianza di chi ha vissuto in prima persona le violenze del blitz alla scuola Diaz e le torture alla Caserma di Bolzaneto.
Nel racconto corale dei protagonisti emerge la storia di Muli. Muli ripercorre i motivi per i quali ha deciso di impegnarsi nella politica, fino alla sua partecipazione alle giornate di Genova 2001, le violenze subite, e la scelta di ritornare a Genova per testimoniare ai processi.
È tornato affrontando il trauma subito per trasformarlo in un’occasione con la quale trovare un riscatto morale. Attraverso la sua esperienza matura un nuovo percorso politico, riacquista la voglia di confrontarsi e lo stare insieme, e soprattutto riscopre un’altra Genova.

GENERE: Documentario
REGIA: Carlo A. Bachschmidt
SCENEGGIATURA: Carlo A. Bachschmidt
FOTOGRAFIA: Stefano Barabino, Harald Erschbaumer
MONTAGGIO: Alessandro Pantano
MUSICHE: Francesco Cerasi
PRODUZIONE: Fandango
DISTRIBUZIONE: Fandango
PAESE: Italia 2011
DURATA: 76 Min
FORMATO: Colore

NOTE:
Presentato in concorso nella sezione Controcampo italiano al Festival di Venezia 2011

15\5\12 dalle 20 Teatro Coppola -film, cena, musiche- “Da Nardò a Cassibile: contro il caporalato, uniti contro il razzismo”

Riceviamo e pubblichiamo:
Nell’estate del 2011 circa 400 braccianti agricoli di origine africana, ospitati nella Masseria Boncuri a Nardò (Lecce), hanno scioperato per quasi due settimane. In Italia, si è trattato del primo sciopero autorganizzato di lavoratori stranieri della terra, contro un sistema di sfruttamento basato sul caporalato, per il rispetto del contratto provinciale (previsto per legge) e per essere assunti direttamente dalle aziende.
Questa lotta ha attivato sul territorio – prima locale poi nazionale – un’estesa rete di solidarietà che ha coinvolto strutture sindacali, associazioni antirazziste, militanti di base. Ma ha soprattutto messo in luce i limiti di una politica istituzionale incapace di affrontare e risolvere le questioni strutturali dell’agricoltura italiana in genere e di quella del Sud in particolare. Una politica che da vent’anni scarica le proprie contraddizioni e le proprie crisi sull’ipersfruttamento dei lavoratori migranti.
A partire dalla consapevolezza del valore paradigmatico di questa lotta, gli autori del libro sviluppano ricche analisi su un conflitto che, attraverso la presa di parola diretta dei migranti, rappresenta una vera e propria lezione di civiltà, in un contesto sociale che li vorrebbe destinare a una condizione di totale invisibilità.
A Cassibile come a Nardò i migranti vengono super sfruttati dai caporali e da padroni senza scrupoli, in preparazione delle iniziative a Cassibile del 16/5 indiciamo:
MARTEDI’ 15 maggio al TEATRO COPPOLA (via del Vecchio Bastione 9 CT)
Ore 20: proiezione del film “La terra (e)strema”
Ore 21: cena sociale con riso e patate solidali a cura del Co.P.E. e presentazione di “ Sulla pelle viva”, interverrà l’autore Yvan Sagnet
Ore 22: musiche etniche con Jali Diabate e Attilio Pavone…

Promotori: Rete Antirazzista Catanese, Officina Rebelde, Co.P.E., Teatro Coppola

Razzismi e neofascismi: strumenti al servizio del capitale

Le recenti elezioni in Francia e Grecia (e quelle meno recenti in Ungheria e Russia)
mettono in risalto l’ascesa delle forze razziste, fasciste, naziste. Non si tratta certo di coincidenze.
Il sistema capitalistico, sia nella forma statuale che in quella sovranazionale, non riesce più a garantire, in periodo di crisi drammatica e massacrante per le masse popolari, il perseguimento del proprio ordine di classe con il semplice ricorso all’ordinamento giuridico; per raggiungere il suo scopo deve necessariamente ricorrere ai “rigurgiti” (come li definiscono in tanti della cosiddetta “sinistra”) razzisti e neofascisti.
Peccato che non si tratti di rigurgiti ma di uno strumento di occultamento dello scontro di
classe assai utile per il mantenimento (e il rafforzamento) del potere della classe dominante.
Il potere capitalistico oggi esige il razzismo, gli stati borghesi ormai non fingono più di
reprimerlo, anzi lo rafforzano e lo fomentano.
I diritti umani, lungi dall’essere naturali – come vorrebbero catechismi rimodernati- o innati,
come ripropongono stancamente vetuste formule metafisiche, sono – ci spiega Marx – il
compimento delle “lotte contro la casualità della nascita e contro i privilegi […] il risultato
della cultura, e li può possedere solo colui che se li è guadagnati e meritati”. I diritti sono,
quindi, un prodotto sociale, si formano storicamente. Il razzismo serve al sistema
capitalistico a espropriare le masse sfruttate dalla possibilità di crescita comune, non riconducibile agli affari di chi domina. L’ideologia dominante, in versione razzista-neofascista, ha fatto penetrare in larghe masse a livello europeo, un vero e proprio
sovvertimento della storia, dove gli uomini sono ridotti a monadi isolate, che interiorizzano
la convinzione che gli altri proletari (gli immigrati, quelli del Sud rispetto a quelli del Nord,
gli anziani rispetto ai giovani) minaccino la propria esistenza e non siano, invece, parte dellasoluzione del problema, cioè della realizzazione della propria libertà.
Un ordine mondiale al tramonto dà nuovamente vita ai fantasmi del razzismo come
compensazione illusoria della propria incapacità di dirigere le forze produttive in modo non
contraddittorio, per occultare le reali radici, strutturalmente contraddittorie, della crisi
devastante che lo sconvolge e delle disuguaglianze e immiserimenti che ne conseguono.
Il razzismo, il neofascismo sono un predicato del potere economico-finanziario, il servo usa e getta delle centrali finanziarie, il jolly da giocare per spezzare l’identità che deriva dalla comune condizione di classe e identificare negli stranieri (immigrati e non) il nemico da disprezzare, la causa delle disavventure nazionali.
Lo stesso termine “extracomunitario” sta ad indicare un lavoratore privo di qualunque
identità se non quella di essere una merce, così come i padroni statunitensi coniarono il
termine negro per identificare una loro proprietà, al pari di altri oggetti.
La supposta unicità dell’identità dominante per fissare storicamente la riproduzione della gerarchia del privilegio deve arraffazzonare miti (ad esempio la patria, il tricolore, il sangue italico, e, perché no, le glorie imperiali da rinverdire con le avventure neocoloniali all’estero) buoni a costruire – soprattutto in questi tempi di crisi – un fideismo di stampo nazionalista, impermeabile alla conoscenza critica del reale.
L’abito da parata della democrazia borghese è logoro e presenta strappi non facilmente
riparabili: i partiti borghesi tradizionali subiscono i contraccolpi della crisi, diventano
gendarmi della BCE e del FMI, diventano inidonei ad esorcizzare lo spauracchio della
mancanza di “tenuta sociale”. Il binomio razzismo-fascismo manifesta ancora una volta la
sua intramontabile utilità al servizio della razza padrona. I razzisti e i neofascisti permeano
la vita politica dei diversi paesi dominati dal mercato unico con la stessa densità e varietà
con la quale i vermi abitano in un cadavere.
Per il sistema in crisi la frantumazione sociale è vitale per difendere i propri privilegi,
per isolare gli esclusi tra loro, per determinare su di essi un’oppressione che cresce
man mano che si acuiscono gli effetti della crisi.

L’olocausto che la dittatura del capitale predispone sacrificando vite umane e beni materiali - e dotandosi delle forme più bestiali di difesa dei suoi inumani egoismi di classe (il razzismo e il fascismo, appunto) - è l’oggetto della critica da sviluppare, una critica che
deve diventare arma da impugnare da parte delle masse sfruttate nella battaglia
irrinunciabile per la loro emancipazione. A meno che non si voglia ancora,
autolesionisticamente, nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, aderendo passivamente all’ideologia dominante; un “lusso” che davvero non ci possiamo permettere.

Appunti per un pensiero critico

-Questa sezione viene aggiornata periodicamente con nuovi contenuti-

3) 20.05.12 La speculazione finanziaria è parte integrante del sistema

Il meccanismo capitalistico non ha a alcun cervello regolatore, in grado di adeguare coscientemente l’ampiezza dell’accumulazione alla situazione di equilibrio necessaria. Il capitale finanziario che cerca investimento, e non trova nella sfera della produzione alcun impiego redditizio, si dirige verso la borsa per pescare nel torbido – fino a che si ripresenti una situazione di redditività (valorizzazione) nella sfera della produzione. L’ “attività” della borsa si trova in rapporto strettissimo con il movimento del tasso di interesse sul mercato finanziario.

La crisi acuta esplode alla fine dell’espansione e transitoriamente crescono livello anche i tassi di interesse e in questo modo anche il crollo del prezzo dei titoli è grande. La caduta del corso di questi titoli però è il pretesto per il loro acquisto in massa da parte degli speculatori di borsa. Così la speculazione comincia proprio nella depressione.

Dal punto di vista economico privato, l’investimento in borsa è fruttifero come qualsiasi altro. L’ “investimento” in borsa però non crea né valore né plusvalore. Esso ha per scopo soltanto un aumento dei corsi e dei trasferimenti di capitale. Questo capitale si rivolge alla borsa, dimenticando il carattere illusorio di questi investimenti.

La catena delle cause, a partire dalla sfera della produzione, grazie al funzionamento immanente dell’accumulazione capitalistica, propaga la necessità del decorso ciclico alla sfera della circolazione (mercato finanziario, borsa, titoli). Se viene di nuovo ricostituita nel processo di produzione la valorizzazione degli investimenti di capitale si avrà da capo un’ulteriore accumulazione. Il tasso di profitto cresce. Se esso diviene superiore alla rendita dei titoli a tasso fisso, i capitali abbandonano la borsa e affluiscono nuovamente alla sfera della produzione per trovare in questa sede un impiego produttivo. I titoli vengono acquistati dal pubblico che cerca un investimento durevole e non specula mirando all’arricchimento. Però questo investimento “durevole” dura soltanto fino alla crisi successiva. Alla stretta successiva del mercato finanziario, i titoli vengono di nuovo acquistati in borsa. Il gioco si ripete, però su base mutata: la centralizzazione del patrimonio finanziario è sempre più grande. In questo modo si piega il potere crescente del capitale finanziario.

[Henryk Grossmann, Il crollo del capitalismo]

2) 13.05.12 La decomposizione del potere dello stato borghese
Il potere di stato centralizzato, con i suoi organi presenti – esercito permanente, polizia, burocrazia, clero e magistratura, organi prodotti secondo il principio di una divisione del lavoro sistematica e gerarchica – il governo posto sotto il controllo del parlamento, cioè sotto il controllo diretto delle classi possidenti, non diventò solamente una fabbrica di enormi debiti nazionali e di imposte schiaccianti; con la irresistibile forza di attrazione dei posti, dei guadagni e delle protezioni esso non diventò solamente il pomo della discordia fra le frazioni rivali e gli avventurieri delle classi dirigenti; ma anche il suo carattere politico cambiò insieme con le trasformazioni economiche della società. A misura che il progresso dell’industria moderna sviluppava, allargava, accentuava l’antagonismo di classe tra il capitale e il lavoro, il potere statale assumeva sempre più il carattere di potere nazionale del capitale sul lavoro, di forza pubblica organizzata per l’asservimento sociale, di uno strumento di dispotismo di classe […] un regime di terrorismo di classe aperto e di deliberato insulto della “vile moltitudine” […] attribuire all’esecutivo poteri di repressione sempre più vasti, ma in pari tempo spogliare la loro stessa fortezza parlamentare di tutti i suoi mezzi di difesa contro l’esecutivo, l’uno dopo l’altro. L’impero, col colpo di stato come certificato di nascita, il suffragio universale come sanzione e la spada come scettro […] pretendeva di salvare la classe operaia distruggendo il parlamentarismo, e, insieme con esso, l’aperta sottomissione del governo alle classi possidenti. Pretendeva di salvare le classi possidenti mantenendo la loro supremazia economica sulla classe operaia. Finalmente pretendeva unire tutte le classi ravvivando per tutte la chimera della gloria nazionale. […] La speculazione finanziaria celebrò delle orge cosmopolite; la miseria delle masse fu messa in rilievo dall’ostentazione di un lusso esagerato, immorale, delittuoso. Il potere dello stato, apparentemente librato al di sopra della società, era in pari tempo lo scandalo più grande di questa società e il vivaio di tutta la sua corruzione. La sua decomposizione, e la decomposizione della società che esso aveva salvato, vennero messe a nudo. L’imperialismo è la più prostituta e l’ultima forma del potere di stato.
[Karl Marx, La guerra civile in Francia]

1) 07.05.12 Nella baracca si comincerà con la farsa elettorale. Di fronte agli elettori dalle teste di legno e dalle orecchie di somaro, i candidati borghesi, vestiti da clown, danzano la Danza delle Libertà politiche, pulendosi la faccia e il culo con i programmi elettorali dalle tante promesse e parlando con le lacrime agli occhi delle miserie del popolo: e le teste degli elettori a ragliare sonoramente in coro: hi ho, hi ho! Poi il pezzo forte: il Furto dei beni della Nazione. La nazione capitalistica, enorme femmina, pelosa in volto, il cranio calvo, sformata, le carni flaccide, gonfie, giallastre, dagli occhi spenti e sonnacchiosi, sta sdraiata su un gigantesco divano di velluto: ai suoi piedi il Capitalismo industriale, gigantesco organismo di ferro, maschera scimmiesca, divora meccanicamente uomini, donne e bambini, le cui grida lugubri e strazianti riempiono l’aria: la Banca, dal muso di faina, dal corpo di iena e dalle grinfie d’arpia, gli sfila con destrezza dalla tasca le monete. Orde di miserabili proletari, macilenti, scortati da gendarmi con la spada sguainata, incalzati da furie che li sferzano con le fruste della fame, portano ai piedi della nazione montagne di merci, barili di vino, sacchi d’oro e di grano. Depositati i carichi con i calci dei fucili e a colpi di baionetta fanno scacciare gli operai e aprono le porte a industriali, commercianti e banchieri.[...] Questi si precipitano sul cumulo e ingoiano cotonate, sacchi di grano, lingotti d’oro, prosciugano botti; quando non ne possono più, sudici, ributtanti si accasciano sulle loro lordure e i loro vomiti. Allora il tuono rimbomba, la terra trema e si spalanca, la Fatalità storica si leva: con il suo piede di ferro schiaccia le teste di colore che singhiozzano, che esitano, che cadono e non possono più scappare, e con la sua grande mano rovescia la nazione capitalistica, attonita e in sudore per la paura. Se sradicando dal suo cuore il vizio che la domina e ne avvilisce la natura, la classe operaia si levasse con la sua forza terribile non per reclamare i Diritti dell’uomo, che altro non sono che i diritti dello sfruttamento capitalistico, non per reclamare il Diritto al lavoro, che altro non è se non il diritto alla miseria, ma per forgiare una legge bronzea che proibisse a ognuno di lavorare più di tre ore al giorno, la Terra, la vecchia Terra, fremente di gioia, sentirebbe un nuovo universo nascere in sé.
[Paul Lafargue, Il diritto all'ozio]

Fermiamo il capitalismo: programma di lotta

Fermiamoli subito!

Il disastro economico-finanziario della moribonda società capitalistica provoca sempre più miseria e disoccupazione tra le masse popolari. L’unica risposta credibile è la lotta proletaria e rivoluzionaria

Stiamo assistendo alla decomposizione delle politiche liberiste e al disfacimento, a partire dalla Grecia e dalla Francia, dei governi complici del massacro dei diritti sociali. Dobbiamo batterci alla ricomposizione interna e per l’unione internazionale del proletariato per combattere il ricatto finanziario e padronale, la contrapposizione tra Nord e Sud, l’ondata populista di destra, i rigurgiti nazionalistici unificando le lote di tutti gli oppressi, innalzando la bandiera dell’internazionalismo comunista. Vivere nel capitalismo è impossibile e bisogna disfarsene una volta per tutte.

Non è più tempo di subire passivamente. Occorre rispondere al governo Monti, all’oligarchia finanziaria e al padronato, uscendo dalla difensiva e passando dalla lotta di resistenza spezzettata alla lotta generalizzata, incominciando dallo sciopero generale, e proseguendo su obbiettivi concreti di mobilitazione.

Invitiamo tutti a confrontarsi ed impegnarsi attivamente sostenendo il nostro programma di lotta per:
1) Lo sciopero generale contro il riordino Fornero-Monti del mercato del lavoro, per contrastare efficacemente la nuova normativa schiavizzatrice.

2) Lottare con ogni mezzo contro la nuova flessibilità del ricatto e la devastazione dei salari e dei diritti sociali.

3) Opporci alla liquidazione dell’art. 18 dello “Statuto dei Lavoratori” ed esigere che venga applicato a tutti i dipendenti di grosse e piccole imprese.

4) Esigere il salario minimo garantito di € 1.250 mensili intassabili per disoccupati cassintegrati sottopagati giovani in cerca di lavoro pensionati con assegni inferiori.

5) Difendere il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro contro i tentativi di imporre accordi aziendali, particolarmente penalizzanti per i lavoratori.

6) Contrastare l’operato delle confederazioni Sindacali collaborazioniste con il governo affamatore, capeggiato da Monti. Sosteniamo la costruzione del sindacato di classe, aperto a tutti i lavoratori, locali ed immigrati.

7) Promuovere una battaglia generalizzata per l’aumento del salario, di almeno 400 € in busta paga; per la riduzione dell’orario a 33 ore a parità di retribuzione, senza straordinari e senza tagli allo stato sociale.

8 ) Costituire in ogni fabbrica impresa o ufficio, ove possibile, comitati di lavoratori a difesa della incolumità e della salute contro la pericolosità e la nocività dell’ambiente di lavoro.

9) Avere il TFR in busta paga e istituire organismo di controllo, nominati dai lavoratori, dei fondi previdenziali gestiti dall’INPS e di quelli assistenziali gestiti dall’INAIL.

10) L’abolizione dell’IRPEF sui salari sotto i 25.000 € annui, dell’IVA sui generi di largo consumo, dell’ICI e dell’IMU sulle abitazioni dei lavoratori, dipendenti e autonomi, dei ticket su sanità, asili, mense e scuole.

11) La cancellazione del debito pubblico nella prospettiva di una lotta che ponga come obiettivo strategico la fuoriuscita dall’euro, in contrapposizione all’Europa dei banchieri e del capitale parassitario.

 

Migliaia di prigionieri palestinesi in sciopero della fame e nessuno ne parla: spezziamo il silenzio! | Palestina Rossa

E’ dal 17 aprile, Giornata dei Prigionieri Palestinesi, che nelle carceri israeliane migliaia di detenuti palestinesi digiunano per protestare contro il regime disumano cui sono sottoposti.

Sono circa 6.000 i prigionieri palestinesi detenuti in 17 carceri, compresi donne e bambini. 330 sono trattenuti in detenzione amministrativa senza che siano state avviate accuse formali contro di loro. La detenzione amministrativa può durare anche anni e può essere prorogata da una corte militare, senza che ci sia possibilità di appello. E’ superfluo ricordare come un simile regime carcerario violi tutti i trattati internazionali per i diritti umani. Tra i detenuti palestinesi, 28 sono membri eletti del Parlamento, tra cui tre ex ministri. Vi sono anche Marwan Barghouti, leader di Al Fatah, condannato a più di cinque ergastoli, e Ahmad Sa’adat, leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, condannato a 30 anni. Ad oggi metà dei prigionieri è entrato in sciopero.

Quello che chiedono con questo sciopero della dignità e della fame i detenuti palestinesi è solidarietà internazionale e riconoscimento delle loro richieste: 1 la fine della politica di isolamento che viene utilizzata per deprivare i prigionieri palestinesi dei propri diritti; 2 il permesso alle famiglie dei prigionieri provenienti da Gaza di visitare i propri parenti, diritto che viene negato da oltre sei anni; 3 il miglioramento delle condizioni di vita nelle prigioni e la fine della “legge Shalit” che vieta quotidiani, materiali di studio e canali tv; 4 la fine delle politiche di umiliazione a cui i prigionieri e le loro famiglie sono sottoposti: perquisizioni fisiche, raid notturni e punizioni collettive. Dal 1967 ad oggi, si stima che almeno il 20 per cento della popolazione palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza abbia subito un arresto.

viaMigliaia di prigionieri palestinesi in sciopero della fame e nessuno ne parla: spezziamo il silenzio! | Palestina Rossa.

Mentre le condizioni di salute dei prigionieri peggiorano i politici Israeliani si sbilanciano con affermazioni agghiaccianti:

il ministro per la Sicurezza Interna di Israele, Yitzhak Aharonovich, definisce i detenuti palestinesi “terroristi dalle mani sporche di sangue”.

Shaul Mofaz, leader di fresca nomina del partito Kadima, a capo del Comitato per gli Affari con l’Estero, chiede di “inasprire le misure contro i detenuti palestinesi”.

Il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, chiede di sbarazzarsi dei detenuti palestinesi, e Silvan Shalom, vice premier di Israele, chiede di “applicare nei loro confronti la pena di morte”.

Ancora, dal partito di maggioranza, il Likud, i deputati Danny Danon e Yisrael Katz, ministro dei Trasporti, promuovono l’adozione di nuove leggi punitive per i detenuti palestinesi.

CONTRO LO STATO TERRORISTA ISRAELIANO, SOLIDARIETA’ INCONDIZIONATA AL POPOLO PALESTINESE!

Boicotta i TEST INVALSI

Movimento Studentesco Catanese

STUDENTESSE E STUDENTI DI TUTTA ITALIA, PROFESSORI:
QUESTO E’ UN MESSAGGIO PER VOI

IL 16 MAGGIO 2012

IL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE IMPONE IL TEST INVALSI A TUTTA LA SCUOLA PUBBLICA ITALIANA.

I TEST INVALSI SONO QUIZ A CROCETTE ALL’APPARENZA INNOCUI, MA IL PROGETTO DIETRO DI ESSI E LE LORO CONSEGUENZE SONO GRAVI

VOGLIONO DIVIDERE LA SCUOLA PUBBLICA, IN SCUOLE DI SERIE A e B, COLPENDO LE SITUAZIONI DI DISAGIO CON ULTERIORI TAGLI.

LORO LO CHIAMANO MERITO. MA E’ CLASSISMO.

VOGLIONO COSTRINGERCI A PENSARE A CROCETTE, ABOLENDO OGNI RIELABORAZIONE PERSONALE E PENSIERO CRITICO, COSTRINGENDO SCUOLE E PROFESSORI ALLA SOLA DIDATTICA FRONTALE E NOZIONISTICA

CON I QUESTIONARI ALLEGATI ALLE PROVE VOGLIONO SCHEDARCI, SAPERE COME VIVIAMO E COSA PENSIAMO

QUESTO DALLE ELEMENTARI ALLE SUPERIORI.

MA TU, NOI, STUDENTI COME VOI, VOSTRI COMPAGNI DI BANCO, INSIEME, POSSIAMO FERMARLI

BOICOTTA I TEST INVALSI!
LASCIALI IN BIANCO, NON POSSONO PUNIRTI!
SCENDI IN PIAZZA!
VALUTATI, NON SCHEDATI!
CANCELLIAMO GLI INVALSI!

-iniziativa dei cobas-

viaIn Piazza a Catania il 15 Ottobre.

il Nazi-euro

Chiunque creda alla favoletta dell’Euro finanziariamente più forte del dollaro, all’UE come organizzazione capace di superare in qualche modo gli USA e alla possibile indipendenza di questa dalle americhe dovrà ricredersi e scendere dal suo mondo incantato per affrontare la realtà. Le crisi di Grecia, Spagna, Italia sono tutte state manipolate dalle grandi banche americane, Morgan Stanley  (M.G)e Bankamerica (B.k) in primis che detengono le redini di un mercato assolutamente sciolto da qualsiasi vincolo o legge, in fondo siamo sotto il capitalismo, che promuove la piena libertà nel mercato, cos’altro ci si poteva aspettare? Se prima forse qualche scettico poteva dubitare di questa, non influenza, ma vera soggezione dei paesi europei verso le banche e imprese americane sappia che i bilanci di M.G ha venduto i titoli del debito dei paesi europei con debito pubblico e contatti assicurativi contro il default. Cosa che forse potrebbe pure essere tollerata, in fondo ognuno gestisce il suo patrimonio finanziario come vuole, se non fosse che lo stesso hanno fatto B.k e altre banche americane, scommettendo sul peggioramento della condizione di questi paesi, fiduciosi del loro crollo grazie alla vendita in massa ed alla loro scopertura. Ovviamente il piano di questi colossi bancari non è solo di vendere, non appena i prezzi dei titoli di questi stati scenderanno ad un livello conveniente si ricomincerà a comprare, prendendo così due piccioni con una fava, cioè lucrare e far abbassare la cresta all’UE che forse si era dimenticata chi, con uno schiocco di dita, è capace di far cadere l’eurozona e gettare nel baratro della disperazione milioni di persone. Gli economisti borghesi si ribellano, chiedono che  vengano poste regole per evitare simili giochi finanziari, lamentano il lento intervento delle associazioni tra paesi per porre limiti al mercato, ma ricordiamo a tutti che il liberalismo è l’anima del capitalismo e che non potranno mai essere poste vere regolamentazioni per questo mercato, che gli stessi economisti definiscono un far west, ma che il mercato segue la legge del massimo profitto e che è illusorio pensare di piegarlo a una dimensione sociale e non egoistica, individuale, padronale. Cos’è il capitalismo senza la libertà di mercato? Non c’è. L’economia pianificata,  il socialismo, è l’unica cosa che potrebbe dettar legge e porre ordine in questo far west, e proprio per questo le banche, ma realmente neanche gli economisti ne tanto meno i paesi capitalisti porranno mai serie regole nell’ambito del mercato. Si sente sempre più il bisogno di pianificare l’economia, se quindi non ci sarà socialismo non ci saranno miglioramenti. Ad ogni colpo inferto da queste grandi banche non solo tremano i paesi, ma vengono sempre più assoggettati al loro volere, dicendo definitivamente addio a qualsiasi sovranità popolore. C’è chi grida populisticamente di uscire dall’UE, chi moneta di popolo, chi di nazionalizzare le banche e basta, queste parole luccicano, ma non hanno sostanza, l’uscita dall’UE, la nazionalizzazione delle banche non basta, il problema è abbattere il sistema finanziario, uscendo dall’UE non si esce dal sistema, si esce da una organizzazione, quindi non è abbastanza, la nazionalizzazione delle banche è inutile se non fondi l’economia su qualcosa di diverso dalla semplice circolazione della carta moneta fondata sul denaro e se non abolisci la proprietà privata che è il cuore della vera ricchezza di questi colossi. Non credete ai politicanti e tecnici che vogliono affondare in questo pattume capitalistico, non credete ai populisti dell’ultima ora che si riempiono la bocca con parole di cui non conoscono il significato, approfondiamo la conoscenza delle categorie dell’economia politica capitalistica e lo studio delle sue contraddizioni che possono avere un’unica via d’uscita, imparate il linguaggio economico, i conflitti nel mercato e le domande avranno un unica risposta, un economia controllata, pianificata, socialsita.

11 milioni per Casapound, regalo del Comune di Roma per i “Fascisti del III millennio” | Articolo Tre

11 milioni per Casapound, regalo del Comune di Roma per i “Fascisti del III millennio”

Dal bilancio sbucano 11 milioni destinati all’acquisto della sede del movimento di estrema destra chiamato Casapound. Ed è polemica, con il segretario Pd Roma Miccol che dichiara: “Si tagliano servizi e si svende Acea e poi si dona un palazzo ad un’associazione fascista”.

Nel bilancio del Comune di Roma spunta infatti l’acquisto dei locali di via Napoleone III occupati dall’associazione di estrema destra CasaPound. Quanto basta per far scoppiare la polemica. “E’ un’aberrazione, una follia e una provocazione”, secondo il segretario romano del Pd Marco Miccoli che sottolinea come l’operazione avvenga “in un bilancio di lacrime e sangue, che contempla ad esempio la vendita del 21% di Acea per ricavare 200 mln di euro, per poi spenderne 11 per acquistare e donare un palazzo all’associazione fascista capitanata da Iannone”.

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